Palazzi & potere
È sempre la politica che fa le nomine (e decide più di prima)

A proposito del dibattito che si è aperto in questi giorni sulla Regione Calabria colpisce il tono inusuale con il quale si accusa l’intera categoria della burocrazia regionale Dirigenti, Funzionari e quadri, in modo del tutto generalizzato, apodittico e immotivato di essere quasi un “secondo pilastro” della ’ndrangheta. Sono tante le cose non vere: in nessuna Regione e tanto meno in Calabria i dirigenti sono rimasti da vent’anni nello stesso posto. Poco dopo il suo insediamento in Regione Calabria, il Presidente ha appositamente modificato la struttura organizzativa della Giunta regionale per mandar via i dirigenti generali nominati dalla passata Giunta ed a tutt’oggi risulta che in due Dipartimenti sono stati individuati dei nuovi Dirigenti Generali esterni, mentre in tutti gli altri Dipartimenti ci sono Dirigenti totalmente diversi da quelli delle tre precedenti amministrazioni.
Si invoca lo “Spoil System” e una “certa resistenza dei dipendenti” a che esso venga applicato. Invero più che di “Spoil System” (dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Consulta -si vedano Sentenza Corte Costituzionale n. 266/2006 e pronunce successive), si deve parlare di “rotazione dei dirigenti” e di giusto procedimento nel conferimento degli incarichi dirigenziali. Ma non si può dimenticare che è l’Organo politico che nomina i dirigenti ed i dirigenti sono a loro volta chiamati ad attuare gli “indirizzi politici, i piani e i programmi” che l’Organo politico stesso individua e assegna ai dirigenti.
In tale meccanismo non si può certo parlare di “burocrazia dominante” a meno che non si ammetta la totale inefficienza di una intera classe politica . Diceva Machiavelli “ il primo modo di valutare l’intelligenza di un principe è di vedere di quali uomini si circonda”.
È evidente che se le risorse sono scarse, gli obiettivi minimali e gli indirizzi politici inadeguati, non si può poi scaricare sulla “burocrazia” responsabilità che sono invece principalmente imputabili alla politica.
E ancora, non si possono banalizzare e generalizzare alcuni episodi imputabili a singoli (a seguito dei quali peraltro non è dato conoscere se siano state avviate azioni di responsabilità civile, penale o disciplinare nei confronti dei responsabili) per colpire un’intera categoria di personale pubblico al quale viene addirittura addebitata una “gestione dell’amministrazione con metodo mafioso” . Simili affermazioni, ai limiti della diffamazione, destano sconcerto soprattutto perché provengono da un Procuratore della Repubblica. Viene da chiedersi se veramente la situazione degli appalti in Calabria è sempre uguale da vent’anni, dov’è stata la magistratura in Calabria negli ultimi 20 anni?
Molte cose non hanno funzionato e non funzionano nella pubblica amministrazione, forse per questo ogni Governo spera che, intervenendo con una propria legge di riforma, si possa cambiare il mondo.
Per i dirigenti ci sono i sistemi di valutazione e merito che dovrebbero consentire di premiare i migliori risultati, ma questo ancora non avviene. Ci sono tutte le nuove norme anticorruzione; ma vanno costruite strutture specifiche ed autonome, dotate di risorse umane e strumentali sufficienti, con un dirigente al vertice dedicato per l’anticorruzione, specie in realtà a forte rischio. Altrimenti se l’anticorruzione viene considerata una competenza residuale e aggiuntiva rispetto a quelle prevalenti che già gravano sui dirigenti, come è successo in Calabria, non c’è da scandalizzarsi se arriva una sola domanda e tutti si tirano indietro.
Molto si aspetta dalla Riforma Madia, ma il punto dolente rimane quello della separazione fra indirizzo politico e gestione.
Tutti i giorni politici incompetenti accusano burocrazie cieche e conservatrici che rispondono accusando di irresponsabilità proprio i politici. E’ proprio il caso di dire che assistiamo ad una perdita di autorevolezza che non corrisponde a ciò in cui noi crediamo o sognano. Certo che avere a che fare con politici burocratizzati o con burocrati asserviti o assoldati non è e non sarà facile. Ma dobbiamo provarci. In caso contrario addio ai nostri sogni e forse alla democrazia rappresentativa che pare si stia disfacendo, tanto è che noi come sindacato diamo fastidio….
Silvana de Paolis
*Segretario Nazionale DIRER - SIDirSS
