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Moro comizio

C’era una volta Aldo Moro, lo statista pugliese che finì miseramente i suoi giorni assassinato dalle Brigate Rosse.

Nessun giudizio sul suo ruolo e sulla sua figura di politico, ma solamente il ricordo di un uomo mite, il quale pareva portasse, nello sguardo, la mollezza dello scirocco del sud, un uomo dalla mente comunque illuminata e, sovente, innovativa e lungimirante.

Chi scrive, da giovane, ebbe modo, in compagnia del proprio padre, di vederlo personalmente, in un pomeriggio estivo, in un paese del Salento, dove Moro era stato invitato per l’inaugurazione di un museo, opera di pubblica fruibilità sorta all’interno di un parco già appartenuto a una famiglia del posto.

Nonostante l’altissimo incarico ricoperto, il personaggio si presentava quasi impaurito, sballottato qua e  là in mezzo a una folla notevole, guidato esclusivamente dalle braccia degli agenti che gli stavano intorno e lo proteggevano.

Di lui, tutti, amici e avversari, lodavano e ammiravano la compostezza del tratto, civilissimo e raffinato, mai una parola a voce alta.

Qualcuno che lo conosceva bene ha voluto sottolineare come, nei momenti di maggiore tensione dialettica con avversari o gente che non la pensava come lui, di fronte anche a feroci invettive o accuse o contestazioni irrispettose e sonanti, il massimo della sua reazione fosse la frase: ”Senta, per piacere, si sforzi di non essere ineducato”.

Così Moro e, al momento, nell’ambito della realtà attuale, non può non venire alla mente la figura del fondatore e leader del Movimento5Stelle, Beppe Grillo, ad onor del vero nient’affatto caso isolato, ma appena la punta di un iceberg, tanti e numerosi essendo i protagonisti o comprimari della scena politica che, più o meno, gli assomigliano.

Un personaggio, che, pure a voler considerare il cambiamento dei tempi, è completamente l’opposto di quello ricordato prima: difatti, Grillo, già bravissimo comico, apprezzato sul palcoscenico, da quando ha preso a occuparsi di politica e fondato un suo movimento, si fa più che altro notare e si distingue per la coloritura - un eufemismo - del suo linguaggio.

Cioè a dire, egli, non riesce a metter giù una frase, una riflessione, praticamente, tra una parola e l’altra, cade immancabilmente, forse volutamente, in volgarità, insulti, accezioni da turpiloquio.

Anche qui, nessun parere riguardo, invece, alle sue idee, avranno magari validità e buon motivo affinché egli cerchi di proclamarle ed imporle, ma non si può non mettere in  risalto quanto sia scivolato giù il linguaggio, il modo di parlare.

A questo punto, anzi, sorge un dubbio. Come è noto, sono anni che, sul versante finanziario e precisamente riguardo agli interessi da pagarsi a fronte del nostro debito pubblico, si parla del benedetto spread: orbene, siamo davvero sicuri che, nei giudizi che, gli operatori internazionali e gli stessi governanti degli altri Paesi, si fanno della nostra realtà, con il correlato effetto, in taluni periodi, dell’ascesa sino a termini preoccupanti di detto differenziale e del conseguente onere che viene a ricadere sulle casse dello Stato, non abbia a incidere, insieme a fattori di differente genere, pure la caratteristica, propria di casa nostra, basata su accuse, insulti, contestazioni ad ogni piè sospinto dell’uno contro l’altro, esattamente l’opposto, cioè,  di un clima di unità e di collaborazione che accomuni  i vari schieramenti per costruire qualcosa di buono, per cercare di fare fronte unito e risolvere  o per lo meno attenuare i problemi, così da assicurare  un futuro meno precario e pesante rispetto alla delicata situazione che, ahinoi, ci affanna da lunga pezza?

E’ un dubbio, un serio dubbio, mi piacerebbe sentire il pensiero di altri.

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