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Nuova legge elettorale: cosa prevede lo “Stabilicum” tra premio di maggioranza, ballottaggio e liste bloccate

Il progetto di riforma ridisegna il sistema elettorale italiano

Nuova legge elettorale: cosa prevede lo “Stabilicum” tra premio di maggioranza, ballottaggio e liste bloccate

Stabilicum, la nuova legge elettorale: come cambiano voto, seggi e governo. Resta il nodo delle preferenze

Nel dibattito politico di queste settimane prende forma una possibile riforma della legge elettorale ribattezzata informalmente “Stabilicum”. Un nome che richiama l’obiettivo dichiarato: rendere più stabili i governi e ridurre la frammentazione parlamentare. Qualcuno la definisce anche, con tono più polemico, “Melonellum”, sottolineando il ruolo centrale della premier Giorgia Meloni nella partita. Il progetto, sostenuto nell’area di centrodestra, segnerebbe un superamento dell’attuale sistema elettorale, il Rosatellum, introducendo cambiamenti profondi sia nella composizione delle liste sia nei meccanismi di attribuzione dei seggi.

Addio ai collegi uninominali

Una delle trasformazioni più rilevanti riguarda l’architettura del voto: scomparirebbero i collegi uninominali, quelli in cui bastava un solo voto in più per conquistare il seggio. Al loro posto verrebbero rafforzati i collegi plurinominali, con l’assegnazione dei seggi proporzionale ai risultati delle liste. Il sistema diventerebbe quindi molto più vicino a una logica proporzionale, con minore legame diretto tra singolo candidato e territorio.

Il cuore della riforma: il premio di governabilità

Il punto più delicato del progetto è il meccanismo del premio di maggioranza, pensato per evitare esecutivi troppo fragili o dipendenti da equilibri instabili in Parlamento. Secondo la bozza, se una lista o una coalizione superasse la soglia del 40% dei voti, scatterebbe automaticamente un premio di seggi: circa 70 alla Camera e 35 al Senato, fino a un massimo di rappresentanza pari a circa il 57-58% dell’Aula. L’obiettivo è chiaro: garantire una maggioranza solida a chi vince, riducendo la necessità di accordi post-elettorali.

Nel caso in cui nessuna forza raggiungesse il 40%, entrerebbe in gioco un secondo meccanismo. Se le prime due coalizioni si attestassero entrambe sopra il 35%, si andrebbe a un ballottaggio nazionale. Si tratterebbe di un turno secco tra le due principali forze, con in palio l’assegnazione del premio di maggioranza. Una soluzione pensata per evitare situazioni di stallo parlamentare e scongiurare governi di compromesso obbligato.

Liste bloccate e nodo delle preferenze

Un altro elemento centrale riguarda la composizione delle liste. Il modello allo studio conferma, almeno nella sua versione iniziale, le liste bloccate: gli elettori voterebbero il simbolo del partito senza poter esprimere preferenze sui candidati. La scelta degli eletti resterebbe quindi in mano alle segreterie dei partiti, con un forte accentramento del potere decisionale. All’interno della maggioranza, però, non mancano le perplessità. In particolare Fratelli d’Italia aveva inizialmente valutato anche l’ipotesi di reintrodurre le preferenze, salvo poi orientarsi verso una posizione più prudente. Segnale che il confronto interno non è ancora chiuso.

Tra gli aspetti più politici della riforma c’è anche l’introduzione del cosiddetto “premier indicato”. Le coalizioni dovrebbero comunicare al momento della presentazione delle liste il nome del candidato presidente del Consiglio. Il nome non comparirebbe sulla scheda elettorale, ma avrebbe un forte valore simbolico e comunicativo, rafforzando la personalizzazione della competizione politica e anticipando di fatto una logica vicina al premierato.

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