Era il novembre del 1990 quando Salvatore Buzzi, uno dei protagonisti dell’inchiesta “Mafia Capitale”, faceva notizia sui giornali come testimonial della riuscita della Legge Gozzini che impegnava al recupero civile e sociale degli ex detenuti. Buzzi era il perfetto testimonial: dopo una condanna per l’omicidio di una prostituta, era riuscito a costituire la cooperativa 29 giugno considerata il fiore all’occhiello della politica della sinistra romana. Lo stesso sindaco di Roma, Ignazio Marino alla fine della campagna elettorale contro Gianni Alemanno aveva annunciato che il suo primo stipendio da sindaco sarebbe andato in beneficenza e scelse proprio quella “cooperativa 29 giugno” di cui Buzzi è fondatore e presidente.
Lo ricorda il Secolo d’Italia che mette in luce come Buzzi si era schierato pubblicamente contro le politiche di Alemanno. “La cooperativa 29 giugno che si occupa dei più deboli – aveva aggiunto Marino – ha denunciato con severità i tagli subiti dalla giunta Alemanno. Si trova in grande difficoltà e, mettendosi d’accordo con le banche, emetteranno delle obbligazioni per poter finanziare la propria attività”.
Sul sito della cooperativa spicca in photogallery, oltre a diverse foto di Buzzi con Marino in visita alla coop, anche con l’eurodeputata Simona Bonafè, una delle fedelissime del premier, in jeans e maglietta bianca mentre confabula con Buzzi all’inaugurazione di un cantiere.
