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Roma
Calenda sindaco di Roma spacca la Sinistra: tutti contro l'autocandidatura

Carla Calenda si autocandida a sindaco di Roma in diretta tv da Fazio, prendendo a schiaffi il Pd e tirandosi fuori dalle primarie Dem: lo scontato passo in avanti del leader di Azione spacca la coalizione di Centrosinistra, che boccia la scelta dell'ex ministro e si prepara ad una opposizione interna alla Sinistra nonostante il rischio di disperdere voti in vista di un ipotetico ballottaggio.

Dopo l'annuncio a Che Tempo Che Fa, il Centrosinistra si è compattata contro Calenda mettendolo alla porta della coalizione con l'unica possibilità di rientrare dalla finestra delle primarie. La linea Pd è stata ribadita dal segretario Zingaretti e confermata dal vice Andrea Orlando e dal vicesegretario del Pd Lazio Enzo Foschi: sì a Calenda candidato sindaco di Roma, ma avrà l'appoggio di tutti solo se parteciperà e vincerà le primarie.

A Roma però la musica è diversa. Durissimo il segretario del Pd romano Andrea Casu, che incolpa Calenda di di costruire una candidatura in totale opposizione alle richieste Dem: “Quella di Calenda ad oggi, malgrado aperture e disponibilità nostra, è una candidatura che lui sta costruendo contro tutto quello in cui il Pd crede: l’apertura e la partecipazione popolare per la scelta del candidato o il Governo di cui siamo parte fondamentale. Purtroppo ancora una volta divide e la destra brinda”, ha scritto Casu sulla pagina Facebook della federazione romana Dem.

Fa eco a Casu Stefano Fassina, con il deputato e consigliere comunale che boccia la candidatura del numero uno di Azione: “Una personalità come Carlo Calenda, per i legittimi interessi rappresentati, per le conseguenti posizioni politiche e di policy, può ampliare la portata della coalizione, ma non può esserne il punto di sintesi e di aggregazione. Non c'è soltanto un problema di autocandidatura. C'è un problema di interessi sociali da promuovere e di strategia politica da portare avanti con coerenza e determinazione". Fassina continua aggiungendo che il Centrosinistra “non ha tempo da perdere. È urgente preparare un programma di svolta e mettere in campo un'adeguata classe dirigente per attuarlo in Campidoglio e nei Municipi di Roma. Come da impegni sottoscritti la settimana scorsa, entro questa settimana ci ritroviamo al tavolo del centrosinistra. È un tavolo ampio e plurale, come è necessario che sia, da aprire alle energie sociali, culturali e civiche della città. La priorità è raccogliere il faticoso lavoro sui territori più difficili fatto negli ultimi anni, riconquistare la fiducia e dare protagonismo politico a quel popolo delle periferie che era stato abbandonato e colpito da troppo tempo. In tale contesto, come a livello nazionale, è evidente la necessità di un dialogo costruttivo con il M5s, nonostante la ricandidatura della sindaca Raggi lo inibisca al primo turno delle prossime elezioni amministrative”.

Sulla stessa onda anche Paolo Ciani, consigliere regionale del Lazio di Demos, che su Facebook scrive: “Perché tutti noi dovremmo decidere a priori di appoggiare un candidato che non vuole accettare le regole che ci stiamo dando per scegliere il candidato e soprattutto non ci ha detto nulla di quale idea abbia lui di Roma? Partecipi alle primarie, così avrà tempo di spiegarcelo e i cittadini potranno decidere il candidato del 'Campo Largo'...”. Il vicepresidente della Commissione regionale Sanità sottolinea che Calenda “vorrebbe l'appoggio del 'campo largo', ma senza passare per le primarie. Il leader di Azione sostiene che 'partecipiamo al tavolo del centrosinistra e auspico un appoggio largo'. Ricordo che al medesimo tavolo partecipano Pd, Articolo 1, Demos, Italia Viva, + Europa, Pri, Psi, Radicali, Sinistra Italiana, Europa Verde, Volt. Peraltro alcuni giornali, che finora avevano bollato in maniera dispregiativa con il termine 'autocandidature' coloro che hanno dato la propria disponibilità a partecipare alle primarie, hanno invece deciso che la candidatura del leader di una delle forze della possibile coalizione - pur non volendo partecipare alle primarie - sia (e debba essere) LA candidatura. A voi il giudizio...”.

C'è poi chi vede Calenda addirittura un candidato sindaco di Destra vista il no categorico a partecipare alle primarie Pd. “Le primarie per la scelta del candidato sindaco di Roma rappresentano la via maestra, seppur con tutte le precauzioni richieste dall’attuale emergenza sanitaria. Se Calenda ha già deciso di non parteciparvi, nascondendosi dietro al covid, faccia pure, ma il leader di Azione forse non sa che alla sinistra non ha mai fatto paura il confronto democratico”, scrive in una nota Alessio Pascucci, coordinatore nazionale di Italia in Comune. Per il sindaco di Cerveteri punge poi Calenda e la sua scelta di annunciare la candidatura nel “salotto buono e caldo della tv di Stato” invece che “nelle periferie romane abbandonate all'incuria e al disagio sociale”. “L’appoggio richiesto alle altre forze politiche – conclude Pascucci – non lo si chiede, lo si merita sui programmi e sull'esperienza amministrativa dimostrata sul campo, così come la fiducia dei cittadini romani”.

