Meloni sconfitta al referendum, ma la premier non arretra
“Il risultato del referendum è stato certamente un colpo duro da digerire per Giorgia Meloni, che comunque al contrario di quello che si dice non si considerava affatto invincibile, anzi. Detto ciò, se qualcuno pensa che questo possa portarla a decisioni “estreme” si sbaglia di grosso” commenta un deputato di Fdi.
In effetti la storia politica di Giorgia Meloni dovrebbe non lasciar adito a dubbi sulla forza caratteriale di chi appena insediata non a caso di è autodefinita un under dog della politica. Altra cosa è pensare che comunque non ci sarebbero state conseguenze per chi ha sbagliato in maniera così grossolana, durante la campagna elettorale. Troppo gravi e nefaste le “gaffe” non solo verbali di alcuni suoi uomini, alcuni dei quali, come Del Mastro, considerati come fedelissimi.
“Giorgia si è sentita tradita e come le persone di cuore e che credono ciecamente nella fedeltà e nella fiducia di chi gli sta intorno, quando si sente tradita diventa una furia.” dice sempre il deputato di Fdi molto vicino alla premier. Ma il repulisti dovrebbe riguardare anche chi ha sbagliato, a livello locale, con affermazioni fuori luogo (come quella del voto clientelare di un deputato della Basilicata a pochi giorni del voto o quelle recentissime di un assessore a Ventimiglia).
Insomma un segnale forte verso chi con le proprie leggerezze, mette in grave imbarazzo il partito, il governo e soprattutto lei, che da anni, sta sacrificando moltissimo, della sua vita privata per portare avanti il suo progetto politico. Ma al di là di questo, la premier è decisa come non mai a proseguire sulla strada fino a qui percorsa (magari come ha detto dopo aver “stretto i bulloni” della macchina governativa) soprattutto su due temi, che sono quelli dell’economia e della sicurezza, gli stessi che ha indicato, in tempi non sospetti, nella conferenza stampa di fine anno a gennaio scorso.
“Perché se qualcuno a sinistra si illude che Giorgia sia rassegnata e distrutta per la sconfitta al referendum, allora proprio non la conosce e non conosce soprattutto il suo passato”, dice un senatore di vecchio corso del partito della premier. La riforma della giustizia faceva parte di quel pacchetto di riforme inserite nel programma di governo, dicono da Palazzo Chigi, e con solerzia è stato portato avanti, ma dopo la bocciatura della riforma, che ha mille cause, molte quali poco o nulla attengono al merito della riforma stessa, come sostengono da Palazzo Chigi. Ed è per questo che ora occorre voltare la pagina e, come ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio e responsabile dell’attuazione del programma Giovanbattista Fazzolari, “continueremo a portare avanti quella che per noi è una vera rivoluzione: rispettare, fino in fondo, il programma di governo”.
Luigi Di Gregorio, docente di Comunicazione politica all’università della Tuscia è molto chiaro nella sua analisi post voto e sulla reazione che dovrebbe avere la premier: “Deve rimettersi a testa bassa sul governo, cercando di portare a casa qualcosa di importante e percepito come tale dai cittadini. E poi deve ritrovare una chiave da protagonista vera in politica internazionale. In questa fase è stata, come tutti i leader europei, schiacciata tra decisioni altrui. Però il credito di fiducia che aveva costruito su questo fronte resta la carta più spendibile, insieme a risultati concreti che deve realizzare sul fronte interno, magari su sicurezza e temi percepiti come prioritari”.
Non è un caso se nel suo videomessaggio per celebrare i 25 anni dell’agenzia delle entrate, la premier abbia voluto puntare sul nuovo rapporto che si è creato tra fisco e cittadini Stiamo lavorando per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e i cittadini, basato sulla fiducia e sulla collaborazione e il governo ha portato a casa “quella riforma fiscale che l’Italia aspettava da oltre mezzo secolo e che non era più rinviabile. E siamo in dirittura d’arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata”, ha detto dopo avere ricordato il record di recupero di evasione fiscale sotto il suo governo (36,2 miliardi nel 2025, e quasi 98 miliardi di euro nel triennio 2023-2025). Come a voler ribadire un risultato storico su un fronte così delicato come quello del recupero dell’evasione.
Domani dovrebbe tenersi un Consiglio dei ministri, in cui verranno licenziate alcune misure attese da settimane dalle imprese come l’estensione dell’iper ammortamento anche alle aziende che producono beni fuori dall’Ue. Ma da quanto trapela da fonti di Palazzo Chigi, ci dovrebbe essere un nuovo intervento sui carburanti, dopo la prima scadenza del 7 aprile. Ma forse il Cdm potrà riservare anche qualche altra sorpresa su un altro tema su cui la premier punterà molto in questi mesi che la separano dalle elezioni.
La sicurezza, soprattutto anche alla luce dei sanguinosi fatti accaduti in una scuola di Bergamo, impongono che si vada avanti sulla via tracciata, in precedenza, improntata ad una decisa stretta per arrestare il diffondersi di fenomeni violenti da parte di giovanissimi. Ma tornando ai temi economici, il governo vuol stringere i tempi anche sul piano casa del ministro Salvini sul piano casa, considerata una misura fondamentale e prioritaria, rivolta chiaramente ai ceti meno abbienti e per i giovani, che al referendum hanno votato a larga maggioranza contro.
Anche per questo si spiega il perché l’esecutivo abbia deciso di riprogrammare oltre 7 miliardi di euro dai fondi di coesione Ue 2021-2027, verso cinque nuove priorità strategiche. Della dotazione complessiva di oltre 42 miliardi, sono stati riprogrammati 7.078 miliardi: la quota più consistente, pari a 4.665 miliardi, va alla competitività, seguita da 1.119 miliardi destinati alle politiche abitative.
Mentre l’impegno sulla gestione della migrazione sarà portato avanti di concerto con la commissione europea e con altri paesi europei e terzi da dove partono i flussi migratori, come nel caso degli accordi fatti o in procinto di con Algeria, Libia, Egitto e Tunisia. Ma sarà anche una “rivoluzione” dal punto di vista comunicativo, per evitare che si possano ripetere gli errori commessi durante la campagna referendaria. Molto probabilmente il tutto verrà ancora più centralizzato a Palazzo Chigi, ovviamente sotto la guida del fidatissimo Giovanbattista Fazzolari.

