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Migliaia di Agricoltori con i trattori a Bari contro le emergenze agricole
Migliaia di agricoltori con i trattori a Bari contro le emrgenze agricole4

Migliaia gli agricoltori e gli allevatori scesi in piazza a Bari con centinaia di trattori contro le emergenze che mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’agricoltura pugliese, dai cinghiali che invadono campagne e città alla siccità, con la mancanza di acqua che decima i raccolti ed il cibo per i cittadini, fino alla Xylella che ha gravemente compromesso l’olivicoltura salentina.

In migliaia gli agricoltori a Bari per la ricostruzione post Xylella1n migliaia gli agricoltori a Bari per la ricostruzione post Xylella1Guarda la gallery

Su cartelli e striscioni si legge “Noi seminiamo, i cinghiali raccolgono”, “Il cinghiale campa, il campo crepa”, “Chiuso per cinghiali”, “No acqua no agricoltura”, “Puglia assetata”, “Senza acqua l’agricoltura muore”, “Sos siccità”, “No acqua no rigenerazione Salento”, “Bonifica ai produttori”, “Con campi a secco agricoltura ko”, “Burocrazia fa più danni della Xylella”, “Salviamo il Salento: paesaggio e turismo”, mentre dietro il palco c’è una grande scritta “Città e campagna unite contro i cinghiali” Al fianco degli agricoltori si sono schierati esponenti delle istituzioni, sindaci con i gonfaloni e cittadini preoccupati dalla presenza dei cinghiali sotto casa, ma anche delle ripercussioni sulla garanzia e sulla sicurezza del cibo alle famiglie.

Sul Lungomare Nazario Sauro hanno sfilato giovani e donne, che hanno lasciato i campi e le stalle e con le loro storie testimoniano un profondo disagio per le emergenze agricole che incidono sul reddito e sul futuro stesso del loro lavoro in agricoltura.

Luca Lazzaro 33Luca Lazzaro 33Guarda la gallery

A tal proposito, il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzàro, ha commentato il recente emendamento che stanzia risorse a favore del territorio: "I 30 milioni di sostegno alle imprese agricole colpite dalla Xylella, inseriti nel Dl Agricoltura, rappresentano un passo importante e sicuramente positivo. C’è certamente molto ancora da fare considerati i danni fatti al territorio e all’economia del Salento".

"Per iniziare a sanare la situazione e permettere agli agricoltori di ripartire, è necessario attuare immediatamente ciò che proponiamo da sempre: l’istituzione di un commissario straordinario nominato dal Governo, oltre a una struttura e maggiori risorse economiche per affrontare l’emergenza Xylella fastidiosa in Puglia".

"La diffusione della Xylella, partita dalla provincia di Lecce, ha ormai coperto gran parte della provincia di Brindisi, raggiunto il Tarantino e, dal 2018, superato i confini della provincia di Bari. In 14 anni, l'area interessata dall'infezione è passata da 8.000 a circa 160.000 ettari, con una perdita netta di 30.000 posti di lavoro".

"Servono più di 1,5 miliardi di euro per far ripartire - ribadisce una nota di Confagricoltura -  l’economia del territorio e far risorgere il Salento. A essere colpita non è solo l'economia agricola, ma anche quella turistica, legata alla fortissima caratterizzazione di tutta la zona a Sud di Bari. Le bellezze paesaggistiche, la cultura e le tradizioni del Salento non devono rischiare di scomparire. Siamo certi che il Governo saprà individuare con decisione e tempestività ulteriori risorse e soluzioni per la rinascita".

Confagricoltura Puglia richiama l'attenzione sulla necessità di interventi infrastrutturali e di ricerca per combattere efficacemente il batterio e la sua propagazione. "L’olivo è stato anche il simbolo del G7. È fondamentale adesso – conclude la nota -  investire in programmi di ricerca scientifica per trovare soluzioni sostenibili e a lungo termine contro la Xylella fastidiosa. Inoltre, dobbiamo supportare gli agricoltori con incentivi per la riconversione delle colture e l'adozione di pratiche agricole innovative. Solo attraverso una sinergia tra tutti i livelli di governo, le associazioni di categoria e gli agricoltori, potremo fronteggiare efficacemente questa crisi e gettare le basi per un futuro più prospero e sostenibile per la Puglia."

