Caro energia, Simiani (PD): “Il Decreto Bollette è un fallimento. Basta interventi temporanei: serve una svolta strutturale”
Mentre il costo dell’energia continua a oscillare sotto la pressione delle tensioni internazionali e il mercato elettrico resta ancorato alle fragilità del sistema gas, il dibattito politico italiano si infiamma attorno al nuovo Decreto Bollette. Tra la necessità di interventi immediati e l’esigenza di riforme strutturali, il provvedimento del Governo finisce nel mirino delle opposizioni, che lo accusano di essere una misura frammentaria, incapace di incidere realmente sulle bollette di famiglie e imprese.
Sullo sfondo, le crisi geopolitiche – dalle incertezze nello Stretto di Hormuz alle strategie ambigue di Donald Trump nel conflitto tra USA e Iran – tornano a dettare l’agenda economica, evidenziando la vulnerabilità di un Paese ancora troppo dipendente dalle fonti fossili e dai mercati esteri.
A tracciare la linea del Partito Democratico è Marco Simiani, capogruppo PD in commissione Ambiente alla Camera, che ad Affaritaliani analizza i limiti della strategia governativa e illustra le proposte per una svolta strutturale: “Il decreto è l’emblema di un fallimento: si limita a redistribuire risorse senza toccare i meccanismi che rendono la nostra energia più cara d’Europa”.
Onorevole, ha definito il Decreto Bollette “l’emblema del fallimento del Governo”: perché le misure introdotte non sono, a suo avviso, sufficienti a fronteggiare il caro energia?
“Il decreto interviene in modo frammentario e senza incidere sulle cause profonde del caro energia. Si limita a redistribuire risorse già esistenti, senza modificare il funzionamento del mercato elettrico né il meccanismo di formazione dei prezzi, ancora fortemente legato al gas. Il risultato è che famiglie e imprese continuano a pagare un’energia molto più cara rispetto agli altri paesi europei, con differenziali che arrivano fino a 45 €/MWh rispetto alla Spagna. In questo quadro, misure temporanee e contributi una tantum non sono in grado di affrontare un problema strutturale. Per questo parliamo di un’occasione mancata”.
Il Partito Democratico chiede interventi più strutturali: quali misure concrete proponete per abbassare stabilmente il costo dell’energia?
“Le nostre proposte si muovono su tre direttrici principali. La prima è l’equità sociale: vogliamo ampliare la platea dei beneficiari, estendendo i sostegni a tutti i nuclei con ISEE fino a 25 mila euro e introducendo un criterio più moderno di povertà energetica, che tenga conto anche del peso delle bollette sul reddito.
La seconda riguarda interventi tecnici sul mercato: proponiamo meccanismi come i contratti per differenza sugli impianti a gas, per restituire ai consumatori gli extra-profitti, e un disaccoppiamento strutturale del prezzo dell’energia dal gas. Inoltre, serve una riforma coordinata a livello europeo del sistema ETS, non interventi unilaterali.
La terza direttrice è strategica: investimenti su rinnovabili, accumuli, comunità energetiche, idroelettrico e infrastrutture. Solo aumentando la produzione da fonti rinnovabili e migliorando il funzionamento del sistema si può ridurre stabilmente il costo dell’energia”.
Sul tema del taglio delle accise e del prezzo dei carburanti, il Governo punta su proroghe e interventi temporanei. È una strategia efficace?
“No, non lo è. Continuare con proroghe e interventi emergenziali significa inseguire il problema senza risolverlo. È una strategia costosa e inefficiente, che non dà certezze né alle famiglie né alle imprese.
Serve invece un cambio di approccio: utilizzare in modo strutturale le risorse già disponibili – come gli introiti ETS, l’extragettito IVA sull’energia e i dividendi delle società energetiche partecipate – per ridurre in modo stabile gli oneri in bolletta e il costo dei carburanti. Parallelamente, bisogna accelerare la transizione energetica per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili”.
Sul fronte della guerra in Iran, nonostante Trump parli di una possibile fine del conflitto, le tensioni nello Stretto di Hormuz restano elevate: quale strategia dovrebbe adottare il Governo?
“La situazione internazionale dimostra quanto sia rischioso un sistema energetico ancora dipendente dal gas e dalle dinamiche geopolitiche. Le tensioni nello Stretto di Hormuz incidono direttamente sui prezzi, e un sistema come il nostro trasferisce immediatamente questi shock sulle bollette.
La strategia deve essere chiara: diversificazione delle fonti, accelerazione sulle rinnovabili, rafforzamento delle infrastrutture e maggiore autonomia energetica. Allo stesso tempo, serve una politica europea più forte e coordinata per stabilizzare i mercati e proteggere famiglie e imprese.
In sintesi, non possiamo continuare a gestire le emergenze: serve una visione industriale ed energetica di medio-lungo periodo che renda il paese meno vulnerabile e più competitivo”.

