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PugliaItalia
Brindisi e dintorni: "Barocco Festival Leonardo Leo"

di Carmen Vesca

Il titolo è dedicato a un musicista protagonista del glorioso Settecento napoletano. Il "Barocco Festival Leonardo Leo", diciotto edizioni passate sotto i ponti e una in corso d’opera da una settimana all’ombra di monumenti e siti che chiedono di essere riscoperti e rivissuti. Siamo in Puglia, e precisamente in provincia di Brindisi, dove il fenomeno porta il nome di un figlio di questa terra, Leonardo Leo, e la missione è riaprire pagine di musica barocca e sfogliarle nei luoghi della cultura, con esecutori e strumenti di eccellenza.

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Verrebbe da dire, tutta vitalità del Sud Est italiano. E in effetti, l’aria che si respira in questo Festival è internazionale, con specialisti di musica barocca che vengono da più parti e l’insieme di ciò che si ascolta, oltre al repertorio di Leonardo Leo, è in gran parte musica mediterranea, con un intreccio esclusivo di ritmi popolari e originali elaborazioni dei grandi musicisti, napoletani e non solo, e tanti spagnoli, che non nasconde la sua indole meridiana.

Una cornice di notti barocche che si è trasformata in eccellenza, una periferia musicale entrata nel cuore della musica antica, originale e trascritta, fino a diventare un appuntamento di richiamo e di riferimento per tutto il Mezzogiorno. Un fenomeno di passioni attorno al periodo barocco e alla Scuola Napoletana che ha un artefice, il M.O Cosimo Prontera, docente di cattedra di organo e clavicembalo che ha pensato di sposare la musica, il repertorio dei padri con le bellezze del territorio, con i codici della storia decifrati in meraviglie di pietra.

È il Sud che fa rivivere la sua storia, la interpreta, la disarticola nelle notti lievi di fine agosto, dipanando la musica del Settecento e del fermento napoletano, il genio che invase l’Europa tra tentate egemonie e il tramonto della supremazia spagnola. Una formula semplice ma vincente nella sua semplicità, quella di creare una rassegna itinerante nella provincia brindisina, da sempre diaframma d’acqua con il Mediterraneo dei suoni, delle culture e delle tradizioni riflesse.

Ed è il Sud che recupera un significato messo da parte da tempo, quella identità storica, geografica e culturale indispensabile per aprirsi al mondo e alla conoscenza degli altri. Diciannove edizioni, un modello che mescola seminari e concerti, note e manoscritti, scrigni e monumenti, un filo d’oro ritrovato sull’esperienza di intellettuali e avventurieri che volevano e sognavano per l’Italia una vita civile e politica differente da quella reale: era cominciato il secolo dell’Illuminismo napoletano e gli autori inventavano il passaggio tra XVII e XVIII secolo. Si andava a Napoli per diventare grandi, per educare il proprio talento, era la Napoli di Carlo III nel culmine di quelle trasformazioni che ancora oggi fregiano tratti salienti della città.

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Dalle sue terre piane, la Puglia cullava intelligenze aspre ed ispirazioni classiche increspate dal maestrale salmastro. E qui, Leonardo Leo da San Vito dei Normanni, mura medievali sul limitare della Terra d’Otranto, aveva mosso i primi passi e si era poi trasferito a Napoli per studiare nel conservatorio dei Turchini, fino a innovare ritmo e vibrazioni della musica barocca superando i confini di quell’universo musicale.

Il "Barocco Festival Leonardo Leo" fa sponda tra i luoghi, in nome di quel turismo culturale che pure aveva segnato gli ultimi decenni del Settecento, e quest’anno offre il raro ascolto di due intermezzi comici, genere nato nel “secolo dei salotti” per occupare gli intervalli dei grandi drammi, con firme di Leo e Sellitto, pure quest’ultimo prolifico maestro di cappella, autore di musica sacra e drammatica. Gli intermezzi furono in realtà i primi presagi dell’opera buffa.

La rassegna scandaglia lo spettro della musica antica, spaziando dagli spartiti delle corti napoletane del Seicento (Castello di Mesagne) agli intermezzi di Sellitto (Chiostro della Curia a Brindisi), dagli stili della chitarra barocca (29 agosto nel porto vecchio di Brindisi) alle sonate per flauto di autori veneziani e napoletani del Settecento (30 agosto nel “Cimitero vecchio” di Cisternino), dalle riflessioni del filosofo Biagio De Giovanni (1 settembre nel Chiostro dei Domenicani a San Vito) alle rime e ai ritmi delle viole d’amore e di bordone (5 settembre nell’ex Convento Santa Chiara a Brindisi), fino alle cantate ripiegate nella memoria della canzone napoletana (6 settembre ancora nel Chiostro dei Domenicani a San Vito).

Insomma, una partitura caleidoscopica che innesca curiosità, riscuote appassionati e genera interesse, con il merito - sempre più raro - di accordare le tante anime del nostro infinito patrimonio culturale. Ingresso libero; info baroccofestival.it.

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