Referendum, dai giudici schiavi all’indipendenza della magistratura: botta e risposta tra Parodi (Anm) e l’ex pm di Pietro
In un confronto televisivo con l’ex pm Antonio Di Pietro su Sky TG24, Cesare Parodi, presidente dell’ANM, ha commentato le recenti dichiarazioni di Nicola Gratteri e Nino Di Matteo sul prossimo referendum sulla riforma della giustizia. “Per natura odio tutte le forme di generalizzazione. Non mi piace l’idea di dire che voterà per il sì una categoria generale di persone, perché sono sicuro che per il sì voteranno tantissime persone per bene e per il no altrettante”, ha dichiarato Parodi. Riferendosi alle dichiarazioni di Gratteri e Di Matteo – che si sono chiesti se, in caso di approvazione della riforma della giustizia, la magistratura rischierebbe di perdere parte della propria indipendenza e se i giudici potrebbero sentirsi condizionati nelle decisioni dal nuovo equilibrio tra poteri – Parodi ha commentato: “Non hanno torto a chiederselo e, evidentemente, se lo chiedono si sono dati una risposta”.
Parodi ha poi illustrato le possibili conseguenze della riforma: “Se questa riforma passerà, a chi potrà portare effettivo vantaggio? A una giustizia meno efficiente, meno uguale per tutti, dove in qualche misura i giudici possono temere di prendere determinate decisioni influenzate dalla politica. Oggi, invece, i magistrati hanno precise garanzie e sanno che esiste un organismo in grado di proteggere la loro attività, ma non nell’interesse del singolo magistrato”.
Una legge uguale per tutti
“Io non vorrei mai vivere in un Paese governato dai giudici; voglio vivere in un Paese governato dalla politica, ma voglio che i giudici possano applicare la legge in modo uguale per tutti”, ha aggiunto. Sul rischio di un’assoggettamento della magistratura alla politica, Parodi ha spiegato: “Certamente c’è il rischio, ma non nel senso specifico di una sottoposizione del pm all’esecutivo. Il problema riguarda tutti i magistrati, in un’ottica di modifica dei rapporti di forza fra i poteri. Si tratta di un controllo generalizzato sulla magistratura che deriva dall’indebolimento strutturale del Consiglio Superiore della Magistratura e dalla creazione di un’Alta Corte che sicuramente non potrà dare una risposta adeguata alle esigenze di giustizia disciplinare. Questi sono i veri strumenti attraverso i quali si cerca di modificare il rapporto di forza fra i poteri”. Parodi si è detto “felice” di incontrare Di Pietro “perché ha mantenuto anche lui sempre toni estremamente civili in questo dibattito, rispondendo all’appello del presidente Mattarella”.
La posizione di Di Pietro
Per Antonio Di Pietro, invece, la riforma “mette in condizione il cittadino di essere più sereno quando entra in un’aula di giustizia”. Per Di Pietro non bisogna rincorrere le “suggestioni” sulla “indipendenza e autonomia della magistratura“, che va difesa e che vedrebbe lui stesso – e “l’amico Parodi” – buttarsi nel fuoco per proteggerla. “Questa riforma semplicemente completa un quadro costituzionale che prevede che se c’è un giudice terzo e c’è un primo e secondo davanti a lui in ragione di parità, è bene che quel terzo non sia parente di sangue, fratello di uno dei due. Andreste a giocare una partita in cui l’arbitro lo sceglie uno dei giocatori?”, ha detto Di Pietro.
L’ex pm ha poi rivolto un pensiero ai magistrati che sono stati accusati di “essere dei paramafiosi”. Parole in cui non si riconosce affatto. “Non considero corretto il fatto che si equivalga il Consiglio Superiore, ma neanche l’Associazione Nazionale Magistrati, ma neanche i singoli magistrati a paramafiosi. Ci può essere una mela marcia all’interno di una famiglia”, ha commentato.

