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Roma
Coronavirus, a Roma la dittatura della Raggi: “Va contro i decreti di Conte”

di Cristina Grancio *

Il Comune di Roma sulla sua pagina Facebook la scorsa settimana pubblicava un post con cui si chiede ai cittadini di segnalare la presenza di “assembramenti Covid-19”. Al post sono seguiti una serie di commenti negativi, la maggior parte argomentati, che avrebbe dovuto far sorgere qualche dubbio al sindaco in ordine alla bontà dell’iniziativa.

 

Per poter inviare una segnalazione è sufficiente andare sul sito di Roma Capitale nella sezione “segnalazioni” digitare l’argomento “assembramenti”, quindi si apre magicamente una mappa per poter individuare il punto preciso dell’assembramento e, al fine di essere più precisi, vi è anche una finestra per poter descrivere dettagliatamente l’azione oggetto di segnalazione, con possibilità per i più tecnologici di allegar una fotografia.

I consiglieri sia di maggioranza che opposizione hanno manifestato dubbi. Il Sindaco è sembrato incurante non solo dei suggerimenti politici, ma ha probabilmente perso qualche passaggio sui media di Conte.

L’art. 4 dell’ultimo decreto legge, il 19/2020, reca una vera e propria depenalizzazione dell’art. 650 c.p. (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità), articolo che veniva contestato dalle Forze dell’Ordine in caso di assembramenti. La scelta del Governo di lasciare immutato il contenuto dei precetti - sostituendo la valenza penale con quella amministrativa - si è focalizzata sulla ricerca di sanzioni diverse, pecuniarie e accessorie, ma più adeguate in termini di efficacia, incisività e semplicità, irrogate direttamente dall’Autorità amministrativa.

Con questa possibilità di segnalazione si dimentica che nostro ordinamento prevede che un cittadino acquisisca “poteri di sceriffo” solo quando l’arresto è obbligatorio e si versi in flagranza di un reato perseguibile d'ufficio.

Così facendo il Sindaco ha di fatto operato una perversione del concetto di comunità annullando il significato di collettività-solidarietà in favore di quello del sospetto. L’amministrazione tenta di carpire la buona fede dei cittadini attraverso la potente arma della paura, in questo caso paura del contagio, togliendogli il senso del controllo sulle proprie azioni che, mai, gli avrebbe permesso di vestire impropriamente i panni del “poliziotto-sceriffo”.

Nella sostanza il sindaco addirittura rafforza il suo convincimento dichiarando che in questo modo, con la segnalazione, si evita l’uso dell’esercito, senza rendersi conto, che così facendo si abitua il cittadino a viver come normalità la sensazione della condizione di controllato tipico dello Stato di Polizia di una dittatura.

Il controllo renderebbe educato il cittadino attraverso il rafforzamento di quel senso di colpa da “untore” che ha il compito di innescare uno stato psicologico di inibizione alla reazione ed alla critica.

Che cosa fare in un momento del genere? Esporre considerazioni sul fatto che questi sono i momenti peggiori per una democrazia su cui bisognerebbe tenere i riflettori costantemente accesi? Stiamo scherzando? Con questo atteggiamento l’amministrazione Capitolina prova forse a mettere in pratica, con la scusa dell’emergenza sanitaria, qualcuna delle dieci regole per il controllo sociale di Noam Chomsky?

Consolano i commenti che seguono al post del Comune di Roma, unanimi nel condannare questa azione della Giunta Raggi, ed al di là di quelli spiritosi tipo quello di Livio che dichiara che “l’unico assembramento pericoloso è quello della vostra giunta”, una riflessione agghiacciante arriva dal commento di tale Michele Modica, che scrive: “la delazione a sostegno del potere oppressivo e repressivo, questo siete: la dittatura orwelliana diventa realtà…”.

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo misto

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