Auto e Motori
CES 2026, la mossa di Hyundai: startup per batteria, AI e robotica
Al CES 2026 ZER01NE porta 10 startup di Hyundai: AI, energia e robotica. Il punto è trasformare l’innovazione in business.

Hyundai Motor Group ha usato il CES 2026 come vetrina e banco prova per ZER01NE, la sua piattaforma di open innovation, portando in fiera 10 startup tra AI, energia, robotica e persino calcolo quantistico.
Il punto è meno “showcase” e più strategia industriale: in un settore automotive dove software, energia e automazione stanno ridefinendo costi e competitività, agganciare tecnologie esterne riduce tempi di sviluppo e, soprattutto, diluisce il rischio. L’implicazione economica è chiara: non si tratta solo di innovare, ma di farlo in modo scalabile, spendibile e replicabile sui prodotti e sulla manifattura.
I numeri disponibili non parlano di immatricolazioni o mix BEV/PHEV/ICE, quindi non ha senso forzare una lettura “da mercato auto” senza dati. Quello che invece è misurabile è la pipeline dell’innovazione: dal 2018 ZER01NE ha avviato 40 startup interne tramite Company Builder, ha investito in 109 startup e ha sviluppato 150 progetti collaborativi.
Sono metriche che indicano domanda “industriale” di tecnologia, non domanda retail: più progetti e investimenti significano più tentativi di trasformare prototipi in soluzioni integrabili (in fabbrica, nella catena energia-ricarica, nei sistemi di percezione, nei tool di sviluppo software). Se vuoi misurare l’effetto sul business, servirebbero due informazioni che qui non sono dichiarate: quante di queste collaborazioni arrivano a produzione/fornitura e con quali ricavi o saving.
Il vantaggio competitivo di un programma come ZER01NE non è “avere idee”, ma creare un meccanismo che selezioni e industrializzi. Al CES, le 10 realtà presentate arrivano da tre canali: una interna, quattro accelerate e cinque in collaborazione con Hyundai CRADLE.
Qui la partita si gioca sui margini in due modi. Primo: efficienza del capitale. Invece di finanziare solo R&D interna, Hyundai distribuisce piccole puntate su più tecnologie e aumenta la probabilità che almeno alcune diventino vantaggio reale (riduzione costi, time-to-market, licenze, nuovi servizi). Secondo: protezione della redditività futura. Energia e ricarica rapida (come soluzioni che combinano storage distribuito e colonnine ultrafast), materiali per batterie “next-gen” e automazione per flotte/robotica sono leve che impattano sia costo industriale sia proposta di valore, dal post-vendita all’infrastruttura.
Il rischio è doppio: dispersione (troppe sperimentazioni senza “productization”) e dipendenza da startup che, una volta cresciute, potrebbero cambiare priorità o essere acquisite da concorrenti. Per questo contano governance, contratti di IP e capacità di portare i progetti oltre il demo.
Hyundai non è sola. Nel mondo auto, la corsa all’innovazione “a portafoglio” è ormai standard: Toyota Ventures investe in tecnologie frontier come AI, robotica e materiali; BMW i Ventures è attiva dal 2011; Stellantis ha lanciato un fondo dedicato (Stellantis Ventures) con un impegno iniziale da 300 milioni di euro.
La differenza, oggi, non è avere un braccio venture, ma l’esecuzione: quante partnership diventano piattaforme, quanta tecnologia entra davvero in fabbrica o nei veicoli, quanta parte si trasforma in servizi energia/dati. Il trend è evidente anche al CES stesso, sempre più orientato all’infrastruttura dell’AI, alla robotica applicata e alle tecnologie “hard” che abilitano nuovi modelli industriali.
Dopo il CES, la domanda vera sarà “che cosa entra in produzione”. Dalle soluzioni presentate emergono tre traiettorie plausibili. La prima è AI applicata: agenti vocali per workflow, generazione di dati sintetici per addestrare sistemi e percezione 3D ad alta precisione possono finire sia nei processi (sviluppo e validazione) sia nelle funzioni del veicolo e dei robot.
La seconda è energia: ricarica con storage distribuito, moduli solari con nuovi materiali e materiali avanzati per batterie parlano a un’industria che deve gestire costi dell’energia, infrastruttura e supply chain. La terza è robotica e automazione: dal supporto alle flotte automatizzate all’applicazione in fabbrica, dove la spinta è ridurre tempi ciclo e aumentare flessibilità.
In sintesi, il 2026 per ZER01NE non si misurerà in “annunci”, ma nella capacità di trasformare la fiera in contratti, integrazioni e prodotti: la differenza tra innovazione raccontata e innovazione che paga.
