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Roma
Fase 2, centri anziani non riaprono: Raggi dimentica direttive e sanificazioni

Fase 2, a Roma i centri anziani non riaprono: nonostante l'ordinanza del Comune scada il 31 maggio, ad oggi la Raggi non ha ancora inviato le nuove direttive da seguire ai gestori volontari e non ha proceduto con le sanificazioni delle strutture, tutte di proprietà del Comune.

 

Ad alzare il grido di protesta, vista la totale mancanza di supporto ricevuta in questi 3 mesi di lockdown, è Michele De Maio, presidente del Coordinamento Centri Anziani di Roma.

De Maio, a Roma e nel Lazio i centri anziani sono ancora chiusi. Per la Regione possono riaprire dal 15 giugno. Cosa dice il Comune?

“Siamo nel caos più totale. A Roma c'è un'ordinanza che dice che i centri anziani devono restare chiusi fino al 31 maggio, ma ad oggi nessuno ci ha fatto sapere se verrà prorogata o lunedì possiamo riaprire. Ma anche il 1 giugno possiamo riaprire, dove sono le direttive? Dove sono le sanificazioni che la Raggi aveva promesso? Quasi tutti i centri sono stati abbandonati durante questa quarantena, solamente in pochissime strutture il Comune ha proceduto con le sanificazioni. Ci sono centri con l'erba alta due metri che nessuno è venuto a tagliare, erba che spesso richiama anche i topi visto che spesso le strutture sono in periferia. Abbiamo bisogno delle direttive, delle mascherine, della segnaletica altrimenti non riapriamo. Ma se da un lato il Comune non ha fatto nulla, dall'altro la Regione si è rivelata la regina delle contraddizioni. Il 17 aprile ha fatto l'ordinanza sull'obbligo del vaccino antinfluenzale, dove annunciava che dal 15 settembre per accedere ai centri anziani era obbligatorio aver fatto il vaccino. Ora invece ne ha fatta un'altra in cui annuncia che dal 15 giugno possono riaprire i centri, senza nominare vaccini o cose similari. In un mese e mezzo è successo il miracolo gli anziani sono diventati immuni al virus? Noi siamo volontari, non comunali e abbiamo bisogno di direttive chiare da parte del sindaco e che il Comune ci spedisca tutto i materiali ed i dispositivi per riaprire in sicurezza. Per non parlare poi dei regolamenti. Nei centri anziani viene seguito un regolamento del 2010, un regolamento che fa fede alla legge 383 del 2000 che è stata abrogata. Nel 2017, con la legge 117, bisognava fare un nuovo regolamento ma nessuno lo ha mai fatto. Il Comune deve fare qualcosa anche per noi, altrimenti sarà un dramma. Serve manutenzione, ci sono centri anziani con barriere architettoniche, con impianti termici che non vanno. La nostra è una situazione seria, o arrivano direttive e sanificazione, oppure noi non riapriremo”.

Come stanno reagendo gli anziani a questa prolungata chiusura dei centri?

“Gli anziani hanno paura e soprattutto non si sentono a loro agio. Ho ricevuto telefonate da centri che sono preoccupati per i loro anziani cisto il mancato arrivo delle direttive da seguire, dei distanziamenti che dovremo adottare. Il virus colpisce gli anziani su tutti, la cosa è nota, ma il Comune tarda a farci sapere quello che dobbiamo fare. Bisogna attirare l'attenzione su questo settore. E poi gli anziani ci stanno chiedendo quello che potranno fare nei centri una volta riaperti ma noi non sappiamo cosa rispondere. Ballare? Non credo si potrà. Giocare a carte? Non credo si potranno sanificare le carte. Il Comune pensi agli anziani e si dia una mossa. E poi anche il ruolo dei municipi non è mai stato molto chiaro. Qui ognuno fa come gli pare”.

In poche parole ci sta dicendo che le istituzioni, municipi, Comune e Regione, hanno abbandonato i centri e la categoria anziani?

“Assolutamente sì”.

Qualche numero: quanti sono i centri anziani a Roma e quanti anziani li frequentano?

“A Roma i centri sono 150, frequentati da oltre 90mila anziani. In tutto il Lazio invece arriviamo a 560 strutture e oltre 300mila persone. I centri anziani sono fondamentali, spesso sono l'unico punto di riferimento che le persone hanno. I centri sono frequentati maggiormente da persone sole, che non hanno familiari vicino e che vengono da noi per socializzare. Ma il virus ha distrutto la socializzazione. Quella di far felici gli anziani non può essere una scusa per riaprire. Per riaprire servono prime le direttive”.

Durante questo periodo di isolamento, avete ricevuto richieste d'aiuto da anziani soli?

“Sono stati i stessi comitati volontari che gestiscono le strutture che si sono fatti promotori di servizi e chiamavano gli anziani per sapere se avessero bisogno di aiuto, se avevano bisogno della spesa o di farmaci. Il sindaco non ha fatto nulla con noi, ha proceduto in totale autonomia affidandosi ad associazioni esterne invece che chiedere a noi. Non era meglio utilizzare i centri anziani come punti di informazione per anziani durante la pandemia o come centro di raccolta per la spesa di quelle persone che si sono trovate in difficoltà? Noi credevamo di sì, per il sindaco evidentemente no”.

I medici di famiglia hanno detto che tantissimi anziani hanno paura ad uscire anche durante la Fase 2 e preferiscono rimanere chiusi in casa. Risulta anche a voi?

“Sì, risulta anche noi. C'è qualcuno che preferisce starsene a casa per evitare di entrare in contatto con questo nemico invisibile li capiamo. Noi non li rinviteremo a tornare nei centri finché non saranno posti sicuri, finché il Comune non avrà proceduto con le sanificazioni e ci avrà inviato mascherine, guanti, gel, adesivi e tutto quello che serve. Fino a quel giorno, noi restiamo chiusi”.

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