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Roma
Boncompagni Ludovisi, una guerra dei Roses per l'eredità milionaria su Roma

Prende il via la battaglia legale per l'eredità del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, scomparso due anni fa. Il valore del patrimonio, di cui è parte fondamentale la storica villa cinquecentesca che sorge nel centro di Roma, il Casino dell'Aurora, con le volte decorate dai preziosi affreschi del Guercino e dall'unico affresco che Caravaggio abbia mai realizzato, è stato stimato dallo storico dell'arte Alessandro Zuccari, nominato dal Tribunale di Roma, in quasi 470 milioni di euro.

Dell'asse ereditario fa parte anche il Casale San Paolo sulla via Tiberina, alle porte di Roma. Una cifra da capogiro che vede tra i contendenti da un lato la vedova del principe, l'americana Rita Boncompagni Ludovisi, e dall'altro i tre figli di primo letto di Don Nicolò, Francesco Maria, Ignazio Maria e Bante Maria, nati dal matrimonio del principe con Benedetta Barberini Colonna di Sciarra.

Dai Papi al carcere

La casata dei Boncompagni Ludovisi annovera ben due papi, Gregorio XIII e Gregorio XV, e la sua storia si intreccia con quella della Capitale. Non sempre con risvolti positivi. Il maggiore dei figli di Don Nicolò, Francesco Maria, ha avuto infatti trascorsi con la giustizia: nel '92 accusato di associazione per delinquere e falso in relazione a un giro di carte di credito 'taroccate', aveva patteggiato un anno e otto mesi; nel 2017 è stato bloccato dalla Finanza di Sassari in base a un mandato europeo emesso dall'Austria per la vendita di Ipad privi di software attraverso una società di import-export. Per questo è stato rinchiuso a Rebibbia e poi estradato in Austria.

Inoltre la Villa è stata oggetto proprio oggi di un'ispezione da parte della Soprintendenza speciale di Roma che ha inviato quattro funzionari, due architetti, un archeologo e uno storico dell'arte, nell'ambito dei costanti controlli per valutare le buone condizioni dell'edificio che ha un vincolo monumentale. Un'ispezione 'urgente' per la quale la vedova del principe, che vive a Villa Aurora, aveva chiesto un rinvio per evitare contatti nel periodo della pandemia, avendo recentemente subito un intervento chirurgico. Rinvio che però la Soprintendenza avrebbe negato.

L'eredità contesa

Alla base del contendere tra la vedova e i figli ci sono alcune disposizioni sull'eredità che il principe Nicolò Boncompagni Ludovisi aveva dato in tempi diversi. In un primo momento, infatti, il principe aveva sottoscritto degli atti di donazione a due figli, Francesco Maria e Ignazio Maria, dando loro un terzo ciascuno di Villa Aurora e tenendo per sé il rimanente terzo. Atti sui quali pende un'opposizione trascritta dal figlio Bante Maria rimasto escluso.

Successivamente Don Nicolò aveva scritto un testamento, depositato da un notaio di Roma, con il quale annullava le donazioni e, ricalcando le quote di legittimità previste dalla legge sulla successione, lasciava alla moglie Rita il 50% del patrimonio, e il restante 50% ai tre figli.

La principessa Rita Boncompagni Ludovisi (tra l'altro artefice della ricostruzione dell'archivio storico dell'aristocratica famiglia romana realizzata con l'aiuto di alcuni studiosi, che è stato digitalizzato ereso visibile online) ha quindi citato in giudizio i tre 'rampolli' Boncompagni Ludovisi per affidare ai giudici la decisione se il testamento sia valido e 'superi' gli atti di donazione precedenti, oppure no.

Tra le carte del processo ci sono anche quelle che riguardano un debito del principe, che ammontava a circa 5 milioni di euro. Per estinguerlo Don Nicolò diede l'incarico ai figli Francesco e Ignazio di vendere alcune sue proprietà per valori che sono agli atti. Ma nel rendiconto mancherebbero all'appello circa 4 milioni di euro, una differenza tra il ricavato della vendita e la copertura del debito che i figli avrebbero dovuto restituire al padre e che è causa della revoca della donazione. La prima udienza dovrebbe svolgersi a maggio, ma la battaglia è solo all'inizio.

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