Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Camera commercio, è pace armata. Nuova sconfitta per i Tagliavanti boy’s

Camera commercio, è pace armata. Nuova sconfitta per i Tagliavanti boy’s

Il Consiglio di Stato respinge la richiesta di annullare la sospensiva all’articolo dello statuto camerale che introduceva la sfiducia. Il presidente Cremonesi convoca il Consiglio che approva il bilancio e poi apre “al ragionamento tra tutte le associazioni e i consiglieri”. Prossimo appuntamento della storia infinita dinanzi il Tar il 13 febbraio

“Guerra e pace” alla Camera di Commercio di Roma. Accade tutto in un giorno: il pronunciamento del Consiglio di Stato che affonda ogni velleità delle piccole e medie imprese di scalare i vertici della Camera e sostituire il presidente con il rappresentante della Cna e, infine, il via libera al bilancio.
La “battaglia per mettere le mani sulla cassaforte dei commercianti e delle imprese romane”, finisce con il ko tecnico dei rivoltosi. Cremonesi non si muove e il bilancio della Camera viene approvato. Tant’è che lo stesso presidente, dichiara conclusa la “guerra” con un comunicato salomonico: “Spero che le turbolenze degli ultimi mesi, con oggi, siano superate, spero che possiamo insieme ricominciare a ragionare su quello che da oggi, da subito, la Camera di commercio potrà fare per stare vicina alle imprese in un momento ancora difficile per l’economia. Il Consiglio avrà quindi il compito di “riaprire un ragionamento tra tutte le associazioni ed i consiglieri per decidere insieme quali sono le opportune iniziative da prendere e – ha concluso – come questa Cciaa debba procedere da qui alla fine della consiliatura”.
In mattinata ad infliggere la sconfitta definitiva alle velleità delle piccole e medie imprese di “mettere le mani sulla Camera”. Era stato il Consiglio di Stato decretando la “vigenza” della sospensiva alla norma dello statuto della Cciaa che permetterebbe la possibilità di sfiduciare il presidente e la giunta.
A pronunciarsi sono stati i giudici della VI sezione del Consiglio di Stato, presieduti da Stefano Baccarini. A loro si sono rivolti i “piccoli” dopo che nel dicembre scorso il Tar del Lazio accolse la richiesta di Cremonesi di sospendere l’introduzione dell’articolo 27 nello Statuto che prevede per il consiglio la possibilità di sfiduciare il presidente e la giunta dell’Ente.
In particolare, i giudici amministrativi di secondo grado hanno respinto la richiesta cautelare “ritenuta, nell’esame proprio della fase cautelare, l’esigenza del compiuto esame dei diversi profili della controversia proprio della trattazione nel merito – si legge nell’ordinanza – considerata l’imminenza di tale trattazione in primo grado essendo stata fissata la relativa udienza il 13 febbraio prossimo”. Tale fissazione a breve, per il Consiglio di Stato, “comporta anche la non irreparabilità di eventuali danni che si ritengano possibili nel frattempo”, pertanto “considerata altresì, per il profilo della funzionalità dell’ente, l’intervenuta convocazione del Consiglio camerale per l’approvazione del bilancio preventivo, confermata dalle parti nell’odierna camera di consiglio”, il collegio ha deciso di non accogliere la richiesta di revocare la sospensione.