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Ferrari, nuovo riacquisto di azioni: cosa cambia a Maranello

Ferrari, nuovo riacquisto di azioni: cosa cambia a Maranello
Ferrari Pirelli

Ferrari chiude la prima tranche del buyback e ne avvia una seconda da 250 milioni: un segnale forte sul fronte finanziario.

Ferrari ha chiuso la prima tranche da 250 milioni di euro del suo programma pluriennale di riacquisto di azioni propriee ha già messo in calendario la seconda, anch’essa fino a 250 milioni, con avvio previsto il 13 aprile e conclusione attesa entro il 28 agosto 2026. È questa la notizia principale arrivata da Maranello: non un annuncio di prodotto, ma una decisione che racconta molto della fase attuale del Cavallino, della sua disciplina finanziaria e del modo in cui il gruppo continua a gestire capitale, liquidità e remunerazione degli azionisti. 

L’operazione si inserisce nel più ampio piano di riacquisto da circa 3,5 miliardi di euro da eseguire entro il 2030, illustrato durante il Capital Markets Day 2025. La prima tranche, annunciata lo scorso dicembre, è stata completata con un investimento complessivo di poco meno di 250 milioni di euro e con il riacquisto totale di 850.054 azioni tra Euronext Milan e New York Stock Exchange nel periodo compreso tra il 5 gennaio e il 9 aprile 2026. La fotografia che ne esce è quella di una Ferrari che continua a muoversi con una logica di medio periodo, senza improvvisazioni e con una chiara continuità rispetto agli impegni già comunicati al mercato. 

Nel dettaglio, la prima tranche si è chiusa con l’acquisto di 680.168 azioni ordinarie su Euronext Milan per circa 200 milioni di euro e di 169.886 azioni sul NYSE per 57,88 milioni di dollari, pari a poco meno di 50 milioni di euro al cambio di riferimento. Gli ultimi acquisti utili al completamento del programma sono stati effettuati il 7 aprile su EXM e l’8 aprile sul listino americano. Al 9 aprile Ferrari deteneva così 17.494.660 azioni proprie ordinarie, pari al 9,02% del totale delle azioni ordinarie emesse; includendo anche le azioni speciali, la quota complessiva detenuta dalla società saliva al 9,40% del capitale sociale emesso. 

Per chi osserva il settore automotive, il punto interessante è che questo tipo di operazione non riguarda solo la finanza in senso stretto. In una fase in cui l’industria dell’auto è chiamata a investire su elettrificazione, software, digitalizzazione e supply chain, un programma di buyback di queste dimensioni rappresenta anche una dichiarazione di fiducia sulla propria capacità di generare cassa e di sostenere nel tempo una strategia selettiva. Nel caso di Ferrari, questa selettività è parte della sua stessa identità industriale: pochi volumi, forte redditività, posizionamento alto e gestione rigorosa del valore.

La seconda tranche conferma proprio questa impostazione. Ferrari ha spiegato che il nuovo programma sarà finanziato con la liquidità disponibile della società e che le azioni riacquistate potranno anche essere utilizzate per far fronte agli obblighi derivanti dal piano di incentivazione azionaria. La struttura scelta è divisa in due blocchi: fino a 200 milioni di euro saranno eseguiti su Euronext Milan attraverso un contratto non discrezionale con una primaria istituzione finanziaria, che opererà in autonomia nel rispetto delle regole di mercato; fino a 50 milioni di euro saranno invece destinati al NYSE tramite un mandato separato, con modalità legate alle condizioni di mercato e alle scelte operative via via impartite. 

Non è un dettaglio secondario. La divisione tra piazza europea e mercato americano riflette la doppia natura di Ferrari, marchio italiano con base industriale a Maranello ma società quotata e osservata come un grande player globale del lusso e della performance. Il riacquisto di azioni, in questo senso, non ha solo un effetto tecnico sulla struttura del capitale: rafforza anche la narrativa di un gruppo che continua a considerare centrale la creazione di valore per gli azionisti, senza uscire dal perimetro di una gestione prudente e programmata.

C’è poi un altro aspetto da tenere presente. La nuova tranche non nasce da una decisione estemporanea, ma rende operativa la delibera approvata dall’assemblea degli azionisti del 16 aprile 2025, che ha autorizzato l’acquisto fino a un massimo del 10% delle azioni ordinarie della società per diciotto mesi. L’autorizzazione, salvo proroghe o rinnovi, scadrà il 15 ottobre 2026. Anche questo contribuisce a leggere l’operazione per quello che è: non una mossa tattica di breve respiro, ma un tassello dentro un quadro già definito e comunicato con anticipo. 

Per il pubblico più vicino al mondo dell’auto, va detto che un annuncio del genere non cambia direttamente la gamma né anticipa novità di prodotto. Ma indirettamente dice molto sul posizionamento del marchio. Ferrari continua a trattare il capitale quasi come tratta la produzione: con controllo, gradualità e attenzione estrema all’equilibrio complessivo. È una logica coerente con un costruttore che da anni non gioca sulla corsa ai numeri assoluti, ma sulla qualità del mix, sulla tenuta del brand e sulla capacità di trasformare la propria rarità industriale in valore economico stabile.

In questo senso, la chiusura della prima tranche e l’avvio immediato della seconda non sono solo un fatto finanziario. Sono anche un messaggio al mercato: a Maranello la strategia di lungo periodo non viene rallentata, ma eseguita passo dopo passo. E in un settore dove l’incertezza è ormai strutturale, la continuità può diventare essa stessa un vantaggio competitivo.