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La nota di Pino Pisicchio 'Dopo il conflitto'

Il conflitto politico nel tempo odierno ha dentro lo spirito guerresco degli indiani nativi americani: ci si dipinge il volto coi colori sgargianti e si fa la faccia truce. Solo che, quando sarà il tempo di seppellire l'ascia di guerra, rischiamo di avere attorno a noi solo  morti e feriti e, alla fine, con uno scenario così devastato, nessun vero  vincitore.

Costituzione ape
 

E' il caso del referendum costituzionale. Già il referendum, per la  sua natura duale, evoca una contrapposizione irriducibile tra il si e il no.  Nel caso specifico abbiamo di fronte l'imponente riforma di 47 articoli e di svariate pagine di norme transitorie.

Siamo onesti: pretendere  un giudizio di merito da parte del corpo elettorale, che già di suo è un risparmiatore cognitivo, è cosa bella ad ascoltarsi, ma assolutamente improbabile a verificarsi. Dunque lo schema finisce per essere pro o contro chi viene identificato come autore della proposta. In questo caso Matteo Renzi.

referendum renzi 02
 

Si aggiunga la tendenza in questo tempo della politica urlata, alla drammatizzazione del conflitto e il risultato è quello che si sta mostrando già da oggi ai nostri occhi:  due "placche" politiche in collisione feroce, con alto rischio di terremoto di magnitudo tale da spaccare tutto.

Eppure dopo il 4 dicembre occorrerà ritrovare una necessaria coesione nazionale per completare le riforme, sia in caso di vittoria del SI' che in caso di prevalenza del NO. Sia in un caso che nell'altro  bisognerà, per esempio,  lavorare sulle leggi elettorali, quella di correzione dell'Italicum e quella per il nuovo Senato. 

Ma, soprattutto, bisognerà evitare i rancorosi ed incendiari strascichi conflittuali, dentro e fuori i partiti, perché l'impulso  referendario alla contrapposizione ha attraversato i partiti e i movimenti così come l' intera società italiana.

pisicchio istituz
 

Cominciamo, allora, a pensare ad un patto civile tra politici responsabili, per evitare che il dopo- referendum sia  uno scenario post-atomico, costruendo una piattaforma condivisa di impegni ed una agenda per l'Italia.

Cominciamo già da oggi, allora,  a chiarire che il voto di domenica non è l'Apocalisse, non e' il "fine mundi" che i notari millenaristi mettevano come incipit ai loro rogiti, perché dopo, la vita civile, sociale e politica di questo nostro paese continuerà.

Così come è continuata dopo lo scoccare dell'Anno Mille, segnando, anzi, una rinascita straordinaria della civiltà europea, quella che avrebbe di lì a poco portato i semi dell'Umanesimo e poi del Rinascimento.

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Pubblcato in precedenza: A Pino Pisicchio il Premio Montecitorio 'Guglielmo Negri'

                                     Partito unico della nazione? Non si farà mai. Esiste già. Si chiama PD.

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