Da Venezia la linea della Fondazione: niente esclusioni preventive, la Biennale “non è un tribunale”
La Biennale Arte 2026 si apre a Venezia dopo giorni di polemiche sulla presenza della Russia e sul Padiglione russo. Al Teatro Piccolo dell’Arsenale, nella conferenza stampa di presentazione della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha scelto di partire proprio dal tema più discusso: autonomia, libertà culturale e rapporto tra arte e politica.
Buttafuoco ha ringraziato le istituzioni e ha citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per rivendicare il mandato dell’arte. “Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomada il presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto quale è il mandato dell’arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene eccoci” .
Il passaggio centrale è arrivato sulla partecipazione della Russia. Buttafuoco ha richiamato le parole pronunciate da Mattarella ai David di Donatello, dove il Capo dello Stato aveva indicato in “libertà ed audacia” il mandato del lavoro artistico e culturale. “Eccoci”, ha detto il presidente della Biennale, prima di rivendicare l’autonomia della Fondazione. Se le istituzioni culturali fossero piegate dalle ingerenze politiche, ha spiegato, “oggi avremmo un altro esito, magari lo avremmo domani o dopo domani”. Poi il riferimento a Giorgia Meloni, che sulla partecipazione della Russia aveva detto: “La Fondazione Biennale di Venezia è autonoma”, precedendo però quella frase con una premessa politica: “Non sono d’accordo, ma…”. Per Buttafuoco è proprio quel “ma” a contare. Il dissenso resta, ma l’autonomia della Biennale viene riconosciuta. Da qui, ha detto, la conferma della “libertà e l’autonomia” della Fondazione, cioè la possibilità di non trasformare una scelta artistica in un verdetto politico.
Il presidente della Biennale ha poi difeso la linea della Fondazione, respingendo l’idea di un’esclusione preventiva fondata sulle appartenenze nazionali. “Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso l’altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontro e si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato”.
Buttafuoco ha legato questo ragionamento alla storia della Biennale. “Non intendiamo barattare per il quieto vivere politicante 130 anni di storia che hanno raccontato sempre cosi’ il mondo”. Poi ha aggiunto: “Questo è un giardino di pace. Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna” ha sottolineato.
Nel suo intervento Buttafuoco ha ringraziato anche il governo e il territorio. “Grazie al ministero della cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare”.
Poi è tornato sul ruolo di Venezia come spazio di confronto. “Venezia da secoli non ha avuto mai paura dell’incontro. Venezia non ha mai chiesto al mondo di essere puro per entrare. Venezia accoglie le differenze le contraddizioni persino i conflitti e li trasforma sempre in dialogo e convivenza e anche la Fondazione Biennale da 130 anni ha raccolto le tensioni, i conflitti, le visioni e li ha esposti senza mai banalizzarli, senza mai ridurli a slogan. Noi qui non alimentiamo polemiche. Noi non diamo risposte, ma apriamo discussioni”.
La chiusura è stata dedicata alla pace e alla presenza, nello stesso spazio veneziano, di Paesi divisi da conflitti e tensioni internazionali. “Alla Biennale sono presenti l’Ucraina e la Russia, cosi’ come alla Mostra del Cinema ho visto vicine e accostante la bandiera dell’Iran a quella di Israele perche’ a Venezia noi non imbracciamo le armi: “si vis pacem, para pacem” e questo lo dobbiamo a Koyo Kouoh (la curatrice dell’edizione, ndr)”.
Buttafuoco ha concluso tra gli applausi con un altro passaggio sulla vocazione della Biennale. “A Venezia non abbracciamo le armi, prepariamo la pace. Non alimentiamo polemiche, apriamo discussioni. Ci guidano il diritto, il rispetto, la pace e il dialogo, valori che valgono per tutte le nazioni”.

