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Mercato Digitale in Puglia, Latronico: ‘Colmiamo il gap tra domanda e offerta’

L’effetto pandemia non ha risparmiato alcun settore: nel 2020 il mercato digitale perderà il 2,4% in Puglia, scendendo appena sotto i tre miliardi di euro, e il 3,1% in Italia (con un valore totale di circa 70 miliardi), interrompendo il trend di crescita costante degli ultimi anni. Bizzarro che anche il fronte ICT sia stato colpito dalla crisi, nonostante l’intero semento non si sia mai fermato, durante il lockdown, e abbia tenuto in vita le principali attività socio-economiche del Paese negli ultimi difficili mesi.

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La ragione di questa flessione sta soprattutto nell’arresto di molte attività produttive e commerciali, che hanno dovuto drasticamente ridurre la domanda di software, dispositivi e contenuti digitali, rinviando gran parte degli investimenti al 2021. Una battuta d’arresto che ha colto di sorpresa anche la Puglia: una regione che era alle prese con un costante recupero del gap digitale.

È questo, in sintesi, il quadro del mercato digitale in Italia e in Puglia rappresentato nel corso di un webinar organizzato dal Distretto Produttivo dell’Informatica pugliese e dalla Sezione Terziario Innovativo e Comunicazione di Confindustria Bari.

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Agli interventi introduttivi di Salvatore Latronico, presidente del Distretto Produttivo dell’Informatica, Stefano D’Ascoli, vicepresidente della Sezione Terziario Innovativo e Comunicazione di Confindustria Bari BAT, e Gianni Sebastiano past president e componente del Comitato Direttivo del Distretto, l’andamento del mercato digitale, è seguita l’illustrazione di Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting cube, sulla base dell’ultimo rapporto Anitec-Assinform.

Capitani ha evidenziato come il 2019 ci abbia consegnato una regione ancora in ritardo nella digitalizzazione, ma con un mercato comunque in crescita, seppure lenta.

Lo scorso anno, infatti, l’ICT pugliese risultava in aumento dell’1,7% rispetto al 2018, mentre il grado di utilizzo di internet nelle imprese del Tacco d’Italia (pc connessi con la rete) si attestava solo al 35,3% rispetto a una media nazionale del 49,9% e meridionale del 36,6%. Inoltre, solo l’87,3% delle imprese pugliesi aveva accesso alla banda larga rispetto al 94,5% dell’Italia e al 92,6% del Sud e appena il 50,4% di loro disponeva di un sito web contro il 72,1% delle aziende italiane e il 57,9% di quelle meridionali. Con un’incidenza sul totale nazionale del 4,3%, l’ICT pugliese ha un peso ancora ridotto, ma nello stesso tempo riserva ampi margini di crescita.

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“La pandemia ha reso evidente come alcune innovazioni siano improrogabili sia nelle imprese che nella PA e il report di Anitec-Assinform - ha commentato il presidente del Distretto Produttivo dell’Informatica pugliese Salvatore Latronico - dimostra che questo è quanto mai necessario per la Puglia. I dati evidenziano carenze strutturali del sistema che potranno essere risolte solo con una strategia sul digitale coordinata e condivisa a livello regionale. Serve una crescita della domanda, ma ancora di più una politica industriale, necessità sulla quale il Distretto sta richiamando l’attenzione del governo regionale. D’altronde, la Puglia è la regione nella quale operano alcune eccellenze del settore, attorno alle quali si sta creando una virtuosa filiera di imprese e di promettenti start up”.

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“Il rallentamento della crescita del mercato ICT Pugliese non ci sorprende - ha sottolineato Stefano D’Ascoli - perché la pandemia ha ridotto la propensione agli investimenti da parte delle aziende maggiormente colpite. Le imprese ICT pugliesi, a fronte di una iniziale e rapida risposta organizzativa - che ha consentito loro di continuare a lavorare su commesse già acquisite - nel medio periodo hanno subito una riduzione degli ordinativi con conseguente calo della produttività”.

“Questa pandemia - ha quindi ribadito Gianni Sebastiano - ha dimostrato quanto la digitalizzazione sia necessaria alla società contemporanea: interi comparti produttivi sono rimasti in attività, grazie alla banda larga e alle applicazioni che la utilizzano. La Puglia ha un vivaio molto attivo di imprese specializzate in tante declinazioni dell’ICT e in grado di esprimere ancora molto potenziale, fortemente connesse, come sono, al mondo della ricerca e all’università”.

