Scontro tra Bruxelles e la Biennale di Venezia: rischio taglio dei fondi UE per la riapertura del padiglione russo: ecco cosa è successo
È polemica aperta tra la Commissione europea e la Biennale di Venezia dopo la decisione dell’istituzione culturale di riaprire il padiglione russo in occasione della prossima edizione della mostra internazionale d’arte contemporanea, in programma dal 9 maggio. La Commissione europea ha avviato ufficialmente la procedura che potrebbe portare alla sospensione o alla revoca dei finanziamenti europei destinati alla Biennale, pari a circa due milioni di euro complessivi nel periodo 2025-2028. La comunicazione è arrivata tramite una lettera inviata dalla European Education and Culture Executive Agency (EACEA) al presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco.
Al centro della controversia c’è la decisione di riaprire il padiglione russo, escluso dalle edizioni precedenti del 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Secondo la Commissione, la scelta della Biennale rischierebbe di entrare in contrasto con il regime di sanzioni europee contro la Russia, anche perché la partecipazione del padiglione sarebbe sostenuta direttamente da fondi riconducibili al governo russo. Bruxelles teme inoltre che la presenza russa alla manifestazione possa essere utilizzata come strumento di legittimazione internazionale e di propaganda politica.
La Biennale ha ora trenta giorni di tempo per rispondere alla contestazione: potrà modificare la propria decisione oppure fornire chiarimenti tali da evitare la sospensione dei finanziamenti.
La posizione della Biennale
L’istituzione veneziana ha replicato difendendo la propria scelta e rivendicando la piena legittimità delle proprie azioni. In una nota ufficiale, la Biennale ha dichiarato di aver operato “nel pieno rispetto della convenzione con l’EACEA e delle normative nazionali e internazionali vigenti”, sottolineando inoltre di aver agito entro i limiti delle proprie competenze e responsabilità.
Intanto, la decisione della Commissione ha immediatamente acceso il dibattito. Il vicepremier Matteo Salvini ha criticato duramente Bruxelles, parlando di un “ricatto inaccettabile della burocrazia europea” ai danni di una delle istituzioni culturali italiane più rilevanti a livello internazionale. Secondo il leader della Lega, si tratterebbe di un’ingerenza sproporzionata rispetto al ruolo culturale della Biennale. Più critica la posizione del Movimento 5 Stelle, con il capogruppo al Senato Luca Pirondini che ha definito la scelta europea “grave e arrogante”, accusando la Commissione di interferire con l’autonomia culturale italiana. Di segno diverso l’intervento di Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha evidenziato quello che definisce un “doppio standard” dell’Unione Europea nelle sue politiche internazionali e culturali.
Nelle stesse ore, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto che impone sanzioni a cinque operatori culturali legati alla partecipazione russa alla Biennale. Le persone colpite sono accusate da Kiev di diffondere propaganda russa e di legittimare l’aggressione militare attraverso eventi culturali internazionali. Tra loro figurano figure legate al mondo istituzionale e artistico russo, tra cui rappresentanti vicini a Rostec e personalità coinvolte nell’organizzazione del padiglione.