Senza acqua l'agricoltura muore SOS scaffali (1)Senza acqua l'agricoltura muore SOS scaffali (1)Guarda la gallery

Con la siccità che ha fatto seccare  i raccolti e asciugare canali e torrenti, aumentano le scorribande dei branchi di cinghiali a caccia di cibo e acqua, spostandosi da un territorio all’altro, tanto che sono capaci di percorrere fino a 40 chilometri alla volta.  La denuncia arriva da Coldiretti Puglia, con migliaia di agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali, sindaci e consumatori scesi in piazza a Bari davanti al Palazzo della Giunta regionale per far arrivare un grido di allarme altissimo e corale contro l’invasione dei cinghiali e della fauna selvatica, per cui serve l’adozione da parte della Regione Puglia del piano regionale straordinario di contenimento.

“Non c’è più tempo, va adottato immediatamente in Puglia il Piano straordinario per la gestione ed il contenimento della fauna selvatica, che recepisca le misure previste dal decreto interministeriale varato lo scorso anno, per difendere il territorio da una vera e propria invasione”, ha tuonato il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo.

Con la Puglia invasa da 250mila cinghiali, non c’è solo la peste, ma è allarme per la sicurezza delle persone in campagna e città - denuncia Coldiretti Puglia - con i branchi che si spingono fin dentro i centri urbani, fra macchine in sosta, carrozzine con bambini e anziani che vanno a fare la spesa, “Con le aree della Murgia barese e tarantina, del Gargano e del subappennino dauno – tuona il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni - divenute l’eldorado dei cinghiali che devastano i raccolti divorando lenticchie di Altamura. cicerchie, fave, ceci e piselli, broccoletti, ortaggi, piantine appena seminate di favino e grano, uva soprattutto su vite a spalliera, frutta scuotendo gli alberi, tutto il sottobosco e la biodiversità dei boschi e dei parchi”. 

I cinghiali rappresentano anche il principale veicolo di diffusione della peste suina africana, una malattia innocua per l’uomo ma che minaccia la sopravvivenza della norcineria nazionale, una filiera che vale complessivamente circa 20 miliardi. Secondo le attuali regole, basta un cinghiale malato rinvenuto a chilometri di distanza da una stalla per far scattare la decisione di abbattere migliaia di maiali perfettamente sani.

Difenziamo città e campagne dai cinghiali Migliaia di agricoltori e allevatori a BariDifenziamo città e campagne dai cinghiali Migliaia di agricoltori e allevatori a BariGuarda la gallery

I branchi dei cinghiali - sottolinea la Coldiretti – si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con evidenti rischi per la salute. La situazione è diventata insostenibile in città e nelle campagne con danni economici incalcolabili alle produzioni agricole ma – sottolinea Coldiretti – viene compromesso anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale.

In tale scenario anche l’Autorità per la sicurezza alimentare Europea (EFSA) ha lanciato un appello agli Stati dell’Unione Europea, chiedendo misure straordinarie per evitare l’accesso dei cinghiali al cibo e ridurne del numero di capi per limitare il rischio di diffusione della peste suina africana (psa) che colpisce gli animali ma non l’uomo. La maggioranza dei cittadini – conclude Coldiretti Puglia - considera l’eccessiva presenza degli animali selvatici una vera e propria emergenza nazionale che incide sulla sicurezza delle persone oltre che sull’economia e sul lavoro, specie nelle zone più svantaggiate. 

E’ stato d’emergenza in Puglia, stretta nella morsa della siccità grave ed emergenziale, con danni per oltre 1 miliardo di euro in poco più di 2 anni e raccolti dimezzati che rischiano di svuotare gli scaffali, dalle ciliegie al grano, dal miele fino alle olive. E’ la richiesta avanzata da migliaia di agricoltori di Coldiretti che con i cittadini, i sindaci e i consumatori hanno chiesto interventi immediati alla Regione Puglia perché senza acqua l’agricoltura muore e viene a mancare il cibo per i cittadini.

