Roma, 8 ott. (Adnkronos Salute) - I tanti effetti 'collaterali' del lockdown e dell'epidemia di Covid-19 sono difficili da smaltire. E smaltire, in questo caso, è proprio la parola giusta perché - secondo un'indagine condotta dalla Fondazione Adi su 1.300 pazienti obesi - circa il 50% degli intervistati dichiara di aver avuto un aumento medio di 4 kg di peso, con valori ancora più alti (+4%) in chi ha lavorato in smartworking o si è ritrovato in cassa integrazione. Il 27% ha dichiarato di aver poi ridotto il proprio peso, mentre per i restanti è rimasto invariato. Contemporaneamente, nel 58% dei pazienti si è avuta anche una riduzione dell'attività motoria e nel 35% un aumento delle difficoltà emotive.L'indagine verrà presentata il 10 ottobre in occasione dell'Obesity Day, la campagna nazionale di sensibilizzazione su obesità e sovrappeso promossa tutti gli anni in questa data dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) e dalla sua Fondazione. "Non diamogliela vinta" è lo slogan scelto per questa 20esima edizione, che a causa della pandemia, si svolgerà sabato, alle 15, in maniera virtuale sulla piattaforma Eventbrite con possibilità di partecipare iscrivendosi gratuitamente dal sito www.obesityday.org. Un webinar di circa un'ora, tenuto dagli esperti Adi e della Fondazione Adi e destinato alla popolazione, per sopperire all'impossibilità di avere un contatto diretto con i pazienti, come avveniva durante i momenti di consulenza organizzati dai 130 centri Obesity Day sul territorio nazionale. Nel corso della sessione - riferisce una nota - oltre ad affrontare gli aspetti legati a questa patologia, anche con le testimonianze dirette di pazienti, gli esperti si soffermeranno dunque a commentare come le restrizioni imposte dal lockdown e dall'epidemia abbiano inciso sul loro stile di vita, alla luce dello studio multicentrico non-profit condotto su 1.300 obesi in cura nei centri Obesity Day afferenti all'Adi e operanti nel Servizio sanitario nazionale in tutta Italia.Nell'indagine, inoltre, "il 66% dei pazienti obesi ha dichiarato di seguire regolarmente una dieta prima del lockdown, ma il 44% l'ha abbandonata durante il blocco con una conseguente riduzione dell'attività fisica, un maggiore senso di fame e il subentro di un difficile stato emotivo dovuto non tanto ai numeri dei contagi, quanto al vissuto quotidiano e allo sconforto generale", commenta Antonio Caretto, presidente Fondazione Adi. "Questo scenario dimostra quanto sia delicata la gestione di pazienti con questa patologia, che necessitano di essere seguiti con un controllo costante nel loro percorso, da strutture con équipe multidisciplinari. In un momento così complesso - prosegue - ci si è resi conto quanto strategie appropriate, come il supporto remoto della telemedicina o la terapia farmacologica, siano indispensabili per proseguire la cura e prevenire peggioramenti e complicanze".Ora "non possiamo abbassare la guardia su una patologia come l'obesità, che oltre ad essere correlata con altre malattie metaboliche e cardiovascolari, si correla negativamente con l'infezione da Covid-19 e la sua prognosi", dichiara Giuseppe Malfi, presidente Adi. "Ancora una volta abbiamo visto - sottolinea - come a pagare il prezzo più alto siano proprio i pazienti con malattie croniche non trasmissibili (diabete, ipertensione arteriosa, obesità, malattie cardiovascolari) nei quali l'alimentazione rappresenta un fattore di rischio modificabile. Per questo - ammonisce - è necessario insistere sulla prevenzione, implementare le strutture dedicate alla cura dell'obesità nel Ssn, consolidando il ruolo della dietetica e della nutrizione clinica come elemento imprescindibile nella complicata gestione della sanità".

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