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Delmastro, indagine sulla società della famiglia Caroccia. La difesa: “Ai pm dimostreremo l’estraneità dell’ex sottosegretario alla Giustizia”

Delmastro, indagine sulla società della famiglia Caroccia. La difesa: “Ai pm dimostreremo l’estraneità dell’ex sottosegretario alla Giustizia”

“Nell’interrogatorio di domani i miei assistiti ricostruiranno l’intera vicenda legata alla società ‘Le 5 Forchette’ e ai pm spiegheremo il ruolo avuto dall’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro e sulla sua estraneità. In questo ambito metteremo a disposizione degli inquirenti atti e documenti che dimostreranno che nessuna somma di denaro proveniente dalla criminalità ha a che fare con la Srl”. Così l’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Mauro e Miriam Caroccia, indagati dalla Procura di Roma per riciclaggio e fittizia intestazione di beni in relazione alla società di cui Delmastro ha detenuto quote azionarie, poi cedute. Secondo l’accusa, i Caroccia avrebbero “trasferito e reinvestito” nella società “proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese”.

Indagine Caroccia, per allestire la “Bisteccheria” furono spesi 40 mila euro

L’affitto e poi la spesa per circa 40mila euro sostenuta per l’allestimento del locale. Sono questi i ‘costi’ della gestione del ristorante Bisteccheria d’Italia su cui i pm della Dda di Roma, che indagano per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, potrebbero presto puntare la loro attenzione. Lo scrive l’Ansa. Un investimento che è arrivato dopo la creazione della società “Le 5 Forchette” nel dicembre del 2024 in uno studio di un notaio di Biella. Secondo chi indaga per la creazione di quella Srl, di cui ha detenuto delle quote anche l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, Mauro e Miriam Caroccia investirono soldi provento dall’attività illecita del clan di stampo camorristico dei Senese. Tutto da chiarire anche il flusso di denaro utilizzato per il pagamento dell’affitto, per un importo di circa duemila euro al mese, e per le stigliature, arredi e attrezzature, che i gestori del locale di via Tuscolana avrebbero acquistato da una cittadina cinese.