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Roma
Acea, operazione immagine prima del bilancio. L'affondo dei piccoli azionisti

Puntuali come una “vera spina nel fianco”, i piccoli azionisti di Acea alzano la voce in previsione dell'assemblea societaria di fine aprile. In una lunghissima nota, elencano una serie di contraddizioni da parte della società e del suo azionista di maggioranza Comune di Roma, ben felice di incassare una maxi cedola, pur perseguendo una politica ispirata all'acqua come “bene pubblico”.



Scrivono i piccoli azionisti: “E’ preoccupante che da Palazzo Senatorio non arrivi alcun segnale d’attenzione, rispetto agli impegni presi nella Campagna Elettorale di giugno 2016 ed i voti “che non puzzano” che hanno permesso la travolgente elezione della Sindaca Virginia Raggi e dell’attuale Consiglio Comunale della Capitale d’Italia. Il 27 aprile è previsto lo svolgimento dell’Assemblea degli Azionisti Acea, che dovrà rinnovare i vertici societari ed approvare: i Bilanci e il Piano Strategico della Super-Holding del Comune di Roma. Fino ad ora si è agito in modo contraddittorio e oscuro. Quale politica si vuole perseguire sulla SpA più importante del Campidoglio ?  
E’ fuor di dubbio che il peso delle decisioni è stato affidato dai romani all’azionista di maggioranza (51%) di Acea SpA, ossia nelle mani della Sindaca Virginia Raggi a cui la legge assegna il potere di nominare i vertici della multiutility dei servizi essenziali (acqua-depurazione-luce-illuminazione pubblica e termovalorizzazione dei rifiuti), e di controllarne le scelte strategiche, con efficacia e con la massima trasparenza.
Purtroppo persistono troppe “distrazioni” sulle problematiche che colpiscono i cittadini romani e le altre comunità servite in buona parte del Centro-Italia: clienti nei settori energia-trattamento rifiuti e “utenti prigionieri del monopolio” nei servizi acquedottistici, oggetto di “mastodontiche speculazioni economico-finanziarie” che ricadono pesantemente nelle bollette inviate agli utenti-clienti e sull’efficienza dei servizi essenziali  rivolti alle famiglie, alle attività commerciali, agli studi professionali e alle aziende romane e non solo romane.  
 

La campagna d'immagine
Da piazzale Ostiense partono spot e campagne pubblicitarie dispendiose volte ad accreditare l’immagine di “società superefficiente” mentre, al contrario, annaspa colpevolmente, grazie al mitizzato Progetto 2.0 Sap-WFM, ché s’inceppa e complica il disbrigo delle più elementari attività ed incombenze di servizio e stravolge le vite e le modalità di lavoro del personale, dei fornitori e delle ditte appaltatrici (soggette a subire anche biblici ritardi nei pagamenti).
E’ bene fotografare lo stato dell’arte. Oggi e domani, la Holding di Acea SpA dovrebbe essere controllata dal Comune di Roma anche grazie alla maggioranza assoluta del 51% delle azioni e al di là (secondo le regole di mercato) delle partecipazione dei francesi di Suez (23,3%) e di F.G. Caltagirone (5%), poiché questi soggetti in Assemblea (per statuto societario) pesano l’8% ed il 5%; a cui potrebbero -tra l’altro-  aggiungersi le potenzialità del 20,3% di capitale diffuso, in possesso di varie categorie classificate come: piccoli investitori e piccoli azionisti.  

La mappa del "potere" Acea
La Holding Capitolina ha il controllo: in Toscana della totalità delle Società dell’acqua; nel Lazio con AceaAto2 spa (Roma e Provincia), con AceaAto5 spa (Frosinone e provincia) ed in ultimo nell’ATO3-Lazio con AceaRieti s.r.l. che è incastonata in Crea Partecipazioni (controllata da Acea spa); a cui s’é aggiunto anche l’Ato4-Lazio tramite Acqualatina SpA, frutto di una “contestata forzatura finanziaria” effettuata da Acea, d’intesa con la francese Veolia SpA. Infine, in Umbria Acea SpA, grazie alle ultime operazioni (concluse sempre con Veolia), ha registrato l’acquisizione di Umbria Due (AATO di Terni) che s’è aggiunta ad Umbria Acque spa (Perugia). In ultimo, in Campania la romana Acea, tramite Gori SpA e Gesesa SpA gestisce i servizi-idrici dell’Ato4 (Sarnese-Vesuviano-costiera Amalfitana e Benevento),
Solo attraverso i buoni uffici politici e la copertura delle “sbiadite autorità di settore” (nominate dal Governo), l’attuale management ha cavalcato e cavalca bellamente il “malsano andazzo di folli spese”, per accreditarsi l’opinione della supersalute “apparente” che ricorda tanto quella delle banche italiane cadute rovinosamente nel “baratro fallimentare” a causa dell’uso disinvolto della “finanza creativa”. Il Campidoglio vuole cambiare e rivoltare il calzino oppure no?”.

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