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“Chi sono i Parlamentari che hanno un account Twitter? Come lo usano? Di cosa discutono? Come interagiscono con i cittadini?”. Sono queste (e non solo) le domande alle quali www.tweetparlamento.it prova giornalmente a rispondere. Il sito,  opera dell’ingegnere elettronico pugliese di Latiano (Brindisi) Antonio Distante e liberamente ispirato a TweetYourMEP dei ragazzi di Spaghetti Open Data, è una fucina di continue scoperte: uno specchio brutalmente onesto dell’attività dei parlamentari, tra tweet a fin di bene e vere e proprie gallerie degli orrori. Per cercare di capire al meglio il progetto ne abbiamo parlato con l’ideatore, approfittandone per fare una chiacchierata su comunicazione e politica.

In un momento di profonda crisi della politica e di sentimento contrario ed ostile da parte dei cittadini, qual è il ruolo che il Web può giocare? Realtà come il Movimento 5 Stelle ed il Piratenpartei in Germania hanno ampiamente dimostrato che il cosiddetto “Popolo della Rete” è quanto di più lontano dal virtuale: è reale, in carne ed ossa.

“Personalmente non credo che esista un “Popolo della Rete”. Spesso sento parlare di questa entità astratta che sembra muoversi e pensare all’unisono ma che, in realtà , è composta da un insieme di persone in carne e ossa che esprimono le loro opinioni in rete. Opinioni che sono estremamente diverse tra loro e ricche di sfaccettature. Anche quando la parola “popolo” viene usata impropriamente nel senso di “moltitudine” storco un po’ il naso: la gente che utilizza Internet in modo attivo è una minoranza. Lo stesso successo del M5S non può essere spiegato con la mobilitazione di questo fantomatico popolo ma ha radici che affondano nella critica al sistema. Basti pensare al fatto che alle parlamentarie del movimento hanno votato poco più di 30 mila persone ma i voti presi da Grillo alle elezioni sono stati 8 milioni”.

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Nella presentazione del progetto di “Tweetparlamento.it” si legge che “i social network hanno cambiato il nostro modo di comunicare”. In che modo? E qual è lo scopo di Tweetparlamento.it?

“La comunicazione è cambiata soprattutto in termini di immediatezza e reciprocità. Chiunque può twittare al Presidente del Consiglio o ad un ministro con la stessa semplicità con cui si scrive un sms a un amico e, a volte, la personalità di turno risponde di buon grado. I media tradizionali avevano imposto un modello comunicativo unidirezionale: io politico ho qualcosa da dire, tu cittadino/ elettore ti limiterai a mugugnare contro lo schermo come Fantozzi in una celebre scena del film “Fantozzi subisce ancora”. I social network hanno restituito alla comunicazione una parte della bidirezionalità che le è propria. L’obiettivo di TweetParlamento è quello di favorire la comunicazione bidirezionale con i decisori. In un unico “luogo” sono raccolti tutti i tweet dei parlamentari, evidenziati i contenuti più condivisi e i temi maggiormente dibattuti. Una sorta di bignami della politica nazionale”.

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Com’è nato il progetto e perché la scelta dell’open source?

“Mi occupo da tempo di analisi dei social media e l’ambito politico è quello in cui mi sono mosso più spesso. Mentre ero alla ricerca di un’idea da realizzare, mi sono imbattuto in TweetYourMEP, una app del gruppo Spaghetti Open Data, che raccoglie gli account Twitter degli europarlamentari. Ho pensato che sarebbe stato interessante fare la stessa cosa per il Parlamento italiano, aggiungendo la parte di raccolta e analisi dei tweet. Ed ecco TweetParlamento. Quella di renderlo open source, viste le finalità del progetto, è stata una scelta quasi obbligata. Sono già arrivati i primi contributi al codice da parte di amici e la cosa mi fa molto piacere. Oltre ai vantaggi che il software open source si porta tradizionalmente dietro, per me è anche un modo per “restituire” qualcosa alla comunità. Nessuno può pensare di prendere senza mai dare nulla in cambio”.

Chi sono i parlamentari

Il web è indubbiamente un’opportunità da cogliere, anche se spesso i politici nostrani sembrano accorgersene solo in periodo di campagna elettorale. E maldestramente. Grazie alle lente d’ingrandimento fornita giornalmente da TweetParlamento, cosa diresti dei nostri politici su Twitter?

