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Ilva, Emiliano attacca e replica al ministro Calenda

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano replica alle dichiarazioni del ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, su Tap e de carbonizzazione: “Il Ministro Calenda risponda nel merito su Ilva. E non usi affermazioni false per disinformare gli italiani e distrarre la loro attenzione dalla inaccettabile vicenda dell’Ilva di Taranto".

Gino Lisa Emiliano
 

"Su Tap - precisa Emiliano - la posizione della Regione Puglia è chiarissima: si al gasdotto, ma vogliamo che arrivi in un tratto di costa già infrastrutturato e non su una delle spiagge più belle d’Italia. L’idea di decarbonizzare attraverso il gas l’Ilva di Taranto e la Centrale Enel di Brindisi (le due fabbriche a carbone più grandi d’Europa) è della Regione Puglia e non possiamo accettare di essere presi in giro da un ministro che ha appena aggiudicato l’Ilva secondo un piano industriale che non prevede la decarbonizzazione a differenza dell’altro piano che invece la prevedeva”.

Al vetriolo le  precedenti dichiarazioni del ministro, riportate da Askanews: "La gestione della questione del gasdotto Tap in Puglia è stata una follia, una cosa ridicola, per questo serve una clausola forte di supremazia nazionale, perché su determinati dossier lo Stato non può rimanere ostaggio delle Regioni".

Jindal Calenda
 

Carlo Calenda, intervenendo al Festival dell'Energia, ha quindi aggiunto: "Il problema oggi non sono gli investimenti ma le autorizzazioni, faccio l'esempio della follia della gestione di una cosa che ci porta gas, un investimento privato con criteri compatibili con l'ambiente e non vorrei che ci trovassimo in una situazione in cui diciamo usciamo dal carbone e poi si dice il Tap lo fate da un'altra parte, perché vuol dire non farlo".

"Continuo a pensare che il referendum costituzionale fosse uno snodo fondamentale per avere una governance più forte - ha proseguito Calenda - e che un eventuale nuovo governo, qualunque sia, dovrà mettere al centro una clausola forte di supremazia quando c'è un interesse nazionale nella realizzazione di
infrastrutture.

"Anche se c'è stata una sconfitta al referendum il tema resta - ha ribadito Calenda - quel tema è ancora lì. Per le infrastrutture necessarie per uscire in anticipo dal carbone ci vuole un patto firmato col sangue - ha concluso Calenda - uscire in anticipo si può fare ma bisogna fare delle scelte responsabili sulle infrastrutture che sostituiscono il carbone, non si può dire no ai gasdotti, no agli elettrodotti...".

(gelormini@affaritaliani.it)

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