Tavolo MIMIT, la filiera auto chiede correzioni al Pacchetto UE - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 09:21

Tavolo MIMIT, la filiera auto chiede correzioni al Pacchetto UE

Al confronto con il Governo, l’automotive italiano propone una transizione pragmatica e plaude alla programmazione pluriennale delle risorse per la filiera.

Di Eugenio Perego

La transizione ecologica non è in discussione, ma va resa sostenibile.

È questo il messaggio che la filiera automotive italiana ha portato al Tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiedendo un allineamento più realistico tra le ambizioni europee e le condizioni industriali ed economiche in cui operano imprese e cittadini.

Decarbonizzare la mobilità “da subito” resta un obiettivo condiviso, ma secondo la filiera va perseguito senza forzature, puntando su una pluralità di soluzioni tecnologiche. Accanto ai veicoli elettrici, l’industria chiede che trovino pieno riconoscimento anche i veicoli alimentati a carburanti rinnovabili, da normare all’interno della regolamentazione sui veicoli in modo coerente con l’intero quadro legislativo europeo. L’obiettivo è evitare disallineamenti normativi che rischiano di creare incertezza, rallentare gli investimenti e comprimere la capacità di pianificazione industriale.

È in questa cornice che si inseriscono le proposte di modifica al Pacchetto automotive UE. La linea, definita “razionale e pragmatica”, non punta a una retromarcia sulla transizione, ma a un riequilibrio dei tempi. La filiera chiede di rivedere i target al 2030 per i veicoli commerciali leggeri e di ridurre quelli al 2035 per auto e furgoni, così da rendere più graduale il percorso verso la neutralità climatica. Una richiesta che nasce dalla consapevolezza che la transizione non può prescindere dalla domanda reale, dalle infrastrutture disponibili e dalla sostenibilità economica per famiglie e imprese.

Un altro punto centrale riguarda il riconoscimento delle peculiarità dei piccoli costruttori anche oltre il 2035, per evitare un approccio uniforme in un mercato europeo caratterizzato da profonde differenze dimensionali e industriali. Sul fronte delle sanzioni, la filiera chiede inoltre l’approvazione prioritaria della flessibilità su cinque anni per le multe ai costruttori di veicoli commerciali leggeri e pesanti, considerata uno strumento essenziale per attenuare l’impatto finanziario della transizione e salvaguardare gli investimenti.

Il messaggio che arriva dal Tavolo è chiaro: l’ambizione politica resta, ma deve essere accompagnata da una capacità di legiferare che riduca la distanza tra obiettivi e realtà quotidiana. Senza questo equilibrio, il rischio è quello di rallentare la trasformazione anziché accelerarla.

Sul piano nazionale, ANFIA valuta positivamente la scelta di concentrare le risorse sul sostegno alla ricerca e all’innovazione, sottolineando l’importanza di rafforzare le collaborazioni tra fornitori e costruttori sulle nuove traiettorie tecnologiche. Un passaggio ritenuto cruciale per preservare il ruolo della filiera italiana nelle catene del valore europee, soprattutto in una fase di profonda riconversione industriale.

Rilevante anche il sostegno pluriennale all’acquisto di veicoli commerciali destinati alle PMI, visto come leva strategica per il rinnovo del parco circolante e per la competitività di settori chiave come logistica e servizi. A questo si affiancano gli incentivi rivolti ai cittadini, dall’installazione di infrastrutture di ricarica domestiche e condominiali fino al retrofit a gas delle autovetture, interventi che secondo la filiera possono produrre benefici immediati in termini di riduzione delle emissioni e contenimento dei costi.

Il filo conduttore è la richiesta di stabilità. Programmare le risorse su base pluriennale non è solo una scelta di metodo, ma una condizione necessaria per consentire alle imprese di investire con orizzonti chiari e ai consumatori di compiere scelte consapevoli. In una fase segnata da incertezze macroeconomiche e trasformazioni tecnologiche simultanee, la sfida è governare la transizione senza spezzare l’equilibrio industriale che la rende possibile.