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Bad bank e mutui visti dal Salento

Su un totale di un milione e duecento quaranta mila clienti, cui risultano concessi prestiti dal nostro Sistema bancario (di cui 920mila con esposizioni al di sotto di € 75.000), sono appena trentaduemila seicento otto (2,63%), i cosiddetti grandi prenditori, ovvero quelli aventi in capo erogazioni superiori a € 500.000.

E, però, sul fronte delle “sofferenze”, ossia a dire crediti deteriorati, partite considerate irrecuperabili ed esposizioni in contenzioso, la ripartizione è praticamente capovolta, nel senso che le “sofferenze” relative” ai grandi prestiti (oltre € 500.000) ammontano a ben 141 miliardi (70,35%), mentre quelle scaturite dai piccoli prestiti (fino a € 500.000) sono pari a 59,6 miliardi (29,65%) e siffatto rovesciamento pro quota la dice lunga. Insomma, altro che il target dei clienti più piccoli s’identifica con il target più debole.

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Tra novembre 2014 e novembre 2015, il totale dei prestiti è passato da 1.414 miliardi a 1.421 miliardi, mentre l’andamento delle sofferenze nel medesimo periodo ha fatto segnare un incremento da 181 (12,81%) a 201 miliardi (14,11%).

In verità, su altre tabelle ufficiali, fonte Centro Studi Unimprese - Banca Italia, da dicembre 2014 a giugno 2015 si riscontrato piccoli divari, risultando ivi riportate sofferenze per 195,1 miliardi e 204,6 miliardi. Tuttavia, ai fini del ragionamento, qui si considera come attuale un’entità arrotondata di 200 miliardi.

In un ulteriore report di Mediobanca Securities del 24/11/2015, si stima il totale dei prestiti deteriorati lordi, cioè senza tener conto degli accantonamenti e svalutazioni, delle principali banche italiane ed emerge un totale di 254,5 miliardi in capo a sole dieci banche: Unicredit 84,4, Intesa Sanpaolo 63,2, Mps 45,3, Banco Popolare 21,7, Ubi 13,1, Bper 11, Popolare Milano 5,9, Credito Valtellinese 5,1, Popolare Sondrio 3,6 e  Credito Emiliano 1,3.

Colpiscono, ovviamente, le consistenze dei primi tre Istituti, che equivalgono all’87,58% delle sopra elencate aziende di credito ai vertici della classifica. Disamine numeriche e di graduatoria a parte, sul tema della crisi o difficoltà o impossibilità di restituzione dei prestiti bancari, è il caso di rimarcare che non si tratta d’un discorso inedito o d’una contingenza nuova.

Insomma, da che mondo è mondo, esiste l’alea che i prestiti si traducano in perdite, nonostante che i responsabili e gli addetti alla concessione operino con prudenza e pongano, insieme con le capacità e l’esperienza professionali, anche la comune quanto oltremodo preziosa “diligenza del buon padre di famiglia”.

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Per cui, in ogni tempo, gli Istituti sono stati chiamati, momento per momento, bilancio per bilancio, ad affrontare senza indugi detta realtà, su due fronti distinti ma entrambi fondamentali.

Primo fronte, all’emersione in modo palese e inconfutabile del deterioramento del credito erogato, cercando immediatamente di tutelarsi con garanzie reali (decreti ingiuntivi, ipoteche, pignoramenti).

Secondo, provvedendo, in ogni esercizio sociale, ad effettuare un’approfondita disamina delle singole pratiche finite in contenzioso, con la valutazione accurata di tutte le eventuali garanzie (reali, personali, immobiliari, ipotecarie) detenute dall’origine o acquisite dopo lo sbocco negativo del credito, stabilendo, anno per anno, una quota di svalutazione o di accantonamento su ciascuna partita di dubbio e/o impossibile rientro, ponendola, beninteso,  a carico del conto economico dell’esercizio stesso.

Ciò evidenziato, è d’obbligo e opportuno osservare, in aggiunta, i continui interventi che gli istituti creditizi dovrebbero badare a porre in atto quasi in tempo reale o, almeno, frequentemente, intorno, a monte e a valle dei prestiti concessi, attraverso contatti e visite alle residenze, sedi e attività dei prenditori e in tal modo rendersi subito conto d’ogni eventuale indizio di anomalie in senso lato e, in particolare, dell’affioramento di dubbi o pregiudizi circa il buon fine e il rimborso dei capitali erogati.

