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Politica

La rabbia, ma anche la frustrazione. Sono i sentimenti che, viene riferito da diversi presenti in serata a Palazzo Grazioli, caratterizzano in queste ore lo stato d'animo di Silvio Berlusconi, dopo la decisione della Consulta di bocciare il ricorso sul legittimo impedimento negato nell'ambito del processo Mediaset. In tanti, viene spiegato, sono accorsi nella residenza romana dell'ex premier per mostrargli solidarieta', vicinanza e decidere il da farsi. Il Cavaliere, a tutti, ha ribadito che il governo non e' in discussione, semmai serve incalzarlo affinche' le misure care al Pdl siano approvate.

Ora non e' il momento di far precipitare la situazione, avrebbe spiegato a piu' riprese l'ex premier, ma certo in autunno si dovra' fare un bilancio di quanto l'esecutivo e' riuscito a fare. Ma e' soprattutto sulla sua situazione che Berlusconi si e' concentrato nei discorsi con i pidiellini, ministri in testa. Il senso di responsabilita', avrebbe sottolineato, mostrato da noi e da me in prima persona, deve valere per tutti, non solo per il Pdl. Il clima di pacificazione, e' stato il ragionamento, da me auspicato e messo in pratica, deve coinvolgere non solo governo e partiti, ma la politica e le stesse istituzioni del Paese. Tutte, e' ancora il ragionamento, nessuna esclusa. Insomma, viene ancora spiegato, per Berlusconi non puo' essere chiesto al solo Pdl e al suo leader di rinunciare ai propri principi, alle proprie battaglie imponendogli 'silenzio' al quale pero' non corrispondono i giusti 'contrappesi'. E' in larga misura, quanto Berlusconi avrebbe intenzione di dire al Capo dello Stato in un incontro che l'ex premier vorrebbe chiedere gia' nei prossimi giorni, magari prima della sentenza di primo grado attesa gia' per lunedi' prossimo.

Certo, si tratta di ragionamenti, viene spiegato, sull'onda della reazione alla decisione della Consulta, ma che riguardano anche le prossime scadenze giudiziarie che 'pendono sulla testa' del Cavaliere. I primi contatti diretti con il Colle, riferiscono fonti pidielline, sarebbero gia' stati avviati oggi attraverso 'l'ambasciatore' Gianni Letta. Ma a Berlusconi non bastano piu' le rassicurazioni generiche, i segnali - a dire dei pidiellini - inviati nelle ultime settimane dal Colle attraverso interviste, colloqui sui quotidiani e retroscena. Il Cavaliere, che continua a sostenere di essere vittima di un accanimento giudiziario, una persecuzione che non ha fine, vorrebbe direttamente dal Colle garanzie, perche' e' sotto gli occhi di tutti e anche le istituzioni devono prendere atto - avrebbe affermato con i suoi ospiti a Palazzo Grazioli - che la Magistratura usa il suo potere a fini politici per riuscire laddove gli avversari politici non sono finora riusciti, cioe' eliminarlo dalla scena. Il sostegno al governo, dato per esclusivo senso di responsabilita' verso i Paese, rivendica l'ex premier, non puo' essere 'ripagato' con l'acuirsi di una persecuzione giudiziaria che si basa sul nulla. E' di questo, appunto, che il Cavaliere intenderebbe parlare con Napolitano, perche' le parole non bastano piu' di fronte a quello che non lesina a definire un attacco frontale definitivo e la politica e le istituzioni non possono rimanere indifferenti quando, e' il ragionamento, una parte della magistratura sta tentando di renderle subalterne.

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