Salis e l’evento techno a Genova da 140 mila euro. Infuria la polemica, ma…
La sindaca di Genova Silvia Salis (da non confondere con Ilaria che ha altre ambizioni) organizza un evento con Charlotte De Witte, astro nascente della musica techno e raduna in piazza oltre 20.000 persone. E subito piovono italianissime polemiche: “Sindaca, non ci sono soldi e tu li sperperi invitando una dj belga (che un po’ di sano populismo non manca mai)”.
Ma quanto è costata l’ospitata della De Witte? Si parla di circa 140.000 euro tra annessi e connessi, che poi sono il cachet della dj, la logistica, le infrastrutture ecc. Scandalo? Mah, vero è che al comune di Genova non hanno proprio molto da scialare. Ma come ricordava il giornalista Dario Di Donato, bisogna anche guardare l’indotto. Se anche soltanto ognuno dei partecipanti avesse speso 7 euro si sarebbe andati in pari. E se qualcuno fosse venuto da fuori e avesse pernottato? E se, presi dall’euforia della danza, alcuni avessero optato per una pizza? Ecco che il famoso indotto improvvisamente lievita al punto che la città rischia – dio mio – perfino di guadagnarci.
Questa è una grande lezione su come si dovrebbero gestire le città per mantenerle al tempo stesso vive, vivaci e profittevoli. La De Witte è ormai un nome acclamato dal pubblico di tutto il mondo, e quindi è facile pensare che abbia richiamato qualcuno che ha pensato, perché no, di fermarsi qualche giorno all’ombra della Lanterna e fare un giro magari all’acquario. Insomma, ha creato movimento e ha reso la città più utile. Una bella lezione, dicevamo, che bisognerebbe imparare anche in un altro dei tre vertici del “triangolo industriale” che ha popolato le nostre sedute di scuola elementare.
Dunque, se a Milano qualcuno a Palazzo Marino venisse mai punto dalla vaghezza di rendere la città sempre meno esclusiva – nel senso letterale del termine, cioè che esclude le persone che non possono permettersi affitti stratosferici, ristoranti fuori controllo, mezzi di trasporto cari ma non poi così efficienti – potrebbe iniziare a prendere appunti. La stessa De Witte è stata ospite lo scorso anno del capoluogo lombardo. Ma la dinamica è stata differente: concerto, a pagamento, la sera in un noto locale e dj set gratuito ma improvvisato (annunciato all’ultimo via social) gratuito in Darsena. Insomma, non la stessa cosa.
Milano ha bisogno di una scossa perché la sua trasformazione in copia sbiadita di megalopoli mondiale è ormai ultimata. Non è una questione politica ma di opportunità: il capoluogo lombardo ha scelto di provare a intercettare la domanda di super ricchi – complice anche la tassazione agevolata – dopo la Brexit. Ci è riuscita in parte, ma con un prezzo altissimo: ha progressivamente allontanato le persone che Milano la vivevano da generazioni. Altro che gentrification, è stata una vera e propria fuga dalla città diventata ingestibile. Chi aveva ereditato la casa dei nonni poteva metterla a reddito tramite affitti brevi oppure venderla a peso d’oro e accontentarsi di vivere nell’hinterland.
Se però Milano, al di là delle dinamiche di prezzo, tornasse quella città di cuore che fu non troppi anni fa, basterebbero poche mosse per essere nuovamente appetibile: un concerto ogni tanto, gratuito, di una qualche celebrità per aumentare l’indotto. Eventi, manifestazioni, momenti di aggregazione. Ai miei tempi Milano si viveva anche all’esterno, nonostante il clima rigido. Oggi invece i luoghi sono deserti, corso Buenos Aires di sera spettrale così come Corso Vittorio Emanuele. Riprenditi, Milano. E ritrova il gusto di vivere e farti vivere. Magari prendendo spunto anche da città meno blasonate ma un po’ più pratiche.

