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Roma
Coronavirus: Lorenzo, 17 anni, positivo e poi guarito. 21 giorni in una stanza

di Andrea Celesti

Ammalarsi di Coronavirus a 17 anni e poi guarire: “Esserne uscito è stato come tornare a casa dopo tanto tempo”

Lorenzo Vellante, 17 anni, è un ragazzo come tanti altri. Vive a Pomezia, frequenta il liceo, ha una famiglia che lo ama e tanti amici. Un giorno scopre di aver contratto il Coronavirus dal suo compagno di classe, figlio dell'agente di Polizia poi ricoverato in terapia intensiva all'ospedale Spallanzani. Da quel momento la sua vita è cambiata: costretto a tre settimane di quarantena, chiuso in una stanza, senza avere contatti con nessuno, compresi i suoi genitori che ogni giorno gli hanno lasciato da mangiare davanti la sua porta. Poi la notizia della guarigione e il ritorno a una vita normale. Lorenzo ha deciso di raccontare la sua triste esperienza.

Ciao, Lorenzo. Sono passati diversi giorni dall'esito del tampone che ha dichiarato la tua guarigione dal Coronavirus. Come ti senti adesso?

“Ora mi sento molto meglio, essere guarito e poter uscire è stata quasi una liberazione. L'ultimo periodo di malattia è stato più uno star male moralmente, mi sono accorto che stare rinchiuso in una stanza per un periodo prolungato è molto pesante e non me l'aspettavo. Sono guarito anche se ancora non sento bene gli odori”. 

“Hai contratto il virus all'interno del Liceo Pascal dal tuo compagno di classe, figlio del poliziotto ricoverato in terapia intensiva allo Spallanzani. Quando hai appreso che quest'ultimo aveva il virus come ti sei sentito?

“Mi è dispiaciuto molto sia per il padre che per il mio compagno a cui voglio molto bene. Non mi sono preoccupato tanto per me, a questo ho pensato solo in un secondo momento. La paura era più la possibilità di aver infettato qualcun altro della mia famiglia dato che vivo in casa con i miei nonni”.

Quando il tuo compagno di classe è risultato positivo al virus, che misure ha adottato il tuo istituto?

“All'inizio la scuola era rimasta aperta fino all'esito del tampone del mio compagno, poi è stata chiusa. Si è fatto un'ora di lezione, poi siamo usciti tutti quanti dall'istituto. Devo dire che sono intervenuti molto rapidamente”. 

Tu invece in quei giorni avevi particolari sintomi? Cosa ti sentivi?

“Fino alla mattina in cui mi è stato fatto il tampone non ho avuto nulla ed erano passati tre giorni di quarantena”. 

Appresa la notizia della tua positività che sensazione hai provato?

“In una classe di ventidue ragazzi non pensavo di essere stato l'unico ad aver contratto il virus. Non perché lo augurassi ai miei compagni, ma la cosa mi ha stupito considerando che con il ragazzo positivo avevo avuto un contatto come si fa tra amici ma niente di particolare. Non ero stato nemmeno il suo compagno di banco”. 

Hai trascorso il tuo periodo di malattia a casa o anche in ospedale?

“Solamente a casa per fortuna. Come è noto il virus prende in maniera diversa a seconda dell'individuo che colpisce e devo dire di essere stato molto fortunato per non aver avuto grossi sintomi. Come dicevo è stato più uno sconforto morale per lo stare in casa tutto quel tempo senza poter uscire”. 

Non hai avuto particolari complicazioni in questo periodo di quarantena? Quanto è durato?

“Ho avuto febbre e tanto bruciore alla testa. Non riuscivo a mangiare molto bene ma non ero grave. Il periodo di quarantena è durato per tre settimane, mentre quello di tutta la classe quattordici giorni”. 

A casa come ti curavi? Prendevi qualcosa di particolare?

“Prendevo qualche antinfiammatorio quando la febbre si alzava ma nulla di più”.

Quanto è stato difficile per te stare lontano da tutte le persone che amavi, compresi i tuoi genitori?

“Con la mia famiglia ho sempre avuto un buon rapporto ed è stato molto difficile all'inizio. Poterli vedere solamente a distanza è stato abbastanza faticoso, ero sconfortato. Per il mangiare ad esempio venivano con guanti e mascherina, lasciavano il vassoio fuori la porta della mia camera e andavano via. Stessa cosa quando dovevano portare via il piatto”. 

Che emozione hai avuto quando è arrivata la notizia del tampone negativo?

“Al primo tampone è seguito un momento di grande felicità che non è durata molto perché sapevo di dover fare il secondo come da regola e altri tre giorni chiuso a casa mi sconfortava un po'. Era come vedere la libertà ma non poterci arrivare. Poi invece al secondo tampone, anche se sapevo di dover rimanere chiuso in camera, mi sono sentito come quando si torna a casa dopo tanto tempo”. 

Questa esperienza, che ti porterai dietro tutta la vita, cosa ti ha insegnato?

“Ho imparato che solo grazie alle regole che ci hanno imposto la mia famiglia non ha avuto nessun altro contagio. In questi giorni sento molte persone che escono di casa senza una vera motivazione e vengono multate. Prego tutti di riflettere un po' di più sulle azioni che si compiono e seguire le regole imposte. Se lo si fa tutto andrà a buon fine e si eviteranno molti decessi”.

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