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'Affogati dal grano canadese' Protestano gli agricoltori pugliesi

"Affermare che è necessario importare grano duro dall’estero, proprio nel momento della raccolta di quello nazionale, come fa Italmopa è una evidente falsità di chi vuole sottopagare il grano italiano facendo chiudere le aziende, per poi lamentarsi che non se ne produce abbastanza", lo ribadisce con forza la Coldiretti in occasione dello scoppio della #guerradelgrano con migliaia di agricoltori alle banchine con trattori per l’arrivo di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari: proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano con evidenti finalità speculative.

Grano Canada cargo
 

"Per affossare le quotazioni del grano italiano fresco e maturato al sole si sceglie consapevolmente di importare grano vecchio dal Canada dove - denuncia la Coldiretti - viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta, per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusato di essere cancerogeno come gli industriali della pasta di Aidepi fanno finta di non sapere, parlando con imbarazzo di qualità.

grano Canada guerra
 

"Una scelta miope perché - precisa la Coldiretti - al di sotto dei costi di produzione non si può sopravvivere con il rischio concreto di alimentare un circolo vizioso che, se adesso provoca la delocalizzazione degli acquisti del grano, domani toccherà gli impianti industriali di produzione della pasta con la perdita di un sistema produttivo che genera ricchezza, occupazione e salvaguardia ambientale. Da pochi centesimi al chilo in più concessi agli agricoltori - conclude la Coldiretti - dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy". 

Non tardano ad arrivare ai manifestanti le espressioni di solidarietà istituzionali, a partire dal presidente del Consiglio Regionale pugliese, Mario Loizzo, che esprime solidarietà e vicinanza ai produttori agricoli pugliesi, ricordando che la  protesta è sostenuta da quindici associazioni di consumatori, che l'Italia è il primo produttore di grano duro in Europa e che contende al Canada il primato mondiale.

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"Nel momento in cui il prezzo per quintale riconosciuto ai coltivatori italiani continua a crollare al di sotto dei costi di produzione - sottolinea Loizzo - l'arrivo di grano canadese è l'ennesima ferita per una filiera di eccellenza per l'agricoltura nazionale e per l'agroalimentare pugliese: il rischio è l'abbandono della coltura", dichiara Loizzo, che sollecita impegno e compattezza a tutti i livelli di governo per affrontare la crisi di mercato del settore cerealicolo, che si protrae da tempo".

"Nel luglio 2016 un ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale - segnala e ricorda - su proposta dell'Ufficio consiliare di Presidenza, chiedeva interventi nazionali e comunitari a sostegno degli agricoltori e a tutela dei consumatori, denunciando le difficoltà delle aziende cerealicole, strette tra il crollo dei prezzi e l’incremento dell’import dall’estero, senza alcun vantaggio per i consumatori, visto che il prezzo della pasta è inalterato, se non aumentato".

Anche per questo il presidente Loizzo torna a richiedere un'intesa tra i produttori pugliesi di grano duro e le aziende pugliesi della pasta, per garantire i prezzi del grano e il reddito dei produttori, in rapporto alla qualità della produzione, incidendo sulla tracciabilità della pasta Made in Puglia.

De Leonardis Gian
 

E dal Gruppo consiliare 'Alternativa Popolare', arriva la nota del presidente, Giannicola De Leonardis: “Il gruppo di Alternativa Popolare ribadisce la piena solidarietà ai produttori agricoli pugliesi esasperati e in fibrillazione per l'ulteriore importazione di ben 50mila tonnellate di grano duro dal Canada".

"L’ennesimo colpo - aggiunge il consigliere regionale dauno - per un comparto che rappresenta l’eccellenza della Puglia e dell’Italia nel mondo, ma già da lungo tempo è agonizzante per la gravissima crisi, determinata dalla caduta vertiginosa del prezzo del prodotto, ormai ampiamente sotto i costi di produzione, tale da scoraggiare qualunque investimento. E tale da impoverire l’agroalimentare pugliese e in particolare della provincia di Foggia, un tempo ritenuta il ‘granaio d’Italia’, ma che è ormai costretta a lasciare questa ideale attribuzione al porto di Bari, dove arriva copioso grano dall’estero che verrà poi spacciato e venduto per italiano senza che i consumatori possano avere un’adeguata e corretta informazione, senza alcun obbligo di tracciabilità e tutela delle produzioni locali".

