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Roma
Giro: il Recovery plan per Roma esiste già E si chiama piano Marzano

di Francesco Giro

Si discute di una parte del Recovery Plan per Roma. Ma in realtà ne esiste già uno bello e pronto che sarebbe strutturale: è il piano Marzano-Alemanno del 2009. 

Roma in questi ultimi trent’anni ha avuto sostanzialmente tre sindaci di peso e statura politica: Rutelli, Veltroni e Alemanno. Rutelli è stato il sindaco innovatore e della rinascita, soprattutto nel suo primo mandato. Veltroni il sindaco governatore che ha gestito un potere amministrativo ormai consolidato. Alemanno il sindaco visionario che si è posto finalmente il problema di dare a Roma il ruolo che le spetta di città Capitale, con nuove funzioni e nuove risorse. A Rutelli dobbiamo un cambio di passo rispetto alle lentezze e vischiosità in cui la Capitale era precipitata negli anni ottanta, pur avendo avuto alla sua guida in Campidoglio uomini di grande valore come Franco Carraro al quale si deve la legge ancora rimpianta di Roma Capitale del 1990. Ma è con Francesco Rutelli che il sindaco viene scelto direttamente con il voto dei cittadini romani e subito il nuovo sindaco riesce ad interpretare la forza innovatrice di questa investitura dal basso.

Con Rutelli la Capitale indubbiamente fa un salto di qualità. Alcuni esempi: il Nuovo Auditorium-Parco della Musica, forse la prima opera affidata ad una Archistar come Renzo Piano, che avvicina Roma alle nuove tipologie architettoniche già presenti nelle maggiori capitali europee; la Galleria Giovanni XXIII, progettata dalla giunta di Rutelli e poi realizzata dal suo successore Veltroni che così dotò la Capitale di un nuovo asse stradale, il sottopassaggio di Monte Mario, che dava un proseguimento verso i quartieri del quadrante Nord-Ovest della Capitale alla tangenziale Est che prima di allora si fermava alla zona dello Stadio Olimpico; il Museo dell’Ara Pacis con la nuova Teca del Meier che, pur suscitando non poche polemiche, rappresentava la prima opera di architettura realizzata nel centro storico di Roma dai tempi del fascismo che invece si distinse per i suoi interventi di natura addirittura urbanistica nel tessuto storico e archeologico della città antica; il Centro Congressi La Nuvola di Fuksas progettata con Rutelli, realizzata e completata con le successive amministrazioni di Veltroni e Alemanno; il Piano delle Certezze, una maxi variante urbanistica al piano regolatore del 1962, che si rese necessaria per fare una fotografia, seppure “in movimento” e dunque evolutiva, del territorio urbano che dal 1962 aveva subito molte varianti, generali e specifiche, al piano regolatore vigente per adeguarne le previsioni alle disposizioni legislative nazionali e regionali intervenute negli anni.

Con il Piano delle Certezze vengono definiti contenuti e modalità di intervento per le aree non trasformabili (parchi e agro romano); per la parte consolidata della città e infine per quella considerata trasformabile e oggetto del nuovo Piano regolatore di cui il Piano delle Certezze era dunque un’anticipazione. E sarà appunto con Veltroni che il nuovo piano regolatore di Roma venne costruito, 45 anni dopo quello celebre del 1962. E non era davvero casuale che ciò accadesse con un sindaco governatore come Veltroni, garante politico e istituzionale, anche per il prestigio che incarnava, di molti interessi che nella Capitale avevano una loro convergenza e rappresentazione. Con Gianni Alemanno, nonostante la travagliata conclusione della sua esperienza amministrativa, di cui paga ancora oggi alcune conseguenze giudiziarie, a mio avviso del tutto ingiustamente, Roma avrà dopo tanti anni un sindaco che cerca una visione precisa per il futuro della Capitale. Per averla vissuta direttamente, anche se da una diversa postazione, da Sottosegretario (romano) ai Beni Culturali, quella di Alemanno, fu davvero una stagione della prospettiva e del progetto, di una classe dirigente che avvertiva finalmente, dopo tanti anni di mera gestione, l’esigenza di disegnare le linee di sviluppo su cui orientare la costruzione di un nuovo profilo anche costituzionale della città ancora oggi molto distante dalle grandi capitali europee in termini di qualità dei servizi, politica urbanistica, pianificazione territoriale, organizzazione commerciale, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, offerta turistico-culturale e soprattutto per il debole profilo costituzionale di una Capitale priva di poteri, funzioni e relative risorse.

