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C'è un clima pesante al coordinamento Pd riunito da Pier Luigi Bersani per commentare l'esito del voto, la delusione è tanta e le recriminazioni sulla linea seguita sono parecchie, ma l'intenzione dei leader democratici, all'arrivo, era di non aprire processi adesso. "Sarebbe un errore una resa dei conti ora, dobbiamo pensare a dare un governo al Paese", ha detto Giuseppe Fioroni, l'unico che abbia concesso una frase ai cronisti. Ma anche sul modo per provare a dare un "governo al paese" la discussione nel Pd è aperta e bisogna vedere se il rilancio fatto da Bersani contro il "governissimo" spingerà qualcuno ad alzare la voce.

Le opinioni su cosa fare ora sono assai diverse, infatti, ma di sicuro la linea illustrata dal leader in conferenza stampa oggi pomeriggio non convince molti dei dirigenti del partito, a cominciare, pare, da Massimo D'Alema e Walter Veltroni. Certo, nessuno vuole infierire in questo momento e più di un dirigente pronosticava un clima di "embrassons nous" al coordinamento di ieri sera, ma raccontano, per esempio, che D'Alema ritenga un errore aprire solo a Beppe Grillo e non al Pdl. Non a caso, Bersani in conferenza stampa ha aggirato la domanda, quando gli è stato chiesto se la sua proposta era rivolta anche al Pdl: il leader Pd si è limitato a dire che lui intende parlare "al Parlamento", salvo elencare una serie di punti che difficilmente potrebbero trovare il consenso di Silvio Berlusconi. Stasera, però, aprendo il coordinamento, Bersani ha chiaramente detto no al "governissimo" e ha ripetuto che "tocca a noi tirare fuori il Paese" dai guai.

Veltroni, secondo quanto riferiscono alcune voci, riterrebbe poco praticabile un'offerta al centrodestra, ma vede anche male l'apertura a Grillo. Per l'ex segretario del Pd Grillo si limiterebbe a mettere sul tavolo il suo programma per intero, che certo il Pd non può fare proprio. La cosa più opportuna, per Veltroni, sarebbe affidarsi a Giorgio Napolitano, lasciare al presidente il compito di studiare un modo per dare un governo al Paese, ma questo mal si concilia con un Pd che va al Quirinale rivendicando l'incarico in virtù del premio di maggioranza ottenuto alla Camera e della maggioranza relativa al Senato. Anche l'analisi del voto fatta dal segretario in conferenza stampa è apparsa a molti insoddisfacente, troppo centrata sulla crisi economica che fiacca il Paese e poco sulle inadeguatezze della politica che hanno spinto in alto M5S.

Tutte queste considerazioni, però, potrebbero essere appena accennate o addirittura taciute, durante il coordinamento. Come spiegava un dirigente: "C'è un tempo per ogni cosa". E un altro chiosa: "Tanto non decidiamo noi, decide Napolitano. Inutile mettersi a discutere stasera". Bersani, invece, vuole provare a giocare le sue carte per avere almeno la guida di un governo minoritario, di scopo, che provi ad incrociare la non ostilità dei grillini, l'idea di lasciare la poltrona di palazzo Chigi a un uomo indicato dal presidente per ora la esclude, come esclude l'ipotesi di un dialogo con Berlusconi. "La presidenza della Camera - sottolinea un dirigente - praticamente l'ha offerta a Grillo oggi pomeriggio (ieri ndr), vediamo cosa rispondono". Certo, nessuno pensa che un governo siffatto possa andare avanti troppo a lungo, ma Bersani vuole provare almeno a partire, mettendo sul tavolo i suoi punti di programma, per poi eleggere almeno il nuovo capo dello Stato, se possibile. Per poi magari tornare al voto tra sei mesi, un anno. Ma in una situazione come questa, come ha detto ieri sera Enrico Letta, si va "passo dopo passo".

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