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Emiliano a Torino: 'Il nostro posto è in periferia'

Grande partecipazione nelle due giornate di Michele Emiliano, candidato segretario nazionale Pd, a Torino. Tra il mercato di piazza Foroni (detta anche piazzetta Cerignola), in Barriera di Milano, periferia Nord della città, e la puntata a Falchera, con passeggiata in piazza Astengo, accompagnato da tutto il gruppo che su Torino segue la sua mozione, guidato da Alessandro Nigro. 

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“Ho voluto visitare Barriera di Milano, uno dei quartieri storici della sinistra, nel quale però, purtroppo, nelle ultime elezioni, il Pd non è riuscito a prevalere e a sostenere fino in fondo Piero Fassino - ha spiegato Emiliano ai giornalisti - Siamo qui per raccogliere le idee e capire le ragioni di questa difficoltà del Pd a stare vicino soprattutto a quelli che contano di meno, che non sono solo disoccupati, migranti o clochard ma anche lavoratori che stanno qui da cent’anni. Qui c’è la Madonna di Ripalta che protegge piazzetta Cerignola ed  è un luogo nel quale il sudore, la fatica sono consuetudine quotidiana. Ciononostante, noi ci siamo allontanati da questi luoghi e abbiamo cominciato a pensare che la politica sia necessaria solo nel centro cittadino, nei salotti buoni, solo nelle grandi multinazionali, nei luoghi dove il popolo non  riesce a capire neanche più come parliamo. Ecco perché, ancora una volta, come ho fatto tanti anni fa facendo il sindaco di Bari, ho voluto incominciare da un periferia. Ringrazio tutti i compagni e le compagne che mi stanno accompagnando in questo viaggio meraviglioso, segretario del pd compresa, che e li che mi sorride e mi dà forza”.

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E' stata quindi la volta di Torino città, dove il Governatore pugliese ha inaugurato il Comitato “Torino per Emiliano” in via Carena 2: “Noi stiamo tentando di dare un’alternativa a tutti quelli che hanno vissuto male questi tre anni dentro il Pd e che rischiano di strappare la tessera e andare via - ha dichiarato Emiliano ai giornalisti - Siamo un’alternativa anche per coloro che sono rimasti fino ad oggi legati per senso di partito, per disciplina e anche perché credevano in quella ipotesi politica che ormai tutti chiamano “renzismo” e che in realtà, dopo questi mille giorni di governo, ha perso il suo contenuto; cioè, ormai nessuno sa più in che cosa consiste il “renzismo”, visto che quasi tutte le ipotesi avanzate in questi mille giorni sono state smontate o dalla corte costituzionale o dal popolo italiano. Noi vorremo ricominciare con pazienza dalla ricostruzione del partito come soggetto della  partecipazione popolare che ci consenta di rimettere mano alla questione ambientale, del lavoro, della giustizia e dell’uguaglianza, secondo quella che è la nostra  tradizione politica.

"Ieri, qui a Torino, abbiamo cominciato dalle periferie - ha aggiunto Emiliano - perché il nostro posto è questo e non lo sono i consigli di amministrazione delle Enel o dell’Eni. Sono tutte cose importanti, intendiamoci, però il nostro posto non è quello. Ma quello di costruire l’interesse generale o il bene comune, a seconda delle culture di ispirazione. Partendo da chi non conta niente, da chi ha maggiore difficoltà, da quelli che hanno bisogno di un partito per sopravvivere, far sentire la propria voce. E penso che questo non valga solo per quelli che vengono da una tradizione politica di sinistra, ma anche per quelli che vengono da una tradizione cattolico-democratica, liberale, socialista. Tutti sanno che un partito della sinistra o sostiene la parte debole del mercato, del mondo, oppure non ha nessun senso".

