Incanalate le riforme economiche e risolta la questione del nuovo Capo dello Stato, la strategia di comunicazione del presidente del Consiglio sembra essere entrata nella fase del silenzio. Il che è segnale che quasi non ci sono più ostacoli sulla sua strada e che Matteo Renzi è certo di realizzare la riforma elettorale come da lui voluta.
Dopo le fasi della minimizzazione, della distrazione e delle replica ai detrattori, “silenziare”. A chi chiede il federalismo, a chi pone il dubbio che il sistema di fatto monocamerale e i candidati nominati rischino di ingigantire il potere dell’ esecutivo, non arrivano risposte chiare. Ultimo silenzio quello sulle critiche all’assenza di Federica Mogherini al tavolo di Minsk sulla crisi ucraina – Mogherini voluta da Matteo Renzi quale Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri.
Silenzio rumoroso se si pensa alla debolezza delle voci che lo contrastano nei media e nell’opposizione. E si pensi persino al “silenzio mediatico” del nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al confronto col suo predecessore, Giorgio Napolitano.
Ernesto Vergani