“Si tratta di aziende oggi impegnate sui più importanti digital enablers - ha aggiunto Sebastainao - come la cyber security, l’Internet delle cose e l’intelligenza artificiale, che possono diventare una peculiarità della nostra regione. Proprio sulla cyber security il Distretto ha avviato importanti progetti destinati ai comparti spazio, turismo, sanità, pubblica amministrazione”.

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Sull’argomento Affaritaliani.it - Puglia ha rivolto alcune domande a Salvatore Latronico, presidente del Distretto Produttivo dell’Informatica pugliese:

Presidente Latronico, anche il digitale alla fine è risultato positivo, nonostante in qualche modo ci si aspettava che fosse abituato a convivere con le minacce da “virus”?

Ebbene sì, anche se in effetti la cosa è paradossale. Allora, i dati che sono stati riportati nel convegno evidenziano, in prospettiva, un 2020 con un trend del mercato del digitale in calo. Certo, meno degli altri settori, però comunque in calo.

Al di là della moltiplicazione di casi e occasioni di cosiddetto ‘lavoro in remoto’ o ‘ a distanza’ (come il gran numero di videoconferenze), alle aziende sono mancati tempo e tranquillità per palesare le capacità decisionali relative ai progetti di sviluppo dei processi innovativi di digitalizzazione. Non certo favoriti, inoltre, dal rallentamento della stessa produzione.

Questo primo aspetto dell’analisi prevede una forte ripresa nel 2021, in funzione del sentiment diffuso tra gli operatori del mercato, consci della necessaria spinta innovativa. Altra cosa, invece, emerge dai dati consolidati al 2019, che sottolineano una Puglia con un livello di digitalizzazione di base - quantità e qualità di siti web e così via - più basso della media del Mezzogiorno.

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Come ha segnalato lo stesso Capitani, c'è una stranezza di fondo: il fatto è che da un lato abbiamo una forte presenza di aziende che lavorano nel digitale - alcune di notevoli dimensioni e di grandi competenze, tanto da poterle esportare al di fuori del territorio regionale - ma poi riscontriamo l’anomalia di una regione con un livello diffuso di digitalizzazione alquanto modesto.

Una situazione che non è la risultante di un periodo critico segnato dal Covid, quanto la fotografia di qualcosa di più strutturale, per il quale è auspicabile la promozione di un movimento dal basso, che faccia fulcro su una concertazione, per esempio, tra la domanda rappresenta da Confindustria e l'offerta prodotta dallo stesso Distretto Produttivo dell’Informatica. Un Progetto di Sistema e un’azione concertata che possano, in qualche modo, ridurre questo divario tra una buona capacità di offerta delle imprese digitali IT e invece la scarsa qualità della domanda da parte delle imprese produttive locali

Tutto questo cosa determina oggi? 

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Tutto ciò determina il perdurante produrre qualcosa - chiamato ‘ricchezza di conoscenza’ - che viene poi portato fuori regione, non favorendo ricadute sul territorio. Anomalia che richiede anche decisi interventi istituzionali, per ridurre il divario citato adeguandolo ai disegni di politica industriale.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, potremmo dire che l'antidoto - per fortuna - ce l’abbiamo in casa?

Senza dubbio. Infatti, dal confronto è emerso come il mondo della l'Accademia è riconosciuto come riserva di qualità. Ma anche qui emerge l’aspetto distonico di una alta qualità formativa e di un sistema digitale regionale molto basso.

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Se volessimo individuare una o due misure da sollecitare a breve?

Subito un allineamento tra le esigenze specifiche della regione e quelle delle filiere produttive, un incrocio da supportare con misure di politica industriale derivanti da una chiara programmazione di lungo respiro. Da noi la difficoltà non è di ordine tecnologico, quanto culturale. Da questo punto di vista, i bandi faticano a decollare, vanno quindi ripensati e resi più aderenti a quelle scelte condivise con gli attori sui territori.

A far da scenario, infine, a tutto questo resta un quadro ancora poco performante a livello di connettività: dalla rete ‘banda larga’ alla permanenza di intere aree dell’entroterra, che continuano a presentare anche problemi di semplice collegamento telefonico.

Su questo punto ci sono segnali confortanti in vista delle misure e delle opportunità possibiii col Recovery Fund?

Al momento non ci sono proprio segnali!

(gelormini@gmail.com)

 

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