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Chi è Nicola Gratteri, il magistrato simbolo dell’antimafia che dice No al referendum sulla giustizia

Dalle radici nella Locride alla guida della Procura di Napoli, Nicola Gratteri è diventato uno dei volti più noti della lotta alla ’ndrangheta, costruendo il suo profilo tra rigore, esposizione personale e una posizione netta sul referendum sulla giustizia

Chi è Nicola Gratteri, il magistrato simbolo dell’antimafia che dice No al referendum sulla giustizia
nicola gratteri, procuratore napoli

Chi è Gratteri: dalle origini in Calabria agli studi in Giurisprudenza

Nicola Gratteri è uno dei nomi che si è apertamente schierato per il No al referendum sulla giustizia. Il procuratore di Napoli ha criticato maggiormente la separazione delle carriere, indicando il rischio di un pubblico ministero meno autonomo e più esposto al peso della politica.

Nato il 22 luglio 1958 a Gerace, in provincia di Reggio Calabria, si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Catania nel 1983, scegliendo il percorso da magistrato. Prima a Locri, poi negli uffici giudiziari calabresi, Nicola Gratteri si è occupato per anni di ’ndrangheta contrastando lo zoccolo duro della criminalità organizzata calabrese: traffico di droga, sequestri, armi, rapporti tra cosche, affari e livelli della società che con la mafia, direttamente o indirettamente, si incrociano.

È su questo terreno che si è costruita la sua carriera che l’ha portato a vivere sotto scorta dal 1989. La svolta è arrivata nel 2016, quando il Csm lo ha scelto come procuratore di Catanzaro. Da quel momento il suo nome ha iniziato ad avere un “peso” sia nelle inchieste che nel lavoro pubblico di divulgazione, portato avanti nelle scuole e nelle università.

La lunga permanenza sotto scorta, il lavoro costante contro la criminalità organizzata, il ruolo avuto nelle grandi inchieste calabresi, la capacità di tenere insieme attività investigativa e presenza pubblica: sono stati tutti elementi che hanno reso Gratteri “un magistrato di prima linea”. Nel 2023 il Csm lo ha poi scelto per guidare la Procura di Napoli, uno tra gli incarichi più delicati. Una sorta di punto di arrivo, simbolo del coronamento di un percorso rimasto sempre legato alle stesse parole chiave: criminalità organizzata, giustizia e autonomia della magistratura.

Il referendum e la posizione pubblica per il No

Per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, Gratteri contesta la separazione delle carriere perché ritiene che una “divisione” possa alterare l’equilibrio della magistratura e indebolire il ruolo del pubblico ministero. Una posizione che si lega al concetto di “difesa dell’autonomia dei magistrati”, a favore di una giustizia senza sfumature “accomodanti”. Durante la campagna per il No, Gratteri ha parlato di un testo “blindato” portato avanti con “arroganza del potere”, contestando non solo il contenuto, ma anche il metodo scelto per arrivarci, sostenendo che il Parlamento sia stato di fatto messo nelle condizioni di ratificare una riforma già scritta.