Con Alemanno è stato realizzato il restauro del Colosseo, emblema della cultura occidentale, un intervento di recupero imponente mai realizzato prima nel mondo e senza far spendere un solo euro allo Stato, ma avvalendosi di una sponsorizzazione privata ottenuta dal governo Berlusconi. Sempre con Alemanno e con il governo nazionale di centrodestra venne completato il primo grande museo di arte contemporanea di Roma del ventunesimo secolo, il Maxxi, voluto da Rutelli ma concluso nel 2011 dall’amministrazione di centrodestra. Con Alemanno venne costruito il Ponte della Musica, restaurati molti siti monumentali della città e le sue fontane, rilanciata l’area archeologica centrale.

Ma con Alemanno è partita soprattutto una grande offensiva per la riforma costituzionale di Roma e per la nascita di una Città del futuro. Tre gli eventi qualificanti: la legge delega 42 del 2009 sul Federalismo fiscale; il Piano Marzano per il futuro di Roma del 2009 e gli Stati generali di Roma del 2011. La legge 42 all’articolo 24 definisce nuove funzioni e nuove risorse per il ruolo di Roma Capitale sulle quali non mi dilungo avendone scritto altrove più volte. In sintesi con questa norma si dava alla Capitale, d’intesa con la Regione Lazio, la possibilità di giungere ad un’intesa per il trasferimento di funzioni e risorse negli ambiti della pianificazione territoriale, dell’edilizia pubblica e privata, delle attività produttive, del trasporto pubblico locale, della protezione civile, della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Una legge purtroppo disapplicata. Gli altri due eventi qualificanti di questa stagione innovatrice furono gli Stati Generali di Roma e la pubblicazione del Piano Marzano, dal nome del presidente della Commissione per il Futuro di Roma istituita da Alemanno il 28 settembre 2008, solo 5 mesi dopo il suo ingresso in Campidoglio, tanto forte era in lui - da subito - il bisogno di voltare pagina. Per questo chiese l’aiuto alle esperienze e alle competenze di numerose personalità che, come ricorda lo stesso professore Marzano nella sua introduzione al Piano, erano di “vario orientamento e comunque invitate come esperti oltre che rappresentanti di associazioni produttive, di organizzazioni sindacali, del mondo universitario e bancario, e, ancora, come tecnici e professionisti, e rappresentanti di culture e religioni diverse”.

Il piano Marzano venne accolto subito con interesse anche da ambienti distanti politicamente dal Sindaco del centrodestra. Fu definito il Piano Attali, per similitudine al celebre piano voluto dal presidente Sarkozy e affidato all’economista Attali, già consigliere di Mitterand, di rilancio delle istituzioni pubbliche ed economiche europee. Anche la Commissione Attali era plurale e multidisciplinare e il metodo applicato da Marzano per Roma era pressoché identico e per la credibilità della proposta che ne è scaturita il parallelismo con Attali fu non solo immediato ma riconosciuto dai maggiori esperti della politica, della cultura, dell’amministrazione pubblica e dell’impresa privata. Un piano, quello di Marzano, di ben 224 pagine, tutte attualissime, affatto anacronistiche, che oggi potremmo definire il “Recovery Plan per Roma”. Sono cinque le ambizioni che il Piano Marzano indica: Roma città policentrica; Roma città dei saperi e delle conoscenze; Roma città del turismo, dell’entertainment e dell’economia del tempo libero; Roma città coesa e solidale; Roma città competitività e internazionale. All’interno delle singole missioni il Piano indica degli obiettivi precisi e concreti. Per una città policentrica che non arrivi però a sviluppare “aree monofunzionali” ma che al contrario preservi una forte integrazione, “occorre sviluppare reti di trasporto intermodali” e quindi adeguare le ferrovie regionali, le metropolitane interrate e di superficie, i corridoi della mobilità (tram-autobus), le corsie preferenziali e i parcheggi di scambio.

E ancora: occorre completare l’anello ferroviario zona Vigna Clara/Tor di Quinto; potenziare alcune linee ferroviarie che collegano il territorio metropolitano a quello regionale ed extraregionale; incentivare il trasporto pubblico locale; ampliare la rete metropolitana delle linee A, B, C e realizzare la linea D; e poi il completamento della Circonvallazione Verde (passante ad Est, ad Ovest, Tratto a Sud-Eur e a Sud Est- Appia), il Progetto Tevere con “il risarcimento igienico e sanitario e l’estensione dei tratti navigabili”, “un sistema di interventi idraulici per regolare le portate” e “la rifunzionalizzazione di alcuni luoghi come il Porto di Ripetta”. E ancora: il Progetto della valorizzazione del litorale di Ostia Lido per combattere il fenomeno dell’erosione. Il Piano Marzano aveva lanciato più di 10 anni fa l’allarme ma oggi stiamo ancora pagando tutti gli effetti del degrado costiero. Infine la riqualificazione delle periferie, senz’altro la sfida più impegnativa e tuttora incompiuta, per restituire identità ai luoghi e promuovere una loro riqualificazione urbanistica e architettonica. E fra i grandi progetti infrastrutturali: Civitavecchia hub del Mediterraneo e il potenziamento delle connessioni fra Roma, Viterbo e Rieti. Per la seconda Ambizione, la Città dei saperi e delle conoscenze, il Piano Marzano sollecita il rafforzamento dei Poli Universitari e di Ricerca; il coordinamento delle università, sia statali che private; la rete delle scuole collegate in fibra ottica; la borsa della proprietà intellettuale, “un luogo virtuale in cui si intermedia l’innovazione connessa ad un titolo di proprietà intellettuale (brevetto o azione)”. E poi la gestione innovativa del patrimonio artistico con la promozione a Roma della sede della nuova Biennale Archeologia; il censimento del patrimonio storico artistico romano con le sue 400 Chiese storiche, i Palazzi monumentali, le dimore storiche e le collezioni d’arte; la creazione del Museo della Capitale per offrire ai milioni di turisti che vengono a Roma “il racconto visivo e multimediale della sua storia millenaria”; l’organizzazione di un Polo internazionale per le tecniche della conservazione mettendo a sistema il Centro internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali dell’Unesco, l’Istituto superiore per la Conversazione ed il Restauro e l’Istituto centrale per la conservazione del patrimonio archivistico e librario e la Scuola d’arte della medaglia; la valorizzazione dell’arte contemporanea accanto a quella del patrimonio archeologico e architettonico creando il quadrilatero dei 4 musei Maxxi-Macro-Gnam-PalaExpo.

La terza Ambizione è quella del turismo, dell’intrattenimento e del tempo libero: il turismo giovanile con la costruzione di ostelli (a Londra ce ne sono 7, a Vienna 6 e a Parigi 4); il turismo congressuale e d’affari, quello religioso, portuale e crocieristico; e poi lo spettacolo multimediale e fiction (nuovi parchi a tema, festival del cinema e della fiction); il rilancio di Cinecittà, il Polo internazionale dello Spettacolo e della Moda.

La quarta Ambizione è la Città della solidarietà con alcuni progetti qualificanti delle maggiori associazioni di volontariato sul fronte del disagio e del contrasto alla povertà (riduzione dei costi della spesa sanitaria, promozione delle cooperative d’acquisto, sostegno alle istituzioni no profit, azioni per l’integrazione scolastica, per l’assistenza agli anziani, per la cura dell’infanzia). La quinta Ambizione è quella di Roma città competitiva, della produzione e della innovazione, puntando sulla filiera dell’energia rinnovabile, dei nuovi materiali, dei trasporti e dell’ingegneria aerospaziale e infine città internazionale, cerniera fra Nord e Sud. Ecco, questo in estrema sintesi il Recovery Plan di Roma scritto dalla Commissione Marzano nel 2009, 12 anni fa! Il terzo e ultimo evento qualificante dell’offensiva visionaria dell’amministrazione Alemanno furono gli Stati Generali convocati nella Capitale nel febbraio 2011 per lanciare un piano di 21,9 miliardi di euro di investimenti così suddivisi: 2,58 da fondi per Roma Capitale, 2 da fondi regionali ed europei, 6,65 miliardi dallo Stato e 10,64 dai privati. Un piano che 10 anni fa avrebbe sviluppato una crescita del Pil del 3% contro 0,28% nazionale e creato 327mila nuovi posti di lavoro, frutto di un’ampia e accurata progettazione economica e sociale che in larga misura riprendeva gli asset progettuali del Piano Marzano. Allora perché non riproporre quelle schede e quei progetti? Sono proposte concrete ancora oggi valide e tutte corredate da analisi di scenario, dai dati di sistema, dalla misurabilità dei risultati attesi per obiettivi quantitativi e qualitativi, da analisi dei bisogni e delle aspettative, da analisi dei punti di forza e delle opzioni. Un metodo che oggi, a 10 anni di distanza, proprio l’Europa ha promosso con il Recovery Plan.

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