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Flotilla, il racconto di Mantovani dopo il fermo: “Picchiati, ammanettati e incatenati”

Alessandro Mantovani, giornalista de Il Fatto Quotidiano, è tornato in Italia dopo essere stato fermato dalle forze israeliane insieme ai 429 attivisti della Flotilla umanitaria diretta a Gaza. Nella notte ha fatto scalo ad Atene, dove ha potuto contattare la famiglia e la redazione grazie a un telefono messo a disposizione dall’ambasciata italiana. Il suo racconto è dettagliato e grave.

“Sparavano contro la nostra barca, poi ci hanno incatenato e picchiato”

Mantovani si trovava a bordo del peschereccio Kasr-I Sadabad insieme al deputato del M5S Dario Carotenuto. “Siamo stati tra gli ultimi a essere abbordati”, racconta. “Le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi per farci mettere a prua. Una volta prelevati, siamo stati portati con una corvetta alla seconda nave prigione. Lì siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno”.

La violenza è stata sistematica secondo il racconto del giornalista: “Siamo stati picchiati e presi a calci — noi anche meno degli altri. Sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l’è rotta. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte”.

Carotenuto: “Ho sentito donne denunciare violenze”

Mantovani, a cui è stato assegnato il numero 164, è stato trasferito insieme a Carotenuto (numero 147) in una cella della polizia all’aeroporto Ben Gurion prima ancora di arrivare al porto di Ashdod, dove hanno ricevuto assistenza dall’ambasciata italiana. Il deputato 5S ha riferito di aver “sentito donne denunciare violenze” durante la detenzione.

Le immagini di Ben Gvir e le reazioni istituzionali italiane

A infiammare ulteriormente la situazione sono le immagini postate dal ministro israeliano della Sicurezza Itamar Ben Gvir, che mostrano i fermati derisi mentre erano inginocchiati e bendati. La reazione italiana è unanime e durissima. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla di “trattamento incivile di persone fermate illegalmente” e definisce “infimo” il gesto del ministro. La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiarano la situazione “inaccettabile” e affermano che “è stata superata la linea rossa”, pretendendo le scuse di Israele e convocando l’ambasciatore israeliano a Roma. La stessa decisione è stata presa da Francia e Spagna.