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Palazzi & potere
TABACCI: RENZI HA PERSO IL BIGLIETTO DELLA LOTTERIA
bruno tabacci

Schivo, riservato, eppure nei momenti topici delle legislature regolarmente attorniato da deputati meno esperti tutti ansiosi di porgli la stessa domanda: “E adesso che succede?”.

Bruno Tabacci, presidente del Centro Democratico, uomo politico di lungo corso, alla fine degli anni ’80 il più giovane presidente di Regione di sempre - e non una regione qualunque, la Lombardia, che ai tempi della Dc veniva pesata come tre ministeri - rappresenta una tappa obbligata per chi vuol capire cosa bolle nella pentola della politica italiana.

Il suo rapporto stretto con Giuliano Pisapia, risalente agli anni ’90, consolidato tra il 2011 e il 2013 quando il neo eletto sindaco di Milano gli affida il ruolo più delicato, quello di assessore al bilancio, è diventato se possibile ancora più stretto negli ultimi mesi.

Pisapia, dopo il flop di Renzi al referendum del 4 dicembre scorso, ha deciso di provare a riunire quel centrosinistra che l’ex premier aveva quasi scientificamente diviso. E la sua testa di ponte per lo sbarco da Milano a Roma è stato proprio Tabacci. Che ha subito riattivato la sua rete di relazioni, a cominciare da quella con Romano Prodi, l’inventore del centrosinistra unito e l’unico che ancora oggi possa dire di aver vinto le elezioni politiche nazionali da quel versante.

Per capire cosa succede nel centrosinistra dunque, può essere un buon inizio chiederlo a Tabacci. Affari Italiani lo ha fatto, cominciando da Renzi.

Renzi è stato una risorsa, nel senso che il suo arrivo ai vertici del Pd e poi di Palazzo Chigi ha portato un dinamismo che almeno nel primo anno si è rivelato del tutto apprezzabile”.

E poi?

E poi si è ritrovato come quelli che vincono la lotteria ma al momento di incassare perdono il biglietto. Nel senso che il suo rapporto con il Paese si è andato via via sfilacciando, certe posizioni, come quella sulle tasse da ridurre a tutti anziché a chi le paga davvero, hanno dato l’impressione di una scarsa profondità. Lo stesso vale per lo scontro con i corpi intermedi: i sindacati sono tutt’altro che esenti da colpe, ma pensare che la politica oltre che mediare gli interessi possa rappresentarli direttamente è un errore che si paga. Sono solo alcuni esempi, potrei continuare…”.

Gli avversari nel centrosinistra di Renzi ad esempio dicono che ha attuato i programmi di Berlusconi.

Dal Cavaliere più che altro ha mutuato la visione che in politica qualunque decisione deve essere misurata in termini di consenso. E’ una visione di corto respiro che premia solo sul breve. Mentre nel merito va detto che ha fatto anche cose buone, come la normativa sui diritti civili”.

Chi sostiene Renzi invece dice che non avrebbe potuto fare diversamente, che l’Italia è un Paese immobile e solo tentando di dargli una scossa si può sperare di rimetterlo in moto.

“Il problema è di metodo e di sostanza. Puoi anche lavorare per dare una scossa ma se ti fai prendere la mano e il tuo obiettivo diventa ridurre al silenzio chi critica finisci col non sentire nemmeno la voce di chi vuole aiutarti a sbagliare meno. Sul referendum ad esempio è andata proprio così. Renzi doveva dire: “Napolitano mi ha dato il mandato di riformare la Costituzione. Io ho preparato questo testo, poteva essere migliore ma è il massimo che sono riuscito a fare. Ora devono essere gli italiani a giudicarlo”. Invece ha spostato il problema dal testo della riforma a se stesso, con l’obiettivo di stravincere. E ha perso”.

Ma quindi Renzi ha ancora un futuro in politica o no?

Ce l’ha se saprà esprimere le sue qualità attraverso le maglie del dialogo, del confronto senza arroganza. Del resto la politica è dialogo. Se sceglie questa via un futuro ce l’ha, è giovane”.

Renzi dice che la sconfitta del 4 dicembre lo ha cambiato. Visto che lei attribuisce tanta importanza alla capacità di dialogare le sembra che sia migliorato sotto questo aspetto?

Non so. Vedo come è passato in un attimo dall’idea dell’accordo con Berlusconi sulla riforma elettorale poi naufragata all’idea di un accordo con Pisapia e penso che più che capacità di dialogo così si metta in mostra una certa spregiudicatezza che non aiuta”.

Ecco. Berlusconi e Pisapia. Oltre ai 5 Stelle gli altri protagonisti della politica italiana oltre a Renzi oggi sembrano loro. Partiamo dal Cavaliere. E’ tornato in gioco o è un fuoco di paglia?

“Nella mia vita ho imparato che Berlusconi è meglio non considerarlo mai fuori dai giochi. Ha un’incredibile capacità di adattarsi e d’altro canto, specie negli ultimi anni, ci sono stati diversi momenti in cui è parso più ragionevole e dunque più credibile di molti altri leader”.

Quindi farebbe bene Renzi a tenerlo in considerazione come possibile alleato

No, è meglio che Berlusconi si occupi del suo campo. L’Italia non è la Germania. Lì c’è stato un lungo periodo di preparazione delle larghe intese e oggi le differenze tra Spd e Cdu sono meno marcate. Da noi un’intesa centrosinistra-Berlusconi sarebbe solo un accordo di potere con l’unico evidente scopo di frenare l’irrompere sulla scena di Grillo. E’ un giochetto talmente scoperto che favorirebbe i 5 Stelle, altro che frenarli”.

E veniamo a Pisapia. Perché dovrebbe fare meglio di Renzi?

“Pisapia secondo me ha tante qualità, ma una su tutte: è l’emblema dell’antileaderismo. E’ una persona gentile, perbene, capace di includere, non divide. E’ questo che serve oggi all’Italia. Poteva rimanere a Milano, continuare a fare il sindaco benissimo come stava facendo, invece ha scelto di scendere dal treno. E ora si mette a disposizione del suo Paese con generosità”.

Ma riuscirà Pisapia a rimettere insieme un’area come il centrosinistra così diviso? Il compito appare improbo…

“E forse lo è ma occorre tentare perché l’alternativa è un governo Berlusconi-Salvini o 5 Stelle-Salvini o Renzi-Berlusconi. Nel nostro piccolo noi di Centro Democratico diamo un primo esempio di come si possa lavorare per unire. Sabato 24 giugno organizziamo a Napoli un’assemblea nazionale dal titolo evocativo “Verso il nuovo centrosinistra” con ospiti Pierluigi Bersani e Giuliano Pisapia appunto”.

Intanto però accantonato il dialogo tra le forze politiche sulla legge elettorale si torna a parlare del caso Consip e del Giglio Magico. Quanto peseranno le inchieste sui prossimi equilibri politici?

“Mah, le vicende di Berlusconi dimostrano che i fatti giudiziari non sono così decisivi. Però è necessario che la politica ritrovi credibilità anche rispettando la divisione tra i poteri e dimostrando nella forma e nella sostanza di cercare sempre l’interesse generale. Dare l’idea che i corpi dello Stato, siano essi i magistrati, o i comandanti delle forze dell’ordine o i vertici delle amministrazioni, debbano essere al servizio di chi guida un governo o una regione fa male alla democrazia e alimenta l’antipolitica”.

 

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