Stimolare spunto e risveglio creativo nell’animo e nella riflessione di adolescenti, quotidianamente tentati dall’omologazione culturale del digitale di pronto-uso, è testimonianza di perseveranza e fiducia nella “semina”.

Farlo coinvolgendo gli insegnanti, la scuola, le famiglie e la comunità “reale”, al posto di quella “virtuale”, è ulteriore voce in “controcanto” nel coro silente di indifferenze e di solitudini diffuse, disperse nei labirinti chiassosi della fibra ottica.
Questo il merito principale ed encomiabile del Premio di Poesia “Ragazzo d’Oro – Armando Rositani”, nel ricordo del suo fondatore, che dal 1982 è dedicato ai ragazzi delle scuole medie di Bari e provincia.
Un trofeo ambito che, come la storica Coppa Rimet, bisogna aggiudicarsi tre volte per poterlo avere “definitivamente” nella vetrina-bacheca della Scuola, altrimenti continua il suo “pellegrinaggio” – di istituto in istituto – seguendo i vincitori di ciascuna edizione del Premio.

Dopo la scomparsa di Armando Rositani a indossare con successo, impegno ed emozione i paramenti nobili di “vestale del Premio” è toccato a sua moglie Mariuccia Verrone, che con tenacia, amore e dedizione ha saputo tenere in vita e rafforzare un appuntamento vitale e significativo – oltre che evocativo – nel percorso formativo e culturale dei ragazzi di Bari Metropolitana. L’organizzazione della manifestazione, infatti, è a cura della Rivista “Radarlevante” diretta dalla stessa Verrone.
Un lavoro a più mani, che per questa XXXIII edizione ha visto la partecipazione in concorso di circa 100 poesie, e che nella cornice classica del Circolo Unione a Bari ha formalizzato la consegna del trofeo alla Scuola Media “Michelangelo” BA, che per la terza volta porta un suo alunno alla vittoria.
Stefano Pavone con “Mater” è infatti il vincitore assoluto del Premio Ragazzo d’Oro 2017, Medaglie d’oro insieme a lui Giorgia Selvano con “Clandestino!” (Istituto Comprensivo “Zingarelli” BA), che ha ricevuto anche il riconoscimento critico degli Autori dell’Accademia dell’Acquasale, e Alice Epifani con “Il disastro che sono” (Scuola Media “Michelangelo” BA).
Tre medaglie d’oro e sette medaglie d’argento sono stati i premi assegnati dalla giuria presieduta da Gabriele De Martino – Docente di Greco all’Università di Foggia, e composta da Mariuccia Verrone ved. Rositani, Antonio V. Gelormini – Capo Redattore Affaritaliani.it e presidente dell’Accademia dell’Acquasale, Gabriella Putignani – Insegnante di Lettere, Giulia Ancona – Insegnante di Storia dell’Arte, Arianna Monicelli – Coordinatrice del Concorso e Giacomo Tomasicchio – Presidente del Circolo Unione Bari.

Le poesie sono state lette da due “voci autoctone” eccellenti e suggestive del Teatro italiano: Armando Merenda e Cristina Angiuli. Mentre il maestro Gaetano Piscopo ha diretto il Coro Voci Bianche, frutto di un’altra attività di semina culturale tra le generazioni più giovani: quella della Didattica Musicale, che da sempre ha accompagnato la poesia (Omero: “Cantami o Diva…”) e ovunque ha sempre utilizzato una membrana (pelle), per segnarne timbro e ritmo. Anche per questo gli intermezzi musicali hanno avuto come esordio un motivo gioioso di antica tradizione africana.
Un’occasione, infine, per ribadire come la creatività nasca – sin dalla notte dei tempi – dalla sofferenza, dalla speranza e dagli stimoli appassionanti che man mano la animano. A tal proposito, curioso che la Giuria – per decidere i vincitori del Premio – si sia riunita il 21 aprile: giorno che segna il Natale di Roma. La città Caput mundi la cui fondazione risale all’arrivo di Enea sulla costa laziale e al suo matrimonio con Lavinia: lo stesso Enea, che era fuggito da Troia in fiamme, portando con sé il padre Anchise sulle spalle (il passato, la tradizione e l’esperienza) e avendo per mano il figlio Ascanio (il futuro, la speranza e l’innovazione).
(gelormini@affaritaliani.it)
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