Altro no a Calenda candidato sindaco è quello di Tobia Zevi, presidente dell'Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte” e candidato alle primarie: “Stimo Carlo. La sua candidatura a sindaco è una scelta legittima ma non condivisa. Avevamo sperato di fare un percorso di squadra, ma non è passata una settimana e ha fatto una scelta in solitudine. Esattamente ciò di cui Roma non ha bisogno. Calenda prima ha fatto credere a tutti che si sarebbe seduto al tavolo allargato del centrosinistra, professando umiltà e volontà di condivisione di un percorso. Poi ha annunciato in tv la candidatura. Scelta legittima, certo. Ma la condivisione è un valore, non un mezzo o uno slogan per imbellettarsi. Sono certo che il Pd romano, che nel suo Statuto ha l'obbligo delle primarie per la scelta del candidato sindaco, non tradirà i valori fondativi e irrinunciabili della coerenza, della partecipazione e della condivisione con i cittadini nel percorso di scelta della migliore candidatura per il governo della Capitale d'Italia”.

Calenda è da sempre tra i primi oppositori di Virginia Raggi e dell'amministrazione romana a 5 Stelle e, non appena il leader di Azione ha sciolto le riserve, è arrivato l'immancabile post Facebook del fedelissimo del sindaco M5S Antonio De Santis, assessore al Personale, che ha preso la palla al balzo per scagliarsi contro Calenda: “Carlo Calenda ha finalmente dissipato ogni dubbio e ha annunciato che si candiderà a sindaco di Roma. Con chi, come e perché non è importante . Lui viene prima di tutto e tutti, sempre. E' la sua storia a dimostralo – scrive De Santis –. Un romanzo di tradimenti, voltafaccia, giravolte spericolate e acrobazie brutali. Per lui l'amico fidato di oggi è l'acerrimo nemico di domani. Non è un caso che la sua candidatura abbia innescato una disperata psicanalisi all'interno del Pd. Calenda poco più di un anno fa fu eletto al Parlamento europeo nel Pd salvo poi abbandonarlo pochi minuti dopo e iniziare a sbeffeggiarlo ogni giorno. Un tradimento clamoroso, ma non pago di tutto ciò oggi Calenda pretende l'appoggio incondizionato proprio del Pd, senza sottoporsi alle primarie. Perché lui è il candidato nettamente migliore: una patente di superiorità che si è assegnato da solo, come sempre accade. Calenda è il migliore, perché lo afferma Calenda. Siamo dinanzi un caso complesso e contorto di narcisismo, che però rivela un'enorme fragilità di fondo”.

Non solo politici contro la candidatura di Calenda. Ad opporsi anche il Codacons, che ha invitato Zingaretti a non sostenere la sua candidatura e di trovare un candidato migliore perché “totalmente inadatto al ruolo”: “Carlo Calenda sarebbe il 'sindaco dell’odio', e con lui alla guida del Campidoglio si aggraverebbero le tensioni sociali nella capitale e i cittadini passerebbero dalla padella alla brace – scrive l'associazione in una nota –. Da più parti stanno montando le proteste contro la candidatura di Calenda, sia dal mondo politico che da quello della società civile e del giornalismo. Il leader di Azione ha fatto dell’odio e dell’arroganza il suo principio ispiratore, ponendosi sempre al di sopra di tutto e tutti e incentivando anche sui social network scontri, ostilità e disprezzo verso chiunque non la pensi come lui. Tali caratteristiche, assieme ai suoi tanti fallimenti registrati sia come manager che come Ministro dello sviluppo economico (si pensi ai casi Almaviva, Fincantieri, Alitalia, Ilva, IIA, Mercatone Uno, Blutec, K-Flex, solo per fare qualche esempio) lo rendono totalmente inadatto a guidare la capitale, perché sotto la sua gestione si inasprirebbero le tensioni sociali in tutti i settori e Roma non vedrebbe risolte le sue tante criticità, che anzi si aggraverebbero. Per tali motivi il Codacons rivolge oggi un appello al leader del Pd, Nicola Zingaretti, chiedendo di non sostenere la candidatura di Calenda e di individuare un soggetto realmente capace di migliorare la città e la qualità della vita dei cittadini, pena una inevitabile battaglia per contrastare la corsa di Calenda al Campidoglio”.

Gli unici della coalizione di Centrosinistra ad appoggiare Calenda sono i radicali di +Europa, con la senatrice Emma Bonino, il segretario Benedetto Della Vedova ed il deputato Riccardo Magi che in coro annunciano: “Con Calenda è emersa per Roma una candidatura credibile. La candidatura di un fronte progressista e liberaldemocratico ampio, ma indisponibile alla scorciatoia della alleanza con i populisti che hanno mal governato anche la città di Roma. Anche per questa ragione, +Europa è pronta a sostenerlo con convinzione. Per quel che ci riguarda, a Roma come in altre grandi città dove si va al voto, non consideriamo le primarie un obbligo, ma uno strumento positivo per scegliere i candidati e definire per tempo il perimetro delle alleanze. Ovviamente, ogni decisione dovrà essere comunque compatibile con le misure di prevenzione imposte dalla pandemia”.

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