‘Ogulnar’ di Luciana De Palma e il potere salvifico delle parole - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 22:45

‘Ogulnar’ di Luciana De Palma
e il potere salvifico delle parole

La poesia di Ogulnar, la solituridine della scrittura e la coralità della lettura nel deserto del Karakum in Turkmenistan tra le pagine di Luciana De Palma.

di Antonio V. Gelormini

Parafrasando le riflessioni di Ugo Foscolo ed Ennio Flaiano, per una massima da scolpire sull’architrave di un ideale Ateneo - fornitaci dalla creatività guidata di un’AI - potremmo così sintetizzare: “Quando la sapienza avrà messo tutto in ordine, toccherà alla poesia mischiare nuovamente le carte”.

Ha questo taglio di saggezza ancestrale, custodito nel fuoco vivo della creatività più innocente e spesso crudelmente mortificata, l’ultimo arabesco letterario di Luciana De Palma ‘Ogulnar’ - Les Flaneurs Edizioni ambientato in un villaggio del Turkmenistan, nell’infuocato deserto del Karakum. Una distesa arida che copre il 70% del Paese, lungo la Via della Seta, profondamente e ulteriormente segnata dal famoso Cratere di Darvaza, soprannominato "Porta dell'Inferno", dove un incendio di gas naturale - innescato accidentalmente nel 1971 - brucia incessantemente da oltre mezzo secolo.


 

In tale perverso e piagato contesto medio-orientale si dipana la parabola poetica di una ragazza adolescente - terza figlia tra cinque maschi - dotata del “fuoco sacro” di una forza creativa dell’immaginazione, per vivere il linguaggio universale del verso cantato. Quello della poesia, anche come strumento ‘impalpabile’ di evasione: liberatorio per chi scrive e consolatorio, stimolante e balsamico per chi legge o ascolta.

Un ponte straordinario e controverso con chi le è vicino, ma soprattutto verso mondi più distanti e magari sconosciuti, capace di trasformare emozioni, pensieri e intuizioni in un’esperienza profondamente curativa. In pratica, l’esercizio narrativo sul “Potere salvifico delle parole”, che l’autrice ricama nella solitudine della scrittura propedeutica alla coralità della lettura, che con la poesia si fa canto comunitario.


 

Per certi aspetti, quello che i sei saggi del villaggio colgono nella dote incontenibile e ‘scombussolante’ di Ogulnar, alla quale proveranno a dare un senso - cercando di garantire un futuro rivitalizzante al passato ripiegato su sé stessi - senza essere capaci di governarne le conseguenze: dato che la paura del cambiamento irrigidirà le prospettive di Damla (il nome del villaggio) e dei suoi abitanti.

Come “L’uomo che cercava l’orizzonte” di Luis Sepulvèda, Ogulnar non disobbedisce, ma segue un istinto: quello mosso e stimolato dal suo talento. Lo stesso che spinge l’autrice a capovolgere il legame con la protagonista del racconto: provando a calcarne il cliché, dando un taglio poetico alla narrazione, a sua volta ispirata dai paesaggi orientali, dalla volta stellata delle “Mille e una notte”, dal silenzio ovattato del deserto, dai riverberi capaci di allungare l’ombra dei cammelli e di proiettarne i sentori travolgenti, ben oltre lo sfogliare di pagine intrise di profumi conturbanti, aromi speziati e miraggi onirici.


 

Ogulnar dovrà fare i conti con l’ineludibile solitudine della scrittura e ancor più dei poeti. Coraggio e determinazione la porteranno a una scelta radicale affidata alle evoluzioni metaforiche di un tappeto volante. Ma i versi non declamati, non ascoltati e non condivisi difficilmente potranno essere fecondi per nuova e stimolante creatività, anche se il seme per dare frutto ‘deve morire’. Per cui, ci piace pensare che i versi svolazzanti come farfalle, affidate al volo di quel tappeto irrefrenabile, possano alimentare la speranza che riescano a riempire il silenzio del deserto, in un baluginio ammaliante tra i riflessi del sole accecante e i riverberi incantevoli di tramonti infuocati.


 

"Viviamo di assenze, siamo il risutato di molte mancanze, ci fa più paura la scarsità di spazio del nostro villaggio che l'immensità dell'universo. Siamo provvisti di una lanterna in cui è caduto uno spicchio di luna. Dovremmo sempre ricordarcelo".

(gelormini@gmail.com)