"Una situazione deprecabile e insostenibile - denuncia De Leonardis - che non si riesce non solo ad arginare, a livello nazionale e comunitario, ma nemmeno ad affrontare. E la vicinanza di circostanza purtroppo non può bastare, senza interventi concreti che non sono protezionistici ma di buon senso, senza una battaglia comune, trasversale e condivisa che non è marginale e di retroguardia ma di sopravvivenza e di interesse generale, senza una Politica che ritrovi la sua vera ragion d’essere. Perché altrimenti ne usciamo tutti sconfitti, non solo depauperati e privati della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra qualità, della nostra capacità di innovazione, del nostro futuro".

 

"Come ha ricordato il presidente Mario Loizzo, il Consiglio regionale si è già inutilmente espresso in merito, sollecitando tutti gli attori istituzionali interessati a tutelare il made in Italy e made in Puglia, gli agricoltori e i consumatori: alla luce dei risultati ottenuti (cioè: nulla), è il momento di riflettere e pensare ad azioni ed iniziative più incisive ed eclatanti”.

Lettieri presid
 

“Condivido e sostengo la giusta battaglia degli agricoltori pugliesi contro la speculazione selvaggia che sta letteralmente mettendo in ginocchio il settore cerealicolo e a favore di una maggiore tutela della produzione italiana di grano attraverso strumenti adeguati di tracciabilità, trasparenza e di etichettatura", dichiara Luigi d'Ambrosio Lettieri (Direzione Italia), "Questo significa anche garanzia di qualità e sicurezza a tutela della salute dei consumatori".

"Mettere fine alla concorrenza sleale e all’import selvaggio che sta facendo crollare i prezzi del nostro grano, qualitativamente superiore a quello importato, è più che un dovere. E a questo fine - precisa Lettieri - credo possano e debbano contribuire anche i pastai italiani e pugliesi in particolare".
 
"In questa direzione va ricercato il dialogo costruttivo sul piano locale e su quello europeo - prosegue il senatore DIt - va messa in campo una mobilitazione capace di incidere profondamente sulle politiche agricole comunitarie senza cedere a compromessi sia sui centri di stoccaggio - che devono essere destinati soprattutto alle produzioni locali - sia sulla trasparenza delle etichettature perché i consumatori possano individuare facilmente e correttamente la provenienza del grano con cui è fatta la pasta che portano in tavola. Vanno incentivati, inoltre, gli accordi e i contratti di filiera a garanzia di una più equa distribuzione del valore del grano".
 
"Essere al fianco degli agricoltori - conclude Lettieri - significa fare gli interessi dell’Italia, del suo futuro e dei consumatori. Non basta la solidarietà, ma azioni concrete”.
 
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Mentre Rosa Barone, consilgliera del M5S, punta il dito sulla speculazione: “La speculazione sta mettendo in ginocchio i produttori di grano pugliesi con prezzi sul campo crollati fino al 50%. L’arrivo di grano dall’estero rappresenta un problema per la salute dei consumatori, economico e sociale. Servono maggiori controlli nei porti”.

“Bisogna porre un argine a una situazione che lascia senza speranza i produttori pugliesi - incalza la consigliera pentastellata - avanzando proposte finalizzate a tutelare le produzioni nostrane. Il settore sta vivendo una crisi senza precedenti - continua - con i raccolti nazionali lasciati nei magazzini per effetto di manovre speculative che provocano la desertificazione di migliaia di ettari di terreno. In questo modo si mette a rischio il futuro della filiera dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy nel mondo come la pasta e il pane".

"Continueremo ad essere a fianco degli agricoltori per la difesa del grano Made in Italy - conclude Barone - e chiediamo che nel più breve tempo possibile le CUN (Commissioni Uniche Nazionali) approvate la scorsa estate possano essere istituite nelle Camere di Commercio, per avere un prezzo del grano opportuno e assolutamente congruo e soprattutto che ci siano controlli nei porti per verificare che il grano estero abbia le necessarie autorizzazioni”.

(gelormini@affaritaliani.it)

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