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Turismo, erosione delle coste e clima: 'STIMARE' asse UniBo e Politecnico Bari

Consegnare un mare sano alle future generazioni. Un obiettivo da raggiungere attraverso lo studio e il monitoraggio dello stato di salute delle coste ricavando informazioni utili per la necessaria azione di programmazione e pianificazione.

Stimare

È quanto emerge a conclusione del Progetto di Ricerca biennale (2019/2021) STIMARE (Strategie Innovative per il Monitoraggio e l’Analisi del Rischio Erosione), coordinato dall’Università di Bologna, realizzato con il Politecnico di Bari (finanziato* dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque), i cui esiti saranno presentati venerdì 2 luglio alle ore 12,00 in conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, alla quale interverranno il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, la Sottosegretaria di Stato con delega alla Digitalizzazione, Assuntela Messina, Renata Archetti, docente Università di Bologna e coordinatrice scientifica di STIMARE, Leonardo Damiani, docente Politecnico di Bari.

Un progetto che contiene nel nome tutto il senso e l’impegno verso la tutela e la salvaguardia del mare, che necessita della giusta attenzione per provare a invertire la rotta di un fenomeno, quale quello dell’erosione costiera, tutt’altro che marginale.

Le attività antropiche lungo le coste - l’alterazione dei bacini fluviali e del paesaggio, l’estrazione di acqua e idrocarburi dal sottosuolo – hanno, infatti, accelerato i processi di erosione costiera. I cambiamenti climatici, causa anche dell’aumento del livello medio del mare e di mareggiate sempre più intense e distruttive, accelerano il progressivo arretramento delle coste ed intensificano gli eventi di allagamento.

cingolani

STIMARE è un progetto innovativo - realizzato da un team di 28 ricercatori coinvolti di cui il 43% è rappresentato da donne - nei metodi e nelle soluzioni proposte, che punta ad attenuare l’erosione costiera in modo sostenibile, attraverso azioni di gestione e opere a bassissimo impatto ambientale che non contrastano le naturali forzanti che causano l’erosione, ma cooperano con esse per invertirne il trend (da erosivo a ripascitivo).

Renata Archetti

"Reagire alle mutazioni del territorio e delle coste dovute ai cambiamenti climatici è una tra le tante sfide del prossimo futuro - spiega Renata Archetti, ingegnere, docente dell’Università di Bologna e coordinatrice scientifica del progetto STIMARE - ciò sarà possibile mediante le conoscenze integrate di esperti ingegneri, oceanografi, geomatici, sociologi economisti e molte altre. È necessaria l’acquisizione di dati ambientali frequenti ed estesi sul territorio ed in mare per validare le previsioni delle trasformazioni in atto, ingegnarsi a concepire soluzioni a basso impatto per mitigare la vulnerabilità delle nostre coste. STIMARE ha contribuito in piccola scala, concorrendo all’ambizioso obiettivo di lasciare alle prossime generazioni il mare e le coste sane e capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici".

Del resto l’attenzione alla tutela del mare figura anche fra le cinque missioni dell’Unione Europea  (https://ec.europa.eu/info/research-and-innovation/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe/missions-horizon-europe_en) all’interno dell’ambizioso programma di ricerca Horizon Europe (HE), che individua al 2030 la salute degli oceani come una delle 5 missioni. 

STIMARE si è concentrato su 4 siti di studio (Riccione, Cervia, Margherita di Savoia e Monopoli), analizzando gli impatti di 2 tecniche di difesa (Drenaggio delle spiagge e Eiettori), metodi di analisi dati, implementazione di sistemi di monitoraggio a basso costo, analisi della percezione del rischio di erosione mediante sondaggi, che rappresenta una significativa novità nel panorama della ricerca scientifica. 

Monitorare le spiagge è un’attività strategica e funzionale nella pianificazione e gestione della costa, per comprendere l’evoluzione costiera a breve e a medio-lungo termine, per condurre analisi sulle dinamiche costiere e valutare l’efficienza delle strategie messe in pratica e da adottare in futuro non per la salvaguardia della spiaggia stessa, ma anche per le inevitabili ricadute sul settore turistico.

Sono state implementate videocamere intelligenti capaci di rilevare ed interpretare in tempo reale l'evoluzione della linea di riva, e mediante droni sono stati realizzati rilievi della topografia. La disponibilità dei big data raccolti permetterà, mediante tecnologie digitali (cloud, capacità di calcolo, intelligenza artificiale e analisi dei dati) di realizzare un ‘digital twin’, cioè un ‘gemello digitale’ del sistema mare/costa sul quale ‘testare’ scenari climatici, fattori di stress antropici o strategie politiche del Green Deal. Tutto ciò fornirà misure per migliorare la gestione del rischio di catastrofi, sviluppare piani territoriali, riferire sullo stato dell’ambiente, sulle attività costiere e misurarne l’impatto.

Damiani Leo

"Nel corso del progetto si è tentato di sensibilizzare tutti gli stakeholders pubblici e privati per tentare di avviare un percorso virtuoso a contrasto dell’erosione - aggiunge Leonardo Damiani, ingegnere, docente del Politecnico di Bari - abbiamo ricevuto un’ottima risposta, con provvedimenti regionali che tendono a suggerire interventi di tutela e manutenzione delle spiagge con risorse di privati e con burocrazia snellita. Le numerose interviste in spiaggia, con il coinvolgimento degli studenti, ha consentito di valutare la percezione del rischio da parte di utenti e concessionari; purtroppo il Covid ha impedito di ripetere l’esperienza in spiaggia, stimolante anche sul piano umano e formativo degli studenti; ciononostante abbiamo proseguito la somministrazione di questionari online, dando così compimento al programma previsto".

