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Politica
Tocca alle Unioni civili. Ma non chiamatele matrimoni



Di Adriana Santacroce
 

    Se nella cattolicissima Irlanda arrivano i matrimoni Gay, nella più che bigotta Italia è ora che arrivino le Unioni civili. Qui ci sono il Papa e il Vaticano. E retaggi che vanno al di là del culto religioso. Che intaccano la cultura e il modo di pensare. Quelli di don Camillo, per intenderci. Che hanno supportato il voto per la DC per 40 anni e che poi sono trasmigrati, per buona parte, in Forza Italia.
    In un Paese fatto così è difficile legalizzare le unioni di due persone dello stesso sesso. Sembra più rivoluzionario di quel che è. Ci sono dei blocchi culturali che non entrano neanche nel merito. Dicono no e basta. Solo per preconcetti ideologici. Il governo, però, se è davvero di sinistra come dice il presidente del Consiglio, ora deve darsi una mossa. L'Italia è l'ultimo Paese rimasto, nel blocco occidentale, a non avere una legislazione del genere. È ora che i bigottismi vengano superati.
     Del resto Renzi ha ribadito più volte l'intenzione di procedere in tal senso. E lo stesso Alfano si è detto favorevole al riconoscimento delle Unioni civili. Ovviamente mette dei paletti, che si comprendono benissimo considerata l'estrazione del suo partito. Ma, se entriamo nel merito, vediamo che qualcosa, che mette d'accordo tutti, si può fare. Senza esagerare. Senza pensare al matrimonio ma dando garanzie, diritti e doveri alle coppie dello stesso sesso.
     Cosa vogliono due persone che si amano e che progettano una vita insieme? Il diritto di essere riconosciuti socialmente come coppia. Il dovere di accudirsi l'un l'altro e di rispettarsi a vicenda. La possibilità di poter accedere alle cure in ospedale o all'assistenza in carcere. Il diritto di poter subentrare a un affitto. La monogamia, ovvero il dovere di non contrarre matrimonio o convivenza con un altro. La possibilità di essere riconosciuti come coppia nella graduatoria per una casa popolare. Il dovere di vivere sotto lo stesso tetto. La garanzia patrimoniale che permetta a quello dei due che sopravvive all'altro di godere della pensione di reversibilità e di rientrare nell'asse ereditario. Il dovere, in caso di rottura dell'Unione, di trovarsi delle pratiche da sbrigare e, perché no, di andare da un giudice di pace. Perché l'unione è una cosa seria e non si può romperla dalla sera alla mattina.
      Cosa c'è di così terribile nel riconoscere tutto questo? Perché questi freni che vengono dal mondo conservatore? Se le Unioni civili si limitano a questo credo che anche lo stesso Alfano avrà poco da ridire. E una legge di questo tipo potrà essere varata. Non le chiamo nozze gay perché ritengo che il matrimonio sia quello tra un uomo e una donna. Ma nell'elenco dei diritti e dei doveri siamo molto vicini. Forse si tratta solo di una questione nominalistica, ma tant'è.
      Diverso è il discorso sulla genitorialità. Un conto è la possibilità di riconoscere, in caso di figli provenienti da unioni precedenti, il diritto di adozione da parte del compagno. Qui forse è più facile. Il bambino c'è già. E anche i più riottosi potrebbero venire incontro a un riconoscimento del genere. Più complicata è, invece, l'adozione tout court. O la fecondazione eterologa. Peraltro permessa all'estero e quindi facilmente aggirabile. Qui non mi sento di dare un giudizio. È troppo complicato. Istintivamente penso che per un bambino senza famiglia sia meglio avere due papà o due mamme piuttosto che stare in un istituto. Ma comunque, in ogni caso, questo potrebbe essere deciso in un secondo tempo.
      Per ora basterebbe il riconoscimento delle Unioni civili per rompere un tabù ormai insopportabile. Con un passo alla volta. Perché da qualcosa bisogna pur iniziare. Lo ha ammesso anche la chiesa irlandese. La società è questa e non si può non tenerne conto.
    Coraggio quindi! Non c'è niente di così terribile! Si tratta, solamente, di diritti e doveri tra persone che si vogliono bene. Un paletto, però, io ce lo metterei. Il riconoscimento di queste unioni ha senso solo se sono tra persone dello stesso sesso. Per una coppia eterosessuale c'è il matrimonio. Religioso o civile che sia. Se un uomo e una donna vogliono diritti e doveri di coppia fanno il piacere di sposarsi. Se non sono tanto convinti del vincolo, allora, stiano anche senza diritti. Che è molto meglio. Ma per tutti gli altri, forza, è arrivato il momento.

@AdriSantacroce

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