Di fronte alla recente se non recentissima esplosione delle sofferenze, non è difficile dedurre che i “buoni” comportamenti dianzi delineati, tanto prima e al momento delle concessioni dei prestiti, quanto durante la vita dei medesimi, sono stati, se non completamente disattesi e trascurati, perlomeno attenuati su livelli carenti e insufficienti, vuoi come frequenza, vuoi come intensità, vuoi come entità e profondità. Sono principalmente due, gli spaccati dove la “disattenzione”, forse più voluta che occasionale, ha inciso maggiormente.

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Riguardo alle grosse concessioni di prestiti, s’affaccia il dubbio che molte operazioni non recassero i requisiti indispensabili e basilari per essere poste in essere e si dovessero rifiutare in partenza. Ancora, nei casi di concessioni correlate ad investimenti in nuove attività imprenditoriali, si sarebbe dovuto erogare le somme per gradi, parallelamente all’avanzamento degli investimenti stessi, mentre, al contrario sembrerebbe che, talvolta, siano stati messi a disposizioni i fondi, espressamente finalizzati, senza soverchie formalità, dopodiché non si è trovata la minima traccia delle attività imprenditoriali da realizzarsi con quei finanziamenti.

A proposito d’un altro comparto dei prestiti, ovvero quello relativo ai mutui edilizi e, soprattutto, correlati all’acquisto di nuove abitazioni, il Sistema bancario è purtroppo caduto nel gravissimo errore di aumentare la percentuale di erogazione sino al 100%, e anche oltre, della stima dell’immobile (comprendendo i costi dell’arredamento, le commissioni a favore dell’intermediario, le spese notarili e catastali), rispetto al 50%-60% della medesima stima che era in vigore in precedenza.

Tale abnorme dilatazione dei prestiti concedibili, abbinata purtroppo alla diffusa realtà di perizie dei cespiti fortemente e fraudolentemente gonfiate, hanno generato, su larga scala, l’effetto del mancato pagamento delle rate di ammortamento, con la conseguenza della classificazione, fra i deteriorati, di molti crediti di questo genere, crediti che, nel corso di lunghi decenni, si consideravano e si rivelavano di fatto sicuri e pienamente coperti dai beni immobili sottostanti ricevuti in garanzia. Ciò, a prescindere dalla capacità “in nuce” del prenditore di ottemperare al servizio del mutuo, elemento che, pure, si è sempre reso importante valutare.

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A conferma di quanto fosse fondamentale e precauzionale la più bassa percentuale in sede di concessione dei mutui, va ricordato che quando il prenditore, nell’acquistare un immobile, investe e mette materialmente capitali propri per circa la metà del costo, egli è automaticamente e naturalmente portato a “non distrarsi” mai, a non trascurare il pagamento neppure d’una sola rata.

Ciò considerato, in alternativa e avanti d’imboccare il precario percorso della bad bank, di dubbio esito, oltre che con possibili sviluppi a nocumento della collettività (vedasi garanzie, anche se remunerate con una commissione, da rilasciarsi dallo Stato), si vorrebbe suggerire l’opportunità e l’urgenza di costituire, senza nuovi oneri aggiuntivi sulla spesa pubblica, una consistente squadra qualificata di operatori (ad esempio, 1000 ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza, 500 funzionari della Banca d’Italia, 500 funzionari della Consob, 500 funzionari dell’Agenzia delle Entrate) che, sotto la supervisione e il coordinamento dell’Agenzia anticorruzione (Giudice Cantone), si porti, da domani, in ispezione presso tutti gli Istituti di credito.

Passando al setaccio sia le grandi operazioni, che non sono numericamente moltissime, sia le pratiche di mutui ipotecari finite male, soffermandosi sulle modalità di svolgimento delle fasi d’istruttoria e di concessione, sulla raccolta e l’escussione di eventuali garanzie e, in caso di evidenti anomalie, segnalando le inadempienze di qualsivoglia natura agli organismi competenti, per il rapido esercizio delle opportune azioni di responsabilità a carico dei trasgressori – amministratori, vertici, dirigenti, decisori, addetti in genere – senza escludere le azioni previste dalle leggi.

In attesa dei relativi esiti, si proceda, ovviamente, alla confisca dei beni e delle attività riconducibili alle figure coinvolte nelle irregolarità. Questo, giacché si ha l’impressione che, al momento, prevalga più che altro l’intento, attraverso il ripiego sulla soluzione bad bank, di stendere un velo su come si sono svolte le fasi di concessione dei prestiti, con o senza interventi esterni, nonché sulle mancate, sebbene doverose, verifiche e vigilanze durante il loro evolvere, dall’erogazione al passaggio a sofferenza.

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