In definitiva, l’aumento delle aree costiere interessate da imponenti processi erosivi rende impossibile reperire le risorse necessarie per mettere in sicurezza l’intero territorio. Occorre, quindi, uno strumento oggettivo per stabilire le priorità verso cui indirizzare le risorse disponibili e la valutazione del rischio può essere di soccorso a tale esigenza.

Fig. 2   Puglia

Il Progetto STIMARE in cifre

Più di 5000 linee di riva estratte da videomonitoraggio

6 gruppi di ricerca

28 ricercatori coinvolti

43% ricercatrici donne

7 meeting di progetto

4 località prescelte su cui focalizzare lo studio Cervia, Riccione, Monopoli e Margherita di Savoia

2 soluzioni per la difesa costiera

2500 interviste a turisti, residenti, titolari di stabilimenti balneari sulla percezione del rischio 

FotoGruppoStimareBari

Più di 50 simulazioni di onde e correnti

3 voli droni

18 rilievi batimetrici

*Progetto realizzato a mezzo dei contributi di cui alla L. 5/1/2017 n. 4 “Interventi per il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche”, per progetti di ricerca finalizzati alla previsione e alla prevenzione dei rischi geologici di interesse del Ministero per la Transizione Ecologica - Direzione Generale per la Sicurezza del Suolo e dell’Acqua.

(gelormini@gmail.com)

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SCHEDE TECNICHE - PROGETTO STIMARE

Erosione in Emilia Romagna 

UniBo

L’erosione della costa emiliano-romagnola ha avuto inizio nei primi decenni del Novecento, ma è nella seconda parte che si è intensificata fino ad arrivare ad interessare 105 km di litorale emiliano-romagnolo, su un totale di 130km. In passato alcuni interventi (scogliere parallele emerse, scogliere radenti, pennelli in roccia o in pali di legno) hanno fermato l’avanzata del mare, determinando però un impatto paesaggistico-ambientale che ha messo a rischio lo sviluppo dell’industria turistico-balneare.

Per ridurre gli impatti legati a questo tipo di opere di difesa, la Regione Emilia Romagna ha avviato, a partire dai primi anni Ottanta, una nuova strategia di salvaguardia della costa basata sull’impiego del ripascimento artificiale come sistema di difesa dei litorali dall’ingressione marina e dall’erosione.

Dal 1983 al 2018, complessivamente sono stati apportati quasi 13 milioni di mc di materiale sabbioso di varia provenienza sul litorale emiliano-romagnolo. A valle degli interventi più recenti, lo stato del litorale emiliano-romagnolo risulta in accumulo per il 36%, stabile per il 46% e in erosione per il 18% (in assenza di tali interventi di ripascimento il 47% si troverebbe in condizioni critiche, di cui il 26% sarebbe in erosione).

Erosione in Puglia 

PoliBa

Anche la Puglia, con i suoi 970 chilometri di costa, è stata interessata, sin dagli anni Cinquanta, da diffusi fenomeni di erosione delle coste sabbiose. Lo studio condotto nell’ambito del Piano Regionale delle Coste ha evidenziato attraverso l’analisi della linea di costa riferita agli anni 1992, 2000 e 2005 un arretramento medio del 4,6%, che è un valore inferiore a quello rilevato dall’APAT nel periodo 1950/2000, pari al 21,4%, per scostamenti di linee di costa superiori ai 30 metri.

Tali risultati indicano che i fenomeni erosivi più intensi sono intervenuti prima del 1992, con un andamento decrescente nel periodo successivo. Se da un lato, dunque, il trend appare confortante, d’altra parte è da considerare che i tratti ancora oggi in erosione coincidono, in genere, con quelli che hanno già subito precedentemente forti arretramenti, per cui ulteriori azioni erosive, anche se di piccola entità, potrebbero determinare la scomparsa completa dell’arenile.

Gli studi condotti nel corso degli ultimi anni confermano, peraltro, lo stato di sofferenza della maggior parte delle spiagge sabbiose pugliesi, imputabile principalmente alla crescente pressione antropica, alle variazioni climatiche che hanno determinato una modifica delle condizioni meteomarine, nonché alla riduzione degli apporti solidi, per la sistemazione di falesie e corsi d’acqua.

Gli ultimi studi condotti in riferimento al periodo 2005-2017 mostrano come circa il 33.2 % delle coste sabbiose siano stati interessati da fenomeni erosivi e il 21.6 % da fenomeni di avanzamento. Circa il 45 % risulta essere pressoché stabile.

fiumicino porto erosione

Qualche numero sull’innalzamento del livello del mare

Il livello del Mediterraneo si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale. Secondo le proiezioni dell’ENEA entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento. Entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri (modello cautelativo) e tra 1,31 metri e 1,45 metri (su base meno prudenziale). A questi valori bisogna aggiungere l’effetto del cosiddetto storm surge, generato dalla coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale anche superiore ad 1 metro.

messina assuntela

Turismo* - L’erosione costiera è un fenomeno che determina immediate ricadute sul comparto turistico, settore a cui sono riconducibili oltre il 5 per cento del PIL e oltre il 6 per cento dell’occupazione del Paese.

*Fonte: Banca d’Italia - Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) - Turismo in Italia: numeri e potenziale di sviluppo - Luglio 2019

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