 

Per la siccità e le temperature ben al di sopra della norma sin dall’inverno ne hanno fatto già le spese le clementine, che sono finite al macero, compromesse - ricorda Coldiretti Puglia - dalla mancanza di acqua che ne ha inibito l’accrescimento, ma anche la produzione di grano per fare pane e pasta risulta dimezzata per effetto della prolungata siccità che ha stretto tutta la regione in una morsa per mesi causando il taglio delle rese.

La crisi idrica ha determinato un calo drastico di foraggio verde nei pascoli con l’aggravio dei costi – incalza Coldiretti Puglia -  per l’acquisto di mangimi per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle, ma anche gli apicoltori hanno dovuto dire addio ad oltre 1 vasetto di miele su 2 con le api stremate senza cibo per le fioriture azzerate, con il 60% in meno di raccolta condizionata dal caldo e dalla siccità. Ma a preoccupare – continua Coldiretti Puglia – sono le previsioni della prossima campagna di raccolta delle olive, dove si stima un crollo del 50% rispetto all’anno scorso, con effetti altrettanto gravi sulla produzione di olio extravergine.

La siccità grave e perdurante  sta costringendo gli agricoltori all’irrigazione di soccorso con costi altissimi per il caro gasolio – spiega Coldiretti Puglia - per tirare l’acqua dai pozzi e rifornirsi di acqua con le autobotti, anche per abbeverare gli animali nelle stalle, con i pozzi artesiani  che stanno franando, mentre altri pozzi a falda superficiale, stanno scomparendo, si stanno prosciugando.

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“Se manca l’acqua manca il cibo per i cittadini. I campi e le stalle sono stretti nella morsa dell’emergenza siccità con la fallimentare gestione dell’acqua e della bonifica in Puglia, a partire dalla mancanza delle manutenzioni ordinarie e straordinarie per cui comunque agli agricoltori vengono recapitate le cartelle pazze, ma lo stesso vale per le opere irrigue di cui molte sono incomplete, spesso in stato precario, con perdite non più sostenibili e anche gli invasi realizzati hanno necessità di essere riqualificati, ampliati e resi idonei per una moderna distribuzione sull’area regionale”, ha detto Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.

“Va istituzionalizzato un tavolo regionale permanente per l’emergenza irrigua e la siccità che affronti senza indugio annose quanto impellenti questioni a carico di ARIF e dei consorzi di bonifica commissariati e del consorzio unico. A causa delle reti colabrodo va perso 1 litro di acqua su 2, uno spreco che non ci si può permettere, dall’efficientamento delle reti di adduzione e scolo al completamento impianti incompiuti, dalla manutenzione straordinaria degli impianti irrigui collettivi, pozzi compresi e delle reti di distribuzione di acqua potabile nelle aree rurali al rinnovo degli accordi con le Regioni Basilicata e Molise, dall’ampliamento e messa a regime di impianti idonei per una moderna distribuzione sull’area regionale alla questione annosa dei consorzi di bonifica commissariati”, ha insistito il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni.

Ogni anno va perso l’89% dell’acqua piovana, una dispersione che la Puglia non può permettersi – insiste Coldiretti - considerato che l’acqua non ce l’ha e ha bisogno di importanti opere per ridisegnare il proprio assetto idrico e idrogeologico e per garantire non solo l’approvvigionamento idrico per la popolazione, ma per assicurare corpi irrigui adeguati alle produzioni agricole, artigianali e industriali. La Puglia, tra l’altro, ha il triste primato nazionale di essere la regione d’Italia dove piove meno, ma quando piove in maniera anche violenta, l’acqua non viene raccolta per la mancanza di invasi utili a conservarla, ma il fatto che la Puglia conviva da sempre con la siccità – conclude Coldiretti Puglia -  con oltre il 57% del territorio a rischio desertificazione, impone di non sottovalutare e minimizzare il problema, piuttosto di correre ai ripari una volta per tutte sfruttando le risorse del PNRR anche per far fronte allo stato di emergenza cronica che la nostra regione sopporta, con costi enormi a carico di tutti i settori produttivi e della popolazione stessa.

