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Molfetta, Cappella Musicale Corradiana. Note di Puglia nelle Basiliche Romane

di Domenico Andriani *

Si avvicina il traguardo dei dieci anni di attività per la Cappella Musicale Corradiana, l'impeccabile coro polifonico fondato e diretto da Antonio Magarelli. Un bel tratto di strada, non c'è che dire, soprattutto se si pensa al contributo offerto dalla formazione molfettese alla valorizzazione di un patrimonio musicale spesso colpevolmente dimenticato, al grado di maturità artistica raggiunto e ai tanti successi riscossi in Italia e all'estero, frutto di scelte oculate, rigore musicologico ed esecutivo, un impegno profuso con continuità lungo tutto l'anno e non solo a ridosso e in funzione dell'esibizione.

Foto Cappella Musicale Corradiana
 

Se n'è accorto, a giudicare dall'accoglienza calorosa, il folto pubblico presente nella Chiesa del Purgatorio di Palo del Colle dove, ospitata dal Festival Anima Mea, la Cappella Corradiana ha offerto un'anteprima pugliese del concerto che terrà a Roma giovedì 13 ottobre.

Il prestigioso invito è giunto dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, nell'ambito del Convegno Internazionale di Studi “Alla ricerca di soluzioni. Nuova luce sul V Concilio Lateranense”, indetto per i cinquecento anni dell'assise che si chiuse alla vigilia della Riforma protestante. Il concerto avrà luogo alle 17.30 nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e passerà in rassegna alcune tra le pagine più significative della polifonia romana tra Cinquecento e primo Seicento. L'indomani, il 14 ottobre, il coro animerà la liturgia nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

"Musicalmente parlando il Cinquecento italiano fu un secolo di grandi trasformazioni, e il programma scelto per l'occasione lo dimostra. Per tacere della straordinaria fioritura del madrigale in ambito profano, sono questi gli anni in cui «la scuola musicale romana, affrancandosi gradualmente dal magistero dei franco-fiamminghi, struttura la sua identità universalmente riconosciuta, imitata e reinterpretata", sottolinea Gaetano Magarelli, organista e maestro di cappella della cattedrale di Molfetta, che interverrà al convegno con una conferenza sul tema.

san giovanni in laterano
 

Se molte questioni legate al Concilio Lateranense sono ancora da chiarire, sappiamo invece per certo quanto il successivo e ben più noto Concilio di Trento abbia inciso sullo sviluppo della polifonia romana, imponendo uno stile piano e intelligibile, funzionale alla comprensione del testo liturgico, contro le complicazioni contrappuntistiche degli “oltremontani”. E sappiamo che al sommo Palestrina spettò il compito di interpretare il nuovo corso, come dimostrano i tre celebri mottetti che figurano al cuore del concerto, esemplari per la capacità di piegare il contrappunto a un'espressività intimamente connessa al senso del testo intonato.

Ma prima dell'avvento del princeps musicae chi fu il maggior compositore italiano? Con tutta probabilità Costanzo Festa, di cui verrà proposto quel Te Deum rimasto per secoli nel repertorio della Cappella Sistina e forse mai eseguito in tempi moderni, opera dall'architettura massiccia e arcaizzante che sembra contraddire la formazione fiamminga del suo autore e che nella ricerca di una maggiore chiarezza nell'intreccio delle parti anticipa il nuovo stile di indirizzo controriformistico.

Passando poi per gli spagnoli Morales e Victoria il concerto si spingerà sulla soglia del Barocco, e offrirà con Anerio e Nanino (solisti A. Bellocchio, E. Facchini e G. Borreggine) due esempi di una scrittura già segnata dalla lezione monteverdiana (la musica come amplificazione delle più piccole sfumature emotive del testo), e con il magnifico Dixit Dominus per doppio coro, sempre di Victoria, un antesignano di quello “stile concertato” che, facendo confliggere all'interno della composizione elementi fra loro eterogenei, avrebbe definitivamente messo in crisi l'orizzonte compatto ed equilibrato della polifonia cinquecentesca.

* Musicologo

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