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"Noi non possiamo essere, neanche a Torino, il partito che si occupa solo di grandi interessi, di finanza, di battaglie di retroguardia sull’ambiente", ha proseguito, "Non possiamo essere il partito di chi guarda alla produzione di beni e servizi senza rispettare l’ambiente. Quindi, dobbiamo essere il partito che decarbonizza le imprese italiane ed europee. La Gran Bretagna ha già iniziato con u a legge nazionale e la decarbonizzazione è un modo fondamentale col quale proteggere la salute delle persone ed evitare le morti impreviste da pm10".

"Noi dobbiamo anche essere un partito concreto - a sottolineato con decisione -  che risolve i problemi degli altri, non solo quelli dei suoi militanti. Vedo che il Pd, i problemi dei suoi militanti, almeno di quelli più importanti che fanno parte dei “cerchi magici”, li risolve benissimo. Gente che, fino al giorno prima di fare politica, non aveva nessun ruolo nella società, è diventata importantissima, senza avere nessun esame di merito reale. E quindi, il Pd non può essere il partito in cui il merito non conta più niente. Il merito, il sacrificio, il curriculum deve essere il centro della vita del partito”.

Quindi l'approdo al "Circolo 5" del PD di Torino, per presentare personalmente la mozione congressuale “L’Italia è il nostro partito”: “La nostra mozione vuole innanzitutto trovare il modo per consentire al Pd di vincere le prossime elezioni, e credo che sia l’unica che possa farlo. E’ l’unica mozione che può riconciliare il Pd con il popolo italiano. E l’unica mozione che può ricostruire l’unità della sinistra, dal cattolicesimo democratico alla sinistra più radicale, e l’unica mozione che può restituire entusiasmo a quelli che sono andati via. E’ l’unica mozione che vuole ricreare  armonia dentro il partito, non al ribasso, ma rialzando il tiro avendo la pretesa che la politica sia un compito alto, che non serva solo per comporre gli interessi privati di qualcuno. Vorrei che la mia mozione espellesse dal partito gli interessi personali e gli interessi privati di ciascuno di noi. Lo so che è dura, la vita alle volte fa coincidere interessi privati e interessi pubblici, è umano che qualcuno ceda a questa tentazione, ma un partito, un intellettuale collettivo serve assolutamente a ricomporre, a tenere la disciplina, anche l'etica del partito senza della quale il confronto con le altre forze politiche diventa difficile e, direi, impossibile".

"Noi a Torino - ha ricordato Emiliano - abbiamo ceduto il passo dopo avere governato bene questa città. E’ noto a tutti il mio legame con Piero Fassino: sono venuto qui in campagna elettorale tante volte. Oggi qualcuno mi dipinge come un soggetto estraneo al Pd, ma non lo ero quando venivo qui a sostenervi in campagna elettorale. La prima volta ci è andata bene, la seconda no. Perché non siamo riusciti a evitare la sconfitta nonostante Torino sia stata una delle migliori città governate dal Pd? Perché evidentemente in questa città aleggiava già quel sentimento di allontanamento dal Pd dalle comunità, dall’Italia che poi si è consumato la sera del 4 dicembre".
 
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"Non avevo alcuna necessità di candidarmi alla segreteria del partito. Stavo vivendo  assieme a molti altri compagni e compagne, democratici e democratiche, questo momento drammatico. Avrei potuto aspettare guardando dalla finestra quello che stava accadendo. Ma non è nel mio carattere, questo lo avrete capito, e soprattutto non era nell’interesse né del partito né dell’Italia".

"Provate a immaginare questo congresso senza la nostra  mozione", ha concluso Emiliano, "Provate a immaginare questo congresso concentrato in un dialogo tutto interno a ciò che il partito ha già espresso nei 1000 giorni che sono trascorsi; provate a immaginare questo congresso senza il coraggio di chi mi sta aiutando ovunque, persone disinteressate che fanno politica per passione e non per interesse".
 
(gelormini@affaritaliani.it)
Tags:
torino comitato elettorale primarie pdmichele emilianoperiferie posto
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