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Dacia Sandrider: la rivoluzione tecnologica alla Dakar 2026
Dacia Sandriders debutta alla Dakar 2026 con un prototipo all'avanguardia: 8.000 km tra dune e rocce per Al-Attiyah e Loeb a caccia del titolo mondiale W2RC.










Il deserto dell'Arabia Saudita si prepara a ospitare l'evento più iconico del motorsport mondiale: la Dakar 2026.
Quest'anno, l'attenzione è tutta rivolta ai Dacia Sandriders, che si presentano ai blocchi di partenza non solo come concorrenti, ma come seri pretendenti al titolo del Campionato Mondiale di Rally-Raid FIA (W2RC). La gara, che prenderà il via il 3 gennaio per concludersi il 17 a Yanbu, rappresenta la prova del fuoco per un progetto che unisce ingegneria estrema e una visione sportiva d'élite. Con un percorso che si snoda per quasi 8.000 chilometri, la sfida non riguarda solo la velocità, ma la capacità di adattamento a condizioni climatiche e geologiche che mutano costantemente, dalle sabbie soffici del deserto del Rub' al-Khali alle pietraie taglienti del nord.
Il team ha lavorato incessantemente negli ultimi dodici mesi, capitalizzando i successi parziali della scorsa stagione per affinare ogni dettaglio. Partecipare alla Dakar significa accettare un duello con la natura, dove l'affidabilità meccanica è l'unico scudo contro il ritiro. La strategia dei Dacia Sandriders è chiara: massimizzare la consistenza delle prestazioni su ogni tappa, riducendo al minimo i tempi morti e ottimizzando la gestione dei materiali, un fattore che spesso decide le sorti della classifica generale nelle fasi finali della seconda settimana di gara.
Specifiche tecniche: il Sandrider sotto la scocca
Il cuore pulsante di questa sfida è il Dacia Sandrider, un prototipo progettato specificamente per la categoria Ultimate T1+. Non si tratta di un semplice veicolo da corsa, ma di un concentrato di innovazione. Sotto la carrozzeria in carbonio batte un motore V6 da 3.0 litri biturbo a iniezione diretta, capace di erogare una coppia poderosa, fondamentale per affrontare le pendenze delle grandi dune. Una delle innovazioni più significative riguarda l'alimentazione: il veicolo utilizza carburanti sintetici forniti da Aramco, riducendo l'impatto ambientale senza sacrificare la potenza, un passo decisivo verso il futuro del motorsport sostenibile.
L'ingegneria del Sandrider ha puntato molto sulla visibilità e sul comfort termico degli occupanti. Il cofano corto e spiovente permette ai piloti di avere una visione perfetta degli ostacoli immediati, mentre la vernice con pigmenti anti-infrarossi riduce l'assorbimento di calore all'interno dell'abitacolo, dove le temperature possono superare i 50 gradi. Le sospensioni a doppio quadrilatero, con un'escursione massiccia, sono state tarate per assorbire impatti violenti a velocità superiori ai 170 km/h, garantendo al contempo la stabilità necessaria nelle sezioni guidate più tecniche. Ogni componente è stato testato per resistere all'abrasione della sabbia, che agisce come una mola su ogni giunto meccanico.
L'esperienza di Nasser Al-Attiyah e il dream team
Per domare un mezzo così sofisticato serve il meglio del talento mondiale. Nasser Al-Attiyah, leggenda del Qatar con cinque vittorie alla Dakar, è l'uomo di punta della formazione. La sua esperienza è incalcolabile: con ventuno partecipazioni alle spalle, Al-Attiyah possiede quella capacità quasi soprannaturale di "leggere" le dune, individuando la traiettoria più veloce dove altri vedono solo ostacoli. In coppia con il navigatore Fabian Lurquin, il qatariota ha il compito di dettare il ritmo, sfruttando la robustezza del Sandrider per attaccare nelle tappe marathon.
Accanto a lui, la squadra schiera altri tre equipaggi di altissimo livello. Gli spagnoli Cristina Gutiérrez e Pablo Moreno rappresentano la nuova generazione di campioni. La Gutiérrez, già vincitrice di categoria in passato, ha dimostrato una crescita costante, diventando un elemento fondamentale per la stabilità del team. La sua capacità di gestire lo stress nelle situazioni critiche e la perfetta sintonia con Moreno la rendono una minaccia costante per i vertici della classifica. Il loro ruolo sarà cruciale non solo per i risultati individuali, ma anche per la strategia collettiva della squadra, che punta a piazzare più vetture possibile nelle prime posizioni per dominare la classifica costruttori del W2RC.
Sébastien Loeb: la decima Dakar e la fame di vittoria
Non si può parlare di Dacia Sandriders senza menzionare Sébastien Loeb. Il leggendario pilota francese, nove volte iridato nel WRC, affronta la sua decima Dakar con un unico obiettivo: colmare l'unico vuoto nel suo incredibile palmarès. Loeb è noto per la sua velocità pura, una dote che nel deserto deve essere bilanciata con la prudenza necessaria a non distruggere il mezzo. Dopo il ritiro forzato dell'anno scorso, la sua motivazione è ai massimi storici.
Al suo fianco ci sarà Édouard Boulanger, un navigatore che ha già assaporato il sapore della vittoria assoluta e che porta nel team una precisione millimetrica nella lettura del roadbook. La sfida per Loeb sarà gestire i 7.994 chilometri del percorso, evitando errori di navigazione che in Arabia Saudita possono costare ore di ritardo. Il binomio Loeb-Boulanger è forse il più veloce del lotto, e se la meccanica del Sandrider si dimostrerà all'altezza della loro ambizione, la lotta per la vittoria finale sarà un affare privato tra i compagni di squadra. Il percorso con partenza e arrivo a Yanbu promette di essere un anello di fuoco che premierà solo chi saprà unire coraggio e saggezza tattica.
La logistica di un'avventura estrema lungo il Mar Rosso
L'organizzazione di una spedizione di questo tipo richiede una logistica impeccabile. I Dacia Sandriders contano su una flotta di mezzi di assistenza che seguono la gara di bivacco in bivacco, pronti a ricostruire letteralmente le auto durante le brevi ore notturne. La Dakar 2026 metterà a dura prova anche i meccanici e i tecnici, che dovranno operare in condizioni di privazione del sonno e temperature estreme. La gestione delle scorte, dei ricambi e degli pneumatici è un puzzle complesso: ogni foratura o guasto minore può innescare una reazione a catena capace di compromettere l'intera competizione.
Il gran finale sulle rive del Mar Rosso a Yanbu sarà il palcoscenico di un traguardo che ogni pilota sogna. Per Dacia, questa partecipazione è un manifesto tecnologico che dimostra come la robustezza e l'essenzialità del brand possano competere ai massimi livelli del motorsport mondiale. Vincere la Dakar significa entrare nell'olimpo dell'automobilismo, e con una squadra così composta e un prototipo all'avanguardia, i Dacia Sandriders hanno tutte le carte in regola per scrivere il proprio nome nella storia, trasformando la polvere dell'Arabia Saudita in polvere di stelle.