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E’ urgente un tavolo nazionale permanente con governance multidisciplinare che affronti in maniera sinergica il completamento del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, il contrasto all’avanzamento della Xylrella, l’avvio di un secondo piano per la rigenerazione delle aree colpite dalla Xylella fastidiosa in Puglia, il coordinamento ed il sostegno alle attività di ricerca ed un pieno e consapevole coinvolgimento delle Istituzioni Nazionali e dell’Europa sul problema Xylella. E’ l’appello lanciato dalla piazza a Bari con migliaia di agricoltori  per far tornare a vivere il Salento, dopo il disastro causato dalla Xylella all’olivicoltura, all’ambiente, al paesaggio e al turismo.

Sui cartelli dei manifestanti si legge “Burocrazia fa più danni della Xylella”, “Il salento non vuole morire di Xyella, Subito espianti e reimpianti”, “Salviamo il Salento: paesaggio e turismo”, con gli agricoltori arrivati dal Salento per far sentire la propria voce contro le disattenzioni e le lungaggini burocratiche che stanno ostacolando la rigenerazione” per sollecitare interventi di ricostruzione, quando – denuncia Coldiretti Puglia - il numero stimato di ulivi reimpiantati che sono poco di 3 milioni, contro i 21 milioni di piante infette per la strage causata dalla Xylella, pari ad appena il 14%.

“La Xylella è un problema nazionale, oltre che regionale ed europeo e se dovesse continuare a ‘camminare’, non ci sarà più olio da commercializzare, oltre al danno per l’economia ed il turismo con la perdita di ambiente e paesaggio. La zona di contenimento si è allargata pericolosamente a nord – afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo - e il fronte della malattia è molto ampio, le ‘eradicazioni chirurgiche’ vanno attuate tempestivamente, ma soprattutto vanno attivate misure per espiantare tutti gli ulivi secchi che ancora incombono nelle campagne salentine e finanziate misure per i reimpianti e la ripresa piena dell’attività olivicola”.

“E’ inaccettabile la lentezza nell’istruttoria delle pratiche ed anche nella distribuzione degli aiuti, quando ci vogliono addirittura fino a sei mesi per la liquidazione dell’anticipazione richiesta da alcune imprese. Chiediamo di procedere immediatamente all’avanzamento della graduatoria per tutta la dotazione disponibile di 80 Meuro, dotando sia l’Ente istruttore che l’Ente liquidatore di personale adeguato per accelerare le istruttorie e le liquidazioni degli acconti e dei saldi alle aziende beneficiarie”, ha detto Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Ma serve anche la verifica tecnica delle casistiche dei ritardi – aggiunge Coldiretti Puglia - per procedere senza indugio alla determinazione di eventuali economie o rinunce per continuare a scorrere la graduatoria, oltre alla realizzazione di accordi pubblici/privati per la fornitura di piante con vivai, assicurando quantitativi di materiale a prezzi calmierati e vigilare sulle speculazioni.

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Rispetto alla misura per la ricostruzione del Piano nazionale di Rigenerazione sono giunte 8.133 domande singole e 26 domande collettive (contenenti 879 domande di adesione) per oltre 222 Meuro di richiesta, ma la dotazione finanziaria ammonta a soli 80 Meuro, con il volume complessivo delle erogazioni, tra acconti e saldi, che riguarda al momento soltanto 300 imprese per un importo pari a quasi 9 milioni di euro, una cifra irrisoria rispetto ad una misura fondamentale per la ripresa produttiva, territoriale e paesaggistica dell’area colpita da Xylella che sconta una tempistica lunghissima e incompatibile con le urgenze del territorio colpito.

Solo nell’area infetta risultano contaminati quasi 200mila ettari e 21 milioni di alberi e contro il dilagare della Xylella, che è arrivata in provincia di Bari sono determinanti monitoraggio, campionamento, analisi di laboratorio e continua ricerca, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, per l’individuazione dei focolai nei primissimi stadi della infezione -  conclude Coldiretti Puglia - su piante sensibili e la successiva rimozione secondo legge, così come il controllo della presenza di potenziali vettori contaminati, restano l’unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione. L’efficacia e sistematicità è garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe, anche puntando sulle tecnologie innovative di monitoraggio remoto.

(gelormini@gmail.com)









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