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Referendum, l’amarezza di Balboni (Fdi): “L’Anm è sceso in campo come un partito politico. Nostri errori? Ecco dove abbiamo sbagliato”

Ad Affaritaliani il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni commenta la vittoria del “no”, sostenuta da slogan propagandistici privi di sostanza. Poi l’attacco all’Anm

Referendum, l’amarezza di Balboni (Fdi): “L’Anm è sceso in campo come un partito politico. Nostri errori? Ecco dove abbiamo sbagliato”

Il senatore Balboni (Fdi) sulla vittoria del no al referendum: “L’Anm si comporta come un partito, e questo è un problema per l’Italia. Da noi meno slogan e più sostanza, ma abbiamo sbagliato”

All’indomani dell’esito della campagna referendaria, a destra e a sinistra spirano, come prevedibile, venti opposti. Esultano i sostenitori del “no” – forti di un consenso da quasi 15 milioni di voti – mentre dall’altro lato c’è malcontento per una riforma che sì, poteva davvero cambiare l’Italia. “Abbiamo perso davvero una grande occasione. Siamo rimasti in compagnia dell’Iran, della Turchia, della Cina, distanziandoci da Inghilterra, Francia, Spagna: Paesi dove la separazione delle carriere è realtà”, dice ad Affaritaliani il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni.

“Il fronte del ‘no’ aveva parole d’ordine molto più efficaci, anche se del tutto infondate nella sostanza. Nessuno di voi voleva sottoporre la magistratura alla politica: era esattamente il contrario. La riforma voleva liberare la magistratura dai condizionamenti politici che derivano dal sistema delle correnti. Abbiamo insistito forse troppo sul merito, e la stragrande maggioranza delle persone si è spaventata di fronte a slogan e paroloni agitati dal fronte del ‘no’ che non avevano alcun riscontro pratico, come il presunto pericolo di una svolta autoritaria, chiaramente inesistente. Eppure i loro slogan hanno funzionato: è passata una narrazione falsa, ma a quanto pare efficace. Il contrario della verità”, sottolinea Balboni.

Tra i demeriti del fronte del ‘si’, quello di essersi concentrati troppo nello spiegare i contenuti tecnici di una riforma che “aveva bisogno di essere comunicata in modo più semplice, più chiaro, più immediato“. Qualche esempio? “Sarebbero bastati messaggi più diretti, come ‘chi sbaglia deve rispondere’, cosa che oggi non avviene. Oppure ‘liberiamo la magistratura dalla politica’: uno slogan semplice, ma molto più veritiero”, afferma il senatore.

C’è chi dice “no”

Ad influire negativamente sull’esito anche la crisi internazionale, con lo scoppio della guerra in Iran. “Nel ‘no’ si sono concentrati mille motivi diversi, spesso tra loro contrapposti, che però si sono tutti espressi nello stesso modo. Per dire ‘sì’, in fondo, bisogna condividere delle idee e frasi portavoce di motivazioni concrete. Al contrario, dire ‘no’ è molto più facile, perché significa restare adagiati nello status quo delle cose senza cambiarle”, spiega Balboni.

“Anche lo slogan secondo cui si voleva cambiare la Costituzione ha inciso, ma noi non volevamo stravolgerla: volevamo completarla. Lo dice chiaramente l’articolo 111, che sancisce il principio del ‘giusto processo‘. Si trattava di portare a compimento un percorso iniziato nel 1988, sostenuto anche da autorevoli costituzionalisti come Sabino Cassese e Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale ed eletto più volte con il Partito Democratico. Tuttavia, nel far passare questo messaggio siamo stati meno efficaci. Hanno prevalso slogan, spesso del tutto inventati, sulla sostanza. Ma questa è la democrazia: funziona così, e dobbiamo tenercela ben stretta”, commenta il Senatore.

E se per Elly Schlein a fare la differenza sono stati soprattutto i giovani, per Balboni i “due milioni di voti di vantaggio del ‘no’ arrivano trasversalmente da tutte le categorie e da tutte le classi d’età. Guardando i dati si può forse notare una lieve prevalenza in una fascia, ma è un andamento che si ritrova un po’ ovunque; forse l’unica eccezione è il sostanziale pareggio tra i 30 e i 40 anni”. L’enfatizzazione del dato sui giovani sarebbe quindi una “lettura propagandistica non suffragata dai dati”. Quanto alle uscite poco felici di alcuni esponenti, come quelle di Carlo Nordio e della sua capa di gabinetto Giusy Bartolozzi, il Senatore sottolinea che “gli scivoloni ci sono stati da entrambe le parti, ma molto più dall’altra, sia prima che dopo”.

L’attacco all’Anm

“Lo spettacolo visto ieri, con magistrati che saltano e manifestano, è stato indecoroso: qualcuno mi vuole spiegare che l’Anm non si comporta come un partito? Del resto la campagna del ‘no’ è stata guidata proprio dai magistrati, con Schlein, Conte e Fratoianni abili ad accodarsi. L’Anm è scesa in campo come un partito politico, e questo è un problema per l’Italia. In uno Stato di diritto non è normale che la magistratura si comporti in questo modo”, afferma Balboni, al quale non resta altro che constatare la sconfitta: “Gli italiani hanno votato così e noi ne prendiamo atto. Ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti, ed evidentemente qualcosa non ha funzionato. In politica si vince e si perde: quando si perde non bisogna deprimersi, e quando si vince non bisogna esaltarsi.”

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