Sicurezza, piano casa e Zes unica per tutta l’Italia
“Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo, facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di Palazzo. Governeremo, come fanno le persone serie e in pace con la propria coscienza“. Con queste parole Giorgia Meloni ha ribadito il suo impegno a proseguire senza indugio la sua azione di governo, fino alla naturale scadenza della legislatura, in barba a chi la voleva dimessa e pronta a salire al Quirinale.
Ma nel lungo discorso della premier, sono forse tre i punti che meritano un maggiore attenzione per capire meglio quali potrebbero essere le priorità dell’esecutivo, in questo anno e mezzo che ci separa dalle elezioni politiche. Il primo punto che ha citato la premier, non può che riguardare l’economia, che rischia di dovere pagare lo scotto delle nuove tensioni in medioriente e che vuole aprire alle richieste delle imprese di una nuova fase. Da tempo le imprese chiedono maggiore semplificazione e minore burocrazia, ed è per questo che gli uffici tecnici di palazzo Chigi sono al lavoro per estendere a tutto il territorio nazionale una delle misure di maggior successo per lo sviluppo economico del mezzogiorno.
Si tratta della Zes unica, la misura approvata nel 2014 dall’ex ministro degli Affari europei, Raffaele Fitto, che rappresenta un modello di sviluppo economico che ha permesso al Sud tassi di crescita economica superiore al resto del Paese. Il primo a proporlo a novembre era stato Emanuele Orsini e lo aveva ribadito la premier ( tra i due i contatti sono costanti, in quello che viene considerato un rapporto franco e collaborativo, dicono da Palazzo Chigi) nella conferenza stampa di fine anno, e dopo settimane di confronti ecco l’annuncio, forse un po’ a sorpresa “Stiamo infatti studiando- ha detto la premier – le modalità tecniche per riprendere alcuni dei meccanismi, in particolare quelli di semplificazione, della ZES unica che si sono rilevati rivelati i più efficaci e applicarli a tutto il territorio nazionale, perché semplificare, ridurre la burocrazia, ridurre i tempi delle autorizzazioni, in poche parole rendere la vita più facile a chi vuole investire creando lavoro e sviluppo è un passo avanti decisivo, che non deve conoscere restrizioni territoriali”.
In via generale, l’estensione delle ZES a livello nazionale sarebbe in contrasto con le linee guida UE relative agli aiuti regionali e di Stato. Però alcune esperienze delle ZES possono essere estese, soprattutto per quanto riguarda i costi delle procedure. Ad esempio, lo Sportello Unico Digitale può essere la soluzione ideale per snellire la burocrazia e per fare in modo che le autorizzazioni e i crediti di imposta siano attivi nel giro di 30 giorni, senza dover richiedere molteplici verifiche, come l’autorizzazione unica sulla VIA.
L’idea magari sarebbe quella di rafforzare la struttura di missione, brillantemente guidata dall’avvocato Giosy Romano. Un modello che potrebbe anche aiutare ad agevolare il secondo grande impegno che sta a cuore alla premier e all’esecutivo, ed è quello che riguarda il grande piano casa, che già sarebbe all’ordine del giorno del Cdm del 1 maggio 2026. L’obiettivo sono 160 mila nuovi alloggi, 55mila da ristrutturare (con coperture già trovate), 100mila da realizzare ex novo.
Il perno è l’ex direttore generale di Hines Italia Mario Abbadessa, previsto il coinvolgimento di Cdp e (forse) di Poste. Fonti di Palazzo Chigi sostengono che sia tutto pronto e che questo sarà uno dei punti forti della prossima campagna elettorale. E su questo punto un aiuto è arrivato dal “suo” uomo a Bruxelles (il cui supporto sarà certamente fondamentale anche nel progetto sulla estensione della Zes unica) che nella revisione di medio termine della coesione ha dato il via libera alla riprogrammazione di circa 1,1 miliardi di euro dedicati proprio a questo scopo nel marzo 2026.
Queste sarebbero le priorità sul fronte economico, insieme al rafforzamento delle misure a sostegno del lavoro, sempre nel Cdm del 1 maggio, che come da tradizione vedrà il varo di ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva. Ma c’è un altro tema su cui la premier sta già lavorando in maniera solerte, ed è quello della sicurezza, tema da sempre molto sentito dal partito della leader e dal centrodestra tutto: un ulteriore stretta per il rafforzamento della sicurezza.
“Quanto alla sicurezza, so che forse molti italiani si aspettavano di più da questo Governo, nonostante l’impegno su questo fronte abbia rappresentato una priorità costante del nostro operato” ha detto la premier, che sa bene che su questo forse si giocherà moltissimo, stante anche le divisioni sul tema nel campo largo. Dopo i 42000 assunti nelle forze di polizia dal suo insediamento, ha in cantiere in un anno e mezzo altre 27000 assunzioni, oltre a 10.000 unità di volontari in ferma prefissata per fare attività di sicurezza e di controllo del territorio. Ma anche su questo tema, Meloni vuole coinvolgere l’Europa, per rafforzare il protocollo con l’ Albania, che rimane un punto fermo della sua battaglia alla immigrazione irregolare, per renderlo un vero modello per tutta Europa.
La collaborazione con la presidente Von der Leyen sul tema, è ormai ben rodata e in parlamento, a Strasburgo, i popolari sempre più spesso votano con le destre nei provvedimenti per contenere la migrazione irregolare, come nel caso della lista sui paesi sicuri per i rimpatri, qualche settimana fa. Il voto referendario è ormai alle spalle e quello che ora la premier vuole fare in questo ultimo scorcio di legislatura è dare un segnale forte a chi pensa, come la sinistra di avere già la vittoria in tasca.
La situazione internazionale certamente non sta aiutando, malgrado il suo grande impegno, come dimostrato anche nel suo improvviso viaggio nel Golfo, ma ora occorre, è il pensiero di Palazzo Chigi, lavorare su poche ma incisive misure, che possano durare e lasciare il segno, sul solco del programma di governo (su cui vigila il fedelissimo Giovanbattista Fazzolari, sempre più uomo ombra della premier), per lanciare un segnale forte, in vista di elezioni ancora lontane, ma la cui lunga campagna elettorale è già iniziata il 23 marzo scorso.

