La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, annunciata nel 2022 e inserita nel programma elettorale dell’attuale maggioranza di governo, si avvia alla fase conclusiva. Dopo un iter durato meno di due anni, il provvedimento sarà sottoposto a referendum confermativo il 22 e 23 marzo 2026, passaggio decisivo per la sua eventuale entrata in vigore. Il primo passo formale risale al 29 maggio 2024, quando il Consiglio dei ministri approva il testo iniziale della riforma. I punti cardine riguardano la separazione tra carriera giudicante e requirente, l’istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura — eletti tramite sorteggio — e la creazione di un’Alta Corte disciplinare.
L’iter parlamentare prosegue nei mesi successivi fino al 16 gennaio 2025, quando la Camera dei deputati approva definitivamente il testo. Il passaggio decisivo arriva il 30 ottobre 2025, con il via libera del Senato in seconda votazione: la maggioranza raggiunta è assoluta ma inferiore ai due terzi, condizione che apre alla possibilità di un referendum costituzionale confermativo. Pochi giorni dopo, il 4 novembre 2025, prende ufficialmente avvio il percorso referendario, con il deposito in Cassazione di 85 firme da parte dei deputati di maggioranza. Il 18 novembre successivo, l’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione dichiara ammissibile il quesito.
Il 14 gennaio 2026 viene quindi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica che indice il referendum per i giorni 22 e 23 marzo. Nelle settimane successive, il 6 febbraio, la Cassazione accoglie un nuovo quesito formulato da un gruppo di giuristi promotori della raccolta firme, mentre il giorno successivo il Presidente della Repubblica firma il decreto che integra il quesito con i riferimenti agli articoli della Costituzione modificati, senza modificare la data della consultazione. Si arriva così alle urne del 22 e 23 marzo 2026: domenica si voterà dalle 7 alle 23, mentre lunedì dalle 7 alle 15. Con il referendum si chiude il percorso istituzionale della riforma: spetterà ai cittadini decidere se le nuove norme entreranno in vigore oppure no.

