Dal referendum all’Iran, Giuseppe Conte: “Governo in crisi su giustizia e politica estera. 5,7 milioni di italiani in povertà assoluta: ma Meloni non fa nulla”
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte attacca il governo sulla politica estera e sulla riforma della giustizia, tornando anche sul tema delle basi militari e sulla posizione dell’Italia rispetto alle tensioni in Medio Oriente. Intervenuto a Sky TG24, Conte ha dichiarato che le basi militari italiane non dovrebbero essere messe a disposizione in un contesto che, a suo dire, viola il diritto internazionale. “Le nostre basi non vanno date neppure dal punto di vista logistico, perché Donald Trump ha violato il diritto internazionale”, ha affermato.
Il presidente del M5s ha poi affrontato il tema del confronto istituzionale con il governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo Conte, quando sono in gioco interessi vitali del Paese non dovrebbe esserci divisione tra maggioranza e opposizione. “In Parlamento ci siamo già confrontati con Guido Crosetto e Antonio Tajani. Per le vie brevi poi lo scambio c’è sempre stato. Il tavolo istituzionale, il confronto che chiede Meloni deve essere in Parlamento”, ha spiegato.
Conte ha però espresso dubbi sulla possibilità di un vero confronto politico a Palazzo Chigi senza una posizione chiara del governo sull’attacco all’Iran. “Io vado a Chigi sul presupposto che ci sia una condivisione politica su punti cardine”, ha detto, chiedendosi però dove sia questa condivisione se la premier, a suo dire, non ha condannato l’azione militare attribuita a Stati Uniti e Israele. Il leader pentastellato ha quindi attaccato direttamente la presidente del Consiglio: “Cosa vado a fare a Chigi se Meloni continua a difendere un genocida come Benjamin Netanyahu?”.
L’attacco a Trump
Conte ha poi rivolto un duro attacco anche a Donald Trump, definendolo “un campione di bullismo commerciale e di arroganza militare”. “Se noi gli andiamo dietro ci distruggerà tutti”, ha avvertito.
L’ex presidente del Consiglio ha ricordato però che durante la sua esperienza di governo i rapporti con l’allora amministrazione americana erano stati diversi. “Il primo Trump era completamente diverso: l’Italia ha ottenuto anziché dare. Io sono andato lì a chiedere e abbiamo ottenuto tanto. Addirittura siamo riusciti, pensi un po’ in che contesto, a sottoscrivere la Belt and Road Initiative per aprire il mercato cinese ai nostri imprenditori”, ha spiegato, riferendosi all’intesa con la Cina sulla cosiddetta Via della Seta.
Secondo Conte oggi la strategia dovrebbe essere diversa e basarsi su una risposta europea comune. “Se gli andiamo appresso e non lo contrastiamo con l’Unione Europea in modo compatto rischiamo tanto”, ha detto, sottolineando infine che “per questo in questo momento Pedro Sánchez non può essere lasciato solo”.
Il nodo del referendum
Nel corso dell’intervista, Conte ha commentato anche la riforma della giustizia portata avanti dalla maggioranza, definendola un progetto politico volto a ridimensionare il ruolo della magistratura. “Quello dietro alla riforma è un progetto per rivendicare una preminenza politica sulla magistratura. È chiaro che è politico: se perdono, perdono tantissimo. Sono già in crisi sulla politica estera e, se perdono pure questo, non hanno fatto nulla”, ha detto.
Conte ha poi collegato il tema della riforma al possibile giudizio dei cittadini. “Questa è la loro unica riforma: se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente, poi magari restano abbarbicati lì al governo”, ha aggiunto, riferendosi alla prospettiva di un referendum.
Secondo l’ex presidente del Consiglio, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sarebbe già in difficoltà su diversi fronti. “Sono già in crisi sulla politica estera, perché non hanno una linea. Questo ponte con gli Stati Uniti si è frantumato in mille pezzi”, ha affermato. Conte ha poi criticato l’azione del governo anche sul piano economico e sociale. “Non hanno fatto nulla sulle misure sociali ed economiche. Gli italiani sono in difficoltà: ci sono 5 milioni e 700mila cittadini in povertà assoluta, però Meloni non ne parla mai. C’è il calo della produzione industriale e non ne parla mai. Stiamo perdendo filiere, ci sono lavoratori poveri e non ha voluto il salario minimo per oltre tre milioni e mezzo di lavoratori”, ha concluso.