“Direi che hai perfettamente ragione. Qualche mese prima delle elezioni tutti si innamorano della rete e sbarcano in pompa magna su questo o quel social network. Passata la campagna elettorale semplicemente se ne dimenticano, salvo poi riprendere il discorso poco prima del successivo appuntamento con le urne. Un caso su tutti: Mario Monti. Dopo un buon avvio che gli ha permesso di diventare il secondo parlamentare più seguito, l’account twitter @SenatoreMonti è inattivo da quando TweetParlamento è online. Il rapporto con gli elettori, sul web come nella vita reale, va coltivato giorno per giorno”.

All’estero, basti pensare al caso americano, Twitter è diventato uno strumento di dialogo giornaliero tra politici e cittadini. Il Sindaco o l’amministratore di turno sembrano rispondere con tranquillità alle critiche, mentre da noi alla prima obiezione ecco che si parla di offesa e, quindi, censura. Perché?

“Forse perché noi italiani siamo più permalosi. Scherzi a parte, la comunicazione bidirezionale ha i suoi pro e i suoi contro. Non possiamo prendere quello che ci piace e buttare via il resto. Una persona in vista è e sarà sempre oggetto di critiche, sia online che offline. Certo bisogna distinguere tra il dissenso e l’insulto. Spesso ho visto commenti, in giro per i social, che difficilmente l’autore ripeterebbe se incontrasse il politico di turno nella vita reale e proprio qui sta il problema. Monitor e tastiera offrono un senso di anonimato che in realtà non garantiscono. Su Internet tutto è pubblico e dovremmo tenerlo sempre a mente. Nonostante questo, però, reputo sbagliate le richieste di controllo o censura della rete che periodicamente qualcuno avanza. I modi per difendersi da molestatori o diffamatori ci sono già, Internet non ha bisogno di leggi speciali più o meno liberticide”.

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I social network stanno contribuendo alla formulazione di un’opinione pubblica, è possibile pensare che rientrino in una strategia di ricerca del consenso? Realtà come Twitter possono davvero “spostare voti”?

“La risposta secca, secondo me, è no. Ma il discorso è un po’ più articolato. Twitter non è una pozione magica che fa cambiare opinione alla gente e orienta le sue scelte. La rete è molto utile in campagna elettorale perché diffonde messaggi, e lo fa egregiamente, ma bisogna riempirla di contenuti che valga la pena condividere altrimenti rimane un contenitore vuoto come qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Anche se è ancora vero che “television rules the nation”, la portata dei contenuti condivisi online viene amplificata dai media tradizionali, permettendo ai messaggi generati online di raggiungere anche i non connessi. Altro vantaggio che offre la rete durante le campagne elettorali è la grande quantità di dati immediatamente disponibili e facilmente accessibili. La miriade di opinioni che la rete registra ogni giorno permette di capire se gli internauti reagiscono positivamente o negativamente a una certa dichiarazione o proposta e, di conseguenza, offre la possibilità di “smussare gli angoli” dell’offerta politica. Ma questo è lontano anni luce dallo ‘spostare voti’”.

Il pensiero comune su Twitter, almeno qui in Italia, sembrerebbe  essere ancora legato all’idea della quantità di follower. Andando poi, però, ad esaminare i profili di molti politici la scoperta: sono pochi, pochissimi i “seguaci” che interagiscono. Anche i nostri politici comprano pacchetti di follower?

“Direi di sì, qualche furbetto ce lo abbiamo pure noi. Personalmente ritengo l’acquisto di follower una pratica inutile e persino dannosa se ci si spinge troppo oltre. Come ho già detto, la presenza sul web si costruisce giorno per giorno e con pazienza, i follower vanno conquistati altrimenti si rischia di diventare i generali dell’esercito di terracotta, numeroso ma immobile. Una metrica molto più importante del numero dei follower, e che ho cercato di evidenziare in TweetParlamento, è l’engagement. Senza scendere nel dettaglio della formula, l’engagement misura la quantità di interazioni e quindi la diffusione di un messaggio. Più un tweet viene ritwittato o riceve risposte, maggiore è il suo engagement e, per aumentare l’engagement, bisogna condividere contenuti di qualità e interagire”.

Il migliore ed il peggiore politico su Twitter, stando alla tua esperienza. Ci sono dei consigli che ti sentiresti di dare alla classe politica che decide di sbarcare sul Web?

“C’è chi usa Twitter tanto e bene, chi lo usa meno ma efficacemente, chi lo usa male e chi non lo usa affatto. I Parlamentari i cui tweet compaiono più spesso nella lista di quelli più retwettati o di quelli con engagement più alto sono quelli che hanno capito le potenzialità del mezzo. I curiosi possono vedere direttamente chi sono su www.tweetparlamento.it. Non sono tantissimi, direi più o meno qualche decina su circa seicento parlamentari monitorati. Ai politici che sbarcano sul Web consiglio pazienza, perseveranza e apertura al dialogo”.

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