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Stellantis riparte dal Nord America: Filosa prepara nuovi modelli

Stellantis riparte dal Nord America: Filosa prepara nuovi modelli
Antonio Filosa

La stampa Usa legge il piano Filosa come un rilancio prodotto: più modelli, più ibrido e ritorno di icone richieste dal mercato.

La notizia principale, letta dalla prospettiva americana, è molto più concreta di un semplice annuncio di prodotto. Il piano di Antonio Filosa segna il tentativo di riportare Stellantis al centro del mercato nordamericano, correggendo alcune scelte che negli ultimi anni avevano indebolito il gruppo proprio nell’area più strategica per volumi, margini e identità industriale. Il ritorno di modelli accantonati e una gamma più vicina ai gusti del cliente statunitense raccontano un cambio di rotta preciso: meno distanza dal mercato, più attenzione a ciò che negli Stati Uniti continua davvero a fare numeri.

Il punto è che Filosa non sta ripartendo da zero. Sta rimettendo mano a un portafoglio che aveva perso pezzi importanti proprio mentre il gruppo vedeva calare volumi, quota e redditività. In questo quadro rientrano il ritorno della Jeep Cherokee, della Dodge Charger con motore termico e del Ram Hemi V8, tre mosse che vengono lette come risposte dirette alla domanda di dealer e clienti.

È qui che la notizia pesa davvero. Non si tratta solo di aggiungere prodotto, ma di cambiare logica industriale. L’aumento dei ricavi attraverso i nuovi modelli viene indicato come il primo pilastro del futuro piano aziendale, mentre questi lanci sono collegati al tentativo di compensare la pressione dei dazi, il calo delle spedizioni e la debolezza del business nordamericano. In altre parole, il prodotto torna al centro non come esercizio di immagine, ma come leva di recupero commerciale.

Anche i numeri del piano aiutano a capire la portata del cambio di passo. A ottobre 2025 Stellantis ha annunciato 13 miliardi di dollari di investimenti negli Stati Uniti in quattro anni, con l’obiettivo di aumentare del 50% la produzione domestica e creare oltre 5.000 posti di lavoro. Il pacchetto dovrebbe sostenere l’arrivo di cinque nuovi veicoli, tra cui un nuovo Dodge Durango da produrre a Detroit e un pickup di medie dimensioni per Toledo, oltre a 19 aggiornamenti di modelli e powertrain entro il 2029.

La parte più interessante, però, è forse il cambio di traiettoria tecnologica. La priorità americana sembra spostarsi dagli elettrici puri agli ibridi, indicati come una delle alimentazioni oggi più in linea con il mercato statunitense. In questo filone rientrano il nuovo Jeep Cherokee hybrid, descritto come il primo SUV ibrido del marchio in Nord America, e il futuro Grand Wagoneer EREV, cioè extended-range electric vehicle. Il messaggio è chiaro: meno rigidità nella transizione, più allineamento con ciò che gli americani stanno davvero comprando.

Questo spiega anche perché si insista tanto sul ritorno del V8 Hemi. Non è solo nostalgia meccanica. È il simbolo di una strategia più pragmatica, che punta a recuperare rapidamente margini e traffico negli showroom riaprendo dossier prodotto chiusi troppo presto. Il ritorno dell’Hemi viene letto come una risposta alla pressione di concessionari e clienti, oltre che come il recupero di una proposta che la sua uscita aveva contribuito a far rimpiangere in termini di vendite e identità di marchio.

C’è poi un altro dettaglio che conta. La Dodge Charger ha già ottenuto un risultato simbolico forte vincendo il premio North American Car of the Year 2026, mentre tra i finalisti del premio Truck of the Year figuravano anche Ram 1500 Hemi e Ram 2500. Non significa automaticamente successo commerciale, ma segnala che Stellantis è tornata a presidiare con più forza il terreno della visibilità prodotto proprio negli Stati Uniti, dove negli ultimi mesi aveva bisogno di ritrovare slancio e attenzione positiva.

Sul piano industriale, il rilancio non riguarda solo i modelli in arrivo entro il 2026, ma anche il seguito. È già stato promesso un nuovo Ram midsize truck per il 2027, mentre l’impianto di Belvidere dovrebbe tornare operativo proprio per un nuovo pickup di taglia media e il Durango dovrebbe proseguire il suo percorso produttivo a Detroit. È un segnale importante perché mostra come il rilancio non si esaurisca in pochi lanci spot, ma provi a ricostruire continuità.

Che cosa cambia davvero, quindi? Cambia il fatto che Filosa viene raccontato come il manager che sta riportando Stellantis verso una logica più americana: più Jeep, più Ram, più attenzione ai truck, ai SUV, agli ibridi e ai modelli iconici che avevano ancora mercato. Dopo una fase in cui il gruppo aveva dato l’impressione di inseguire una trasformazione troppo rapida e poco coerente con la domanda locale, il 2026 appare come l’anno in cui il recupero dovrà diventare visibile nelle concessionarie, non solo nei piani industriali.

In questo senso, la frase “nuovi modelli entro il 2026” conta perché racchiude una svolta più ampia. Non parla solo di calendario lanci, ma di un cambio di filosofia: riportare il prodotto al centro del rapporto con il mercato nordamericano, rimettere in gamma ciò che era stato tolto troppo in fretta e usare il mix tra termicoibrido ed extended range per ricostruire quota e profitti. È questo, più ancora dei singoli nomi, il vero significato del rilancio.