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Roma
Il calcolo di Marino: “La mia cacciata vale 10 miliardi di danni per la città”

“Una volta cassato l’affaire scontrini, l’ex sindaco “marziano' di Roma Ignazio Marino racconta  la sua versione dei fatti su quanto accaduto nella Capitale, dopo la drammatica chiusura della sua esperienza in Campidoglio".


Lo scrivono su Metro Paolo Chiriatti e Marco Carta, che hanno intervistato l'ex sindaco Ignazio Marino. “Sono convinto che il danno più grande non è stato fatto e, ma ai romani”, specifica il sindaco. “Il calcolo di quanto il mio allontanamento forzato condotto dal premier e dal Pd è costato alla Capitale e all’Italia, nel quinquennio che abbiamo davanti, ammonta a 10 miliardi di euro e a 20 mila posti di lavoro in meno». Ma dove nasce questo calcolo? "Sono dati semplicissimi – spiega l’ex sindaco - Lo stadio della Roma ha un valore di investimento straniero di 2 miliardi di euro; 7 miliardi di investimenti privati e pubblici per le Olimpiadi; un miliardo per le opere della città della scienza, la riqualificazione del Flaminio, la riqualificazione dei Mercati Generali e quella delle torri all’Eur; per non parlare dei mancati introiti derivanti dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare. Tutti progetti fermi o abbandonati. E ancora: il nuovo ciclo dei rifiuti che non parte. Con la mia giunta era pronta la posa della prima pietra per il primo impianto di bio-digestione, che avrebbe consentito di smaltire circa 50 mila tonnellate di rifiuti organici l’anno producendo energia.

Sul no alle Olimpiadi: "Una gravissima perdita, un’ammissione di incapacità di governo. Se uno dice 'c’è l’opportunità di un investimento di 7 miliardi per Roma, ma non lo voglio perché temo che questi soldi diventino un patrimonio male utilizzato o usato in modo illegale', vuol dire che ha paura di se stesso. Non è prudenza, io la chiamo incapacità, o paura". Il progetto, durante il suo governo, stava prendendo un'altra piega: "Tutto va ricondotto al momento del forzato allontanamento della mia Giunta, che aveva coinvolto uno dei più grandi esperti al mondo di Olimpiadi, Enric Truno, già curatore dei Giochi di Barcellona nel 1992. Con lui avevamo elaborato un progetto che avrebbe determinato un eredità importante per i romani, proprio come richiesto dal presidente del Cio, Bach". Il progetto prevedeva la riqualificazione di un triangolo che dal Foro Italico si sarebbe sviluppato lungo le rive del Tevere, con un grande parco fluviale a disposizione dei cittadini, "e la riqualificazione delle ex aree industriali abbandonate per creare una città della giustizia come a Torino E tutto questo non si è realizzato per motivi che non riesco nemmeno a spiegarmi". Poi, sulle affermazioni di Renzi alla trasmissione Politics: "Ha detto che io mi sono dimesso di mia volontà. Dovrebbe un po’ far pace con se stesso, e come fanno alcuni medici, dovrebbe analizzare i fatti con rigore intellettuale, sincerità e umiltà".
Con D'Alema, invece, regnano rispetto e amicizia: "Abbiamo un rapporto che risale agli Anni ’90. Al di là delle discussioni e delle visioni diverse, tra me e lui c’è sempre stato rispetto, stima e di amicizia. L’opposto del mondo delle correnti, dove, senza fare nomi, abbiamo tante figure che a seconda di chi è stato capo del partito sono state di volta in volta veltroniane, bersaniane, lettiane, renziane".

E ribadisce il no alla riforma del Senato: "Dal 2009 il Paese sia maturo per un sistema monocamerale e quindi con la reale abolizione del Senato. Con questo referendum dire 'no' o 'sì' a 47 quesiti diversi è troppo. Magari posso essere d’accordo con quella parte di riforma che si occupa di un’equa distribuzione del servizio sanitario su tutto il territorio nazionale, o con l’abolizione del Cnel. Ma non lo sono sul fatto che per il Senato non ci sia più l’elezione diretta del popolo, con i senatori che conservano l’immunità parlamentare, e che possono avocare a se il diritto di discutere le leggi, perché bastano 30 firme per richiedere che un provvedimento in discussione alla Camera vada anche al Senato".

Riufiuti, "Cerroni? Una figura centrale": "Quando fui eletto, venne da me e mi disse con franchezza che dagli anni ’60 aveva incontrato tutti i sindaci, da quelli- così disse- voluti da Giulio Andreotti, sino agli ultimi eletti dal popolo: Rutelli, Veltroni, Alemanno. E a tutti spiegò la stessa cosa: 'Lei da sindaco ha già tanti problemi, lasci che gliene risolva uno io. Lei avrà un problema in meno e la città sarà sempre pulita. Non se ne pentirà'. Devo dire che con la sua franchezza Cerroni ha detto di sé quello che effettivamente è ed è stato: una figura centrale, e tutta l’attività di raccolta e smaltimento e gestione dei rifiuti è stata disegnata intorno all’esistenza della più grande discarica d’Europa gestita dall’avvocato Manlio Cerroni. Infatti hanno fatto bene gli elettori del Pd che hanno redarguito Giachetti quando ha avocato al Pd la chiusura di Malagrotta. Se, come dice lei, ora dal Pd c’è di nuovo un’apertura verso questo modello vuol dire che torniamo alla vecchia visione di Rutelli, Veltroni, Alemanno, e adesso Raggi".


E, infine, un feedback sui primi mesi di governo di Virginia Raggi: "Non classificata. Come quando a scuola lo studente non si presenta nell’ora di educazione fisica alla gara di salto. D’altra parte in questo momento Roma non ha il Segretario generale, che è la figura che dà il visto di legittimità ad ogni atto del sindaco, e non c’è da quando è stata eletta la Raggi. I vertici di diverse aziende sono monchi. Non ho capito se c’è un assessore al Patrimonio e chi sia, l’assessore al Bilancio ha iniziato a lavorare solo da qualche giorno. Credo che siamo in una situazione disperata. Se poi pensa che grazie a quello che è accaduto la sinistra ha perso non solo la città di Roma ma anche la città metropolitana, quell’organismo voluto dalla legge Delrio che riunisce 120 comuni del Lazio, siamo al disastro perfetto